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SHORT TALK

DARE: Rinascita nella tempesta!

Di 22 Febbraio 2022Marzo 24th, 202217 Commenti

Nel corso di un recente pellegrinaggio su YouTube mi imbatto accidentalmente in “Born In The Storm”, ed è un immediato colpo di fulmine, come quelli che squarciano i cieli minacciosi evocati da Darren Dean Wharton nell’immaginario della sua formidabile banda, Dare.
Mi ritorna in mente la recensione del loro primo album su Metal Shock, “Out Of The Silence” (1988) al quale elargii senza remore cinque “pipistrelli”; l’avevo promosso “più bel disco del momento” paragonandolo ai grandi dell’AOR americano. In un’intervista a posteriori, Darren Dean, il leader che si era affermato come tastierista dei Thin Lizzy da “Chinatown” a “Thunder & Lightning”, mi aveva dato ragione, perché all’epoca era inebriato da incessanti ascolti di Journey e Foreigner.
Era solo il principio dell’evoluzione artistica di Wharton, riscopertosi cantante dalla timbrica profonda e passionale, che metteva in luce il suo strano amore per le atmosfere fascinose ed oscure delle coste britanniche, già immortalate nella memorabile foto di copertina del citato “Out Of The Silence”.

Poi i Dare avrebbero sviluppato una vocazione melodica tutta loro, che prendeva spunto dalle radici celtiche evocate dagli scenari in cui ambientavano anche i loro video, realizzando una combinazione peculiare fra hard rock e musica descrittiva, “atmosferica”, in particolare quella del superbo album “Calm Before The Storm” (1998). Personaggi veri e sfuggenti, i Dare sono ormai relegati ai margini del business discografico ma continuano implacabili la loro opera di mirabili artigiani del suono; Wharton produce le sue creazioni nello studio privato sulle montagne del Galles e sua è anche l’etichetta, Legend Records.
Ecco dunque il nuovo singolo “Born In The Storm”, ancora una volta colonna sonora di paesaggi sconfinati, tuoni e folgori che illuminano cieli plumbei, l’alta marea che incombe. Ma è una metafora della musica, che Darren concepisce come strumento essenziale per combattere le asprezze della vita, via di fuga verso il mondo dove “risiede lo spirito”, lontano mille miglia dalle cronache allucinanti che quotidianamente ci deprimono. Un saggio di pura emozione, sottolineato dal libero fluire della chitarra di un altro veterano, Vinny Burns, che autorevolmente affianca l’inconfondibile voce del capitano…
Il decimo album di studio, “Road To Eden”, uscirà il primo aprile ed il presentimento è che terrà fede a quanto annunciato dal titolo, niente a che fare con gli scherzi ricorrenti in quella data.

17 Commenti

  • mimmo ha detto:

    Ciao grande Beppe…ci siamo conosciuti ad un paio di Frontiers Festival dove ho avuto la fortuna di fare una foto con te e gli altri due colossi a nome Paolo C e Tiziano B.
    Scopro solo ora questo fantastico blog dove sto divorando ogni tuo scritto.
    In merito ai DARE considero il loro primo album OOTS tra i 10 dischi AOR All Time ma debbo dire che in generale lo standard dei loro album è sempre stato di alto livello e l averli visti in concerto al Legend è stato motivo di orgoglio.
    Non vedo l ora di ascoltare il nuovo album anche perche da quanto mi dicono è davvero notevole.
    Ciao Beppe e alla prox.

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Mimmo, ho conosciuto tanti appassionati ai festival della Frontiers, sempre molto gentili nei miei confronti. Anche se non ricordo le singole persone, sono orgoglioso di ciò. Non farci apparire troppo “grandi”, comunque grazie! Sono convinto a mia volta che Dare posseggano un feeling unico nel campo del rock melodico e che il loro debutto sia stato un gioiello di quella corona…credo proprio che mi occuperò del nuovo album. A risentirci

  • Giampaolo ha detto:

    Quanto ho ascoltato “The raindance”! Per “colpa” tua ho tutti i loro album e anche mio figlio venticinquenne li adora. Almeno qualcosa di rock passa le generazioni. L’unico album mai digerito è stato il secondo, poi una serie di dischi splendidi.

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Giampaolo, questa piccola “onda nostalgica” a favore dei Dare mi fa veramente piacere. “Raindance”, gran bel brano, già indicativo del mix fra rock melodico ed atmosfere squisitamente british, che rende il gruppo davvero caratteristico. Un pacca sulla spalla a tuo figlio, che non disdegna certe passioni! Tante grazie.

  • Fabio Zampolini ha detto:

    Ciao Beppe, conobbi i Dare grazie alla tua recensione su MS, poi per il resto mi accodo a quanto scritto da Alessandro. Calm beforeThe storm altro disco clamoroso che mi sta particolarmente a cuore in quanto me ne occupai direttamente quando la platea hard & heavy sembrava soggiogata da Garbage, NIN se non addirittura Prodigy. Grazie Beppe! Aspettiamo un altro capitolo della valorosa saga!

