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Il miglior hard rock inglese di cui ci dimentichiamo troppo spesso.

Non so se capita anche a voi di avere periodi in cui ascoltate solo una cosa, o comunque prevalentemente quella. Per me è una situazione che si ripete ciclicamente. In pratica vado, scelgo un disco, finisco con il recuperare tutti gli altri e portarmi pure in macchina un paio di cd. In questo periodo ascolto moltissimo un gruppo che, secondo me, pur avendo goduto degli onori in patria, non è mai stato né viene tutt’oggi citato come uno dei gruppi più importanti di Inghilterra, pur essendolo.

Una volta, chiacchierando con un amico di alberghi e relative catene alberghiere, mi venne raccontato di come, nel corso di una intervista a John Willard Marriott, creatore della omonima catena di alberghi, gli venisse chiesto quale fosse il segreto per fare di una sua proprietà un successo. Il tipo rispose : “ Ci sono tre elementi che fanno la fortuna di un albergo : il posto, il posto e il posto.”. Ecco, da quella chiacchierata, il vostro sottoscritto trasse la sua versione, che spesso riporto e che, probabilmente, vi ho già proposto…visto anche che altri mi pare la abbiano fatta propria, un onore, per come la vedo io… alla domanda “cosa può fare grande un gruppo rock?” io risponderei : “Ci sono tre elementi che non devono mai mancare : i pezzi, i pezzi e i pezzi!”.

Partendo da questo assunto, potremmo dire che, sì, avere un grande cantante, eccellenti solisti, batteristi innovativi e tastieristi da urlo siano elementi indispensabili…ma senza le composizioni, i pezzi… non si va da nessuna parte. E gli UFO di Phil Mogg, di pezzi indimenticabili ne hanno sfornati a dozzine. Direi che, senza esagerare, anche nei dischi meno ispirati, meno importanti, un brano di grande qualità o due siano sempre stati presenti. E questo, credetemi, non è cosa comune…perché quando un disco fa schifo, fa generalmente schifo tutto, nonostante che noi appassionati che paghiamo soldini per acquistare la musica ci sforziamo sempre di trovare quel “però”, “ma”, “oppure” che possano giustificare di essersi portati a casa un troiaio.

Con un azzardo la storia professionale di Phil Mogg, ai miei occhi, potrebbe essere affiancata a quella di un altro grande, Phil : Lynott. Non che i due avessero vicende personali parallele, semplicemente entrambi hanno avuto un grande istinto e gusto e amore per i chitarristi, finendo con il donar loro un risalto di primaria importanza nelle varie incarnazioni dei loro gruppi, avendo capito perfettamente che avere grandi solisti sul palco non avrebbe fatto che bene alle band.

E i solisti che i due Phil hanno saputo selezionare negli anni è sempre stato l’elemento comune ed essenziale.

La storia degli UFO è abbastanza nota e con un po’ di pazienza potete oggi trovare qualsiasi informazione sul web con un paio di clic : londinesi, nati alla fine dei sessanta come quartetto, scelgono il nome come omaggio a quel UFO Club che li ospitava spesso. Il loro rock è scandito anche dal cambio dei vari solisti, primo dei quali Mick Bolton, solista in assolo perenne che colora quasi in stile “californiano” le prime tre uscite. Spiego meglio l’affermazione per non essere travisato : niente Happy Trails qui… ma la presenza di un brano come Who Do You Love e l’approccio di Bolton a Prince Kajuku o Loving Cup, lunghi brani con lunghi solo, chissà perché mi ha sempre fatto pensare a una versione rock dei miei Quicksilver ancora, grazie a Dio!, privi di quel Dino Valenti che ne cambierà lo stile.

Ma il rock della prima incarnazione degli UFO veniva descritto, non senza una dose di discutibile fantasia, come Space Rock.

