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Canzoni del cuoreRicordo Perfettamente

Danza…Signor Bojangles

Mr. Bojangles : quando una canzone rievoca emozioni inconsce.

Sono sicuro che accada anche a voi. Ogni tanto, nel corso della vita e degli ascolti, una canzone acquista una valenza particolare. Che si tratti della cristallizzazione di un momento speciale che state attraversando, oppure semplicemente perché rappresenta un ricordo più o meno piacevole, perché le parole vi lasciano spazio alla immedesimazione…oppure perché, ancor molto più semplicemente, qualcosa vi tocca e anche ingiustificatamente vi porta ad una associazione di immagini o ricordi che, davvero, possono anche non avere nulla a che fare con quel brano.

Ne ho parecchie, di queste sensazioni. Restano sostanzialmente assopite in un angolo della mente ed emergono con chiarezza quando capita occasionalmente di riascoltare quelle note. La mia vita di appassionato è marcata da questi segnali, chiamiamoli così, che spesso hanno una logica stringente, talvolta, invece, nessuna attinenza con la connessione che il mio cervello sceglie di dar loro.

Molto tempo fa, nei miei “teens” decisi di allargare il campo dei miei ascolti e fidandomi dei consigli di un giornaletto, acquistai un disco che si chiamava Demon in Disguise. Il tipo in copertina, David Bromberg, rassomigliava più al secchione del liceo più che a un musicista rock. Nel disco affioravano qua e là i nomi di alcuni componenti dei Grateful Dead, e questo, per me , era un valore aggiunto. Un’altra cosa di cui sono sicuro è che i dischi che compravamo da ragazzi, che ci convincessero o meno, finivamo ad ascoltarli così tanto che…riuscivamo a farceli piacere comunque. Sono pochi i casi in cui il disgusto era tale da spingerti a rivenderli o scambiarli con qualcosa di utile…dischi che, ascoltati oggi, forse, ci darebbero altre emozioni, magari finirebbero in teca, ma che ai tempi, proprio non saremmo riusciti a digerire. Ricordo che scambiai un album dei Van Der Graaf Generator con una Aquila D’Oro, una bicicletta da uomo con freni a bacchetta che poi mi venne rubata…

E così, Bromberg finì sul mio piatto, alternandosi tra un disco degli Zeppelin ed uno di Zappa. Ma l’acquisto non venne mai rinnegato. I primi ascolti sono quelli che ti colpiscono di più ed io venni colpito dalla presenza di un lungo brano, lento, cadenzato, i cui testi mi sfuggivano; in particolare la parte parlata centrale, dove il mio povero inglese di allora, recuperava qualche brandello comprendendo che c’era una spiegazione a quello che ascoltavo, ma che il nocciolo della questione mi sfuggiva. Non dimenticate mai che internet ai tempi non esisteva e recuperare un testo non era faccenda da un click.

Fu con gli anni e il migliorare del mio inglese che compresi la storia di Mr Bojangles che cercai in ogni modo di approfondire; qualcosa in quella canzone mi attirava anche se non riuscivo a realizzare cosa esattamente. Con l’avvento dell’era di internet finii con lo scoprire che decine di altri artisti avevano scelto di interpretare quella storia e che se Sammy Davis e Bob Dylan l’avevano fatto, se la Nitty Gritty Dirt Band ci aveva costruito una fortuna e Frank Sinatra, Chet Atkins, Nina Simone, persino Robbie Williams e Whitney Houston, Elton John l’avevano scelta…beh forse c’era davvero molto dietro a quella melodia. E a quella storia.

Bromberg la racconta a modo suo nell’intermezzo del brano, anche se poi la leggenda si confonde facendo altre ricerche sul web. A me piace pensare che quello che Bromberg spiega sia la vera storia…di una storia vera. Anche perché non può che averla appresa dall’interessato; David aveva accompagnato l’autore, Jerry Jeff Walker, per due anni in concerto ed ogni sera eseguiva la canzone. La storia era quella di Walker che aveva incontrato in prigione, a New Orleans, questo frequentatore di bar che passava di luogo in luogo e che ballava per un bicchiere. Il nome, Mr Bojangles, era un nome fittizio, scelto per non dare le vere generalità alla polizia che, ubriaco, lo portava in cella a smaltire la sbornia. Cosa che era capitata a Walker. Per tre giorni i due erano rimasti nella medesima cella a parlare di vita, di episodi, di stralci di un cammino che lo aveva ridotto a chiedere elemosina in cambio di un ballo. Scarpe consumate e aspetto non più giovane, Bojangles, però, quando accennava a passi di danza, saltava così in alto atterrando con la delicatezza di un consumato ballerino. Sammy Davis lo interpreta in modo emozionante, se avrete la curiosità di guardarvelo sul Tube.