    • Beppe Riva ha detto:

      Ah! Quante “vittime” ha fatto quella recensione! Penso proprio che gli elogi al disco fossero meritati. L’alternative rock/metal non deve esser considerato generalmente indigesto, ma non è giusto che abbia cancellato (complici i media) il classic rock di ottimo livello. Bene invece sostenere le proprie convinzioni con i mezzi, web o altro, a disposizione. Grazie

  • Fulvio ha detto:

    Ciao Beppe,
    Out Of The Silence album strepitoso: songwriting e produzione ai massimi livelli, una cura in ogni dettaglio che al giorno d’oggi purtroppo è merce rara. E’ nella mia personale “All Time Top Ten” del genere e per ora credo non ne uscirà.
    Il nuovo brano fa ben sperare e mi ricorda proprio le sonorità degli esordi.
    Attendo l’album con impazienza, a maggior ragione dopo aver letto le tue sensazioni che, come al solito, considero come una specie di sigillo di garanzia.
    Grazie!
    Un saluto

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Fulvio, grazie di esserti “schierato” e speriamo che le sensazioni positive si traducano in maliosa realtà!

  • Alessandro Ariatti ha detto:

    Caro Beppe, ricordo benissimo quella tua recensione, e ti racconto in breve la mia storia personale che ho già evocato in alcune mie recensioni riguardo a quel capolavoro. Proprio ai tempi di Out Of The Silence appena uscito, li vidi come supporto degli Europe di Out Of This World: non conoscevo ancora una nota del disco, eppure appena Darren uscì con la sua keytar a tracolla, e non appena partirono le note di Abandon, fu un colpo di fulmine che perdura ancora oggi. Ricordo come fosse ieri tutta la scaletta: Abandon, Into The Fire, Nothing Is Stronger Than Love, Runaway, The Raindance, King Of Spades e Heartbreaker. Rimasero fuori solamente Under The Sun, Return The Heart e Don’t Let Go. La mattina successivo ero già nel negozio di dischi di fiducia a comprarlo. La performance degli Europe manco me la ricordo, con tutto il rispetto per gli svedesi. Blood From Stone bello ma troppo hair metal oriented per loro, secondo me: splendido Calm Before The Storm, poi effettivamente si sono spostati un pò troppo verso il celt rock, però l’ultimo Sacred Ground mi piace parecchio. Ciao Beppe, e grazie.

    • Beppe Riva ha detto:

      Caro Alessandro, mi compiaccio di aver lettori/addetti ai lavori così attenti ed esperti, perché se mi seguite ancora, ha un certo significato…Non c’è bisogno di commentare questo puntuale intervento, la tua opinione ed i tuoi ricordi sono chiarissimi. Grazie

      • Alessandro Ariatti ha detto:

        Grazie a te, sei sempre stato e resti tuttora fonte inesauribile di cultura a livello musicale, e di fervida ispirazione nella scrittura. Ciao Beppe.

  • LucaTex ha detto:

    Confido in un ridimensionamento del Celtic sound che negli anni ha permeato i loro dischi per un ritorno al sound dei primi due dischi. In ogni caso amore incondizionato per questa grande band! 😉

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Tex, so che li conosci bene quindi rispetto il tuo parere; a mio avviso un mix di questi stili nel loro caso è di pregio e comunque auspicabile. Grazie!

  • Roberto Torasso ha detto:

    Ciao Beppe, ho sempre considerato i Dare uno degli esempi più significativi ed originali di band che si discosta dai modelli spesso troppo derivativi del Rock melodico europeo specie della scena scandinava, fatte le debite eccezioni, superiori a nomi come Strangeways e Ten per restare in ambito anglosassone.
    Considero anche io “Calm before the storm” uno dei pochi bagliori melodici dei bui anni 90 e mi piace ricordare che il talento di Vinny Burns ha dato lustro ai primi album solisti di Bob Catley dei Magnum che pure erano ammantati di flavor celtico nelle sonorità… A te sono piaciuti? Un saluto

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Roberto, le tue considerazioni sono in gran parte condivisibili sebbene sia i Ten, sia gli scandinavi, abbiano i loro momenti di spicco, non li sottovaluterei. Bob Catley mi è sempre piaciuto, vocalist carismatico con o senza Magnum, anche se prediligo i lavori del gruppo.Ti ringrazio per la partecipazione.

  • Samuele ha detto:

    Da quando ebbi a leggere la tua recensione su Metal shock di Out of the Silence ( numero che ancora conservo), cominciò il mio innamoramento per questa band che ho seguito in tutto il percorso musicale, anche quello più intimistico e folleggiante di Belief, tanto che Silent thunder è stata a lungo la ninna nanna di mia figlia 😅…. speriamo che l’imprinting funzioni…..Ho anche io grandi aspettative e sono discretamente ottimista da quel che ho potuto ascoltare sinora 🤞

    • Beppe Riva ha detto:

      Mi fa davvero piacere Samuele, quantomeno rendiamo un doveroso omaggio a un artista e a una band di valore, dotati di evidente originalità, che avrebbero decisamente meritato maggiori riconoscimenti. Grazie

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