Un momento delicatamente intimo, nel corso del racconto, si trovava quando Bojangles ricordava di come lui ed il suo cane se ne andassero in giro di bar in bar, di sera e di come il cane, un giorno, si fosse alzato in piedi e fosse morto improvvisamente. Lui, dopo vent’anni, ne soffriva ancora.

Ecco, questa è la storia del Signor Bojangles, un racconto delicato che vorrei proprio aveste la voglia di andarvi ad ascoltare, seguendone i testi, lasciandovi toccare dalla nostalgia che gronda da quelle parole, finendo, se ne avrete lo stimolo, di andare a confrontare con altre versioni, alcune davvero molto affascinanti. Perché le storie vere, sono quelle più spontanee, quelle che l’istinto riconosce come reali, affezionandocisi.

A me, dopo che mio padre volò via tanti anni fa, questa canzone, chissà perché, mi ricorda lui.

I knew a man Bojangles
And he danced for you
In worn out shoes
With silver hair, a ragged shirt, and baggy pants
He did the old soft shoe
He jumped so high
You know he jumped so high
And then he lightly touched down

Mister Bojangles
Mister Bojangles
Mister Bojangles
C’mon dance

I met him in a cell down in New Orleans, alright
I was down and out
He looked to me to be
The eyes of age as he spoke right out
He talked of life
Yes, he talked of life
He laughed and slapped his leg a step

He said the name Bojangles
And then he danced a lick
Across the cell
He grabbed his pants a better stance
Oh, he jumped up high, high
He clicked his heels
He let go a laugh
You know he let go a laugh
He shook back his clothes all around

Mister Bojangles
Mister Bojangles
Mister Bojangles
C’mon dance

(Spoken by David Bromberg) “This is really a true story, ya know. A lot of people had heard the song. And well, at least Jerry Jeff has told me it was a true story. I played guitar with Jerry Jeff Walker for about two years and we did this song every night for two years. And I never got tired of it. Jerry got a little tired of it. At night after the clubs closed we would do horrible things to it. It was a true story, he, this guy, Bojangles was a, he was a street dancer in New Orleans. What he do was go from bar to bar, and ah, he put-a, put money in the jukebox or get someone else to do it. And then he would either dance or pantomime the tune, right. And for that people would buy him drinks, get him pretty drunk, and then he would go onto the next bar and, the next one until it was closing time. And then he would do it the next night. And after a few night of this, he would end up on the corner and the cops would pick him up and take him to the drunk-tank; which is where Jerry Jeff met him. Ah, Jerry Jeff wasn’t there on a research project, I… I mean the way I got that story, I, I may have that wrong, but the way I got that was he propositioned the right woman, at the right time, in the wrong place. And her husband, the bartender… ah, called the cops and they, ah, they took Jerry, ah, to the parish jail. And he, he and this guy just talked for three days in the cell about, you know about what he does.”]

He said he danced for those at minstrel shows and county fairs
Throughout the south
He spoke with tears of fifteen years
How his dog and him
Traveled about
His dog up and died
You know his dog up and died
After twenty years he still grieves

He said, I dance now at every chance in honky-tonks
For drinks and tips
But most the time
I spend behind these county bars
‘Cause I drinks a bit
He shook his head
And as he shook his head
I heard someone ask please

Mister Bojangles

Mister Bojangles
C’mon

I knew a man Bojangles
And he danced for you, c’mon

Conoscevo un uomo , Bojangles
Che ballava per te
Con le scarpe consumate
Con i capelli argentati, una camicia strappata e pantaloni larghi
Faceva il vecchio trucco della scarpa morbida
Saltava così in alto
Lo sai saltava così in alto
E atterrava leggermente

Signor Bojangles
Signor Bojangles
Signor Bojangles
Sù, danza

L’ho incontrato in una cella giù a New Orleans,
ero giù e fuori di testa
Mi sembrò di essere
Gli occhi dell’età mentre parlava a voce alta
Parlò di vita
Sì,  di vita
Rise e si diede una pacca sulla gamba facendo un passo

Mi disse il suo nome, Bojangles
E poi ballò un passo
Attraverso la cella
Afferrò i pantaloni per una posizione migliore
Oh, saltò in alto, in alto
Sbattè i tacchi
E si lasciò andare a una risata
Si è lasciato andare a una risata
E si scrollò di dosso i vestiti

Signor Bojangles
Signor Bojangles
Signor Bojangles
andiamo a ballare

[Parlato da David Bromberg, “Questa è davvero una storia vera, lo sai. Molte persone hanno sentito la canzone. E beh, almeno diciamo che Jerry Jeff mi ha detto che era una storia vera. Ho suonato la chitarra con Jerry Jeff Walker per circa due anni e abbiamo fatto questa canzone ogni sera per due anni. E non me ne sono mai stancato. Jerry si è un po’ stancato. La sera, dopo la chiusura dei locali,  facevamo cose orribili. La storia vera di questo ragazzo, Bojangles che era un, era un ballerino di strada a New Orleans. Quello che faceva era andare da un bar all’altro, e metteva  i soldi nel jukebox o lo faceva fare a qualcun altro. E poi o ballava o mimava la melodia. E per questo la gente gli offriva da bere, lo faceva ubriacare, e poi andava al bar successivo e poi così fino all’ora di chiusura. Come avrebbe fatto la notte successiva. E dopo qualche notte di questo, finiva in un angolo di strada e i poliziotti lo prendevano e lo portavano nella gabbia degli ubriachi; che è dove Jerry Jeff lo ha incontrato. Ah, Jerry Jeff non era lì per un progetto di ricerca, io… voglio dire il modo in cui ho saputo quella storia, io, potrei aver sbagliato, ma il modo in cui l’ha saputa è stato che fece proposte alla donna giusta, nel momento giusto, ma nel posto sbagliato. E suo marito, il barista… chiamò la polizia e loro, portarono Jerry, alla prigione locale. E lui, lui e questo ragazzo parlarono per tre giorni in cella di cosa lui faceva. ”

Disse che ballava per quelli agli spettacoli di menestrelli e alle fiere di paese
In tutto il sud
Parlò piangendo di come per quindici anni
Il suo cane e lui
Viaggiarono insieme
Poi il suo cane si alzò in piedi e morì
Si alzò e morì
Dopo vent’anni ne soffre ancora

Disse, io ballo ora in ogni occasione in honky-tonks
Per bevande e mance
Ma la maggior parte del tempo
Lo passo dietro queste sbarre della contea
Perché bevo un po’
Poi scosse la testa
E mentre scuoteva la testa
Ho sentito qualcuno chiedere per favore

Signor Bojangles

Signor Bojangles
Andiamo, forza, balla

Conoscevo un uomo Bojangles
Che ballava per te

4 Commenti

  • Giacobazzi ha detto:

    “i dischi che compravamo da ragazzi, che ci convincessero o meno, finivamo ad ascoltarli così tanto che…riuscivamo a farceli piacere comunque”. Ti ringrazio che mi hai fatto fare una risata (e non è poco visti i tempi)… ma è la verità! Alle volte si faticava tanto a trovare un pezzo che poi non ascoltarlo e riascoltarlo sarebbe parso uno spreco.
    [mode vecchia-guardia ON] Cose incomprensibili ai giovani d’oggi [mode vecchia-guardia OFF/]

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Era irrimediabilmente così, temo… 🙂 E quando proprio c’era il rifiuto, almeno per me si trattava di puro distillato di sterco… e me n’è capitata parecchio per le mani di robaccia del genere…

      • Giacobazzi ha detto:

        Però c’è un fatto, almeno per quel che mi riguarda, ed è che dischi che non mi hanno particolarmente convinto all’acquisto, poi messi lì e riascoltati magari ad anni di distanza li ho apprezzati, o comunque ci ho trovato del buono che assolutamente non ricordavo (maturazione mia come ascoltatore? può essere). Un esempio? Seventheaven dei Vanadium.
        A proposito dei quali Vanadium faccio mia una tua considerazione sugli UFO: “Direi che, senza esagerare, anche nei dischi meno ispirati, meno importanti, un brano di grande qualità o due siano sempre stati presenti.”

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