Dopo Bolton, Phil Mogg – che, è bene dirlo subito, è stato un cantante tanto hard rock quanto melodico e potente, efficacissimo e perfetto per le sue canzoni – pesca l’asso di cuori, assumendo un ragazzino tedesco che aveva fatto una esperienza con il gruppo del fratello Rudolf : Michael Schenker. Di Schenker, un vero prodigio, un caposcuola che ancora nei suoi “teens” faceva cose che chitarristi con il doppio dell’età e dell’esperienza non hanno mai saputo fare, non si può che dire a voce alta che sia stato un gigante che ha reso gli UFO uno di quei gruppi più amati e copiati dalle dozzine di band emerse con l’ondata di metal degli ottanta. Il ragazzino biondo era veloce, creativo, imprevedibile, debordante almeno tanto quanto difficilmente gestibile, ma il suo apporto alle composizioni, fin dal primo disco con il gruppo, Phenomenon, è stato essenziale, pesantissimo. La droga, l’alcool, un carattere esplosivo e irritabile colorano i quasi cinque anni degli UFO finché, oramai una mina vagante, sicuro dei propri mezzi e di avere un grande futuro anche da solo, Michael se ne va per disintossicarsi e iniziare una carriera solista. Negli anni successivi, svanita la meteora del MSG quel Michael Schenker Group che ha avuto, comunque, momenti di luminosa espressività, Michael tornerà e andrà via di nuovo dagli UFO senza però tornarne mai ad esserne parte integrante.

Perché erano grandi ? Per i pezzi, lo abbiamo detto, ma anche perché il suono degli UFO era un muro, ma sempre limpido, lineare, pulito. Uno schiantarsi contro un meraviglioso muro di cui si individuava ogni dettaglio, niente sporcizia o distorsioni a coprire pecche : Moggy ti metteva tutto sotto il naso, senza trucchi. Ma gli UFO non erano solo Mogg e Schenker. Per comporre quei pezzi, pezzi e pezzi cui abbiamo fatto cenno, c’era anche l’importante apporto di Pete Way, altro elemento non facile, ma dal talento più compositivo che tecnico. Tutti i grandi brani che ricorderete o che andrete a imparare a conoscere, sono firmati Schenker/Mogg o Way/Mogg… e l’importanza dell’estroverso bassista è indubitabile. Altro elemento importante all’interno degli equilibri è sempre stato, dal passaggio a quartetto a quintetto, la presenza di un tastierista e seconda chitarra che desse ambientazione e colore alla costruzione. Diversi se ne sono alternati, ma lo scettro del raggiunto equilibrio perfetto deve andare a Paul Raymond, le cui note erano il supporto ideale, perfette, per i voli di Schenker. Raymond arriva nel 1977 e non è un caso che la sua vena melodica porti subito a quel Lights Out, forse vetta artistica degli UFO insieme ad Obsession, dove anche le sue composizioni impreziosiscono il disco proprio nel momento in cui quelle del chitarrista vengono meno. Ma tutti i cinque album con Schenker dovrebbero assolutamente stare in una discoteca rock che si rispetti.

Doctor Doctor, Rock Bottom, Let it Roll, Shoot Shoot, Mother mary, This Kid’s, Out In The Streets, I’m a Loser, Natural Thing, Love To Love, Electric Phase, Lights Out, Too Hot To Handle, Only You Can Rock Me, Cherry… solo per citare la crema della produzione…  quanti gruppi possono vantare inni rock del genere ? Onestamente ben pochi… e la chiusura di un periodo luminoso, che incastona gli UFO nell’Olimpo dei grandi dell’Hard Rock è quel live Strangers In The Night che divenne la pietra dello scandalo e causa di rottura con Schenker che se ne va nel corso della tourneè americana. A suo parere la scelta delle versioni era poco accurata e priva di una selezione delle registrazioni migliori. A dimostrazione che quando si vuole rompere, qualsiasi scusa è buona, dato che il doppio live è as-so-lu-ta-men-te uno dei migliori live dell’hard rock, una vera perla, un godimento perenne per chi ha il buon gusto di capire che l’impatto e la potenza non possono che impreziosirsi con la melodia tipica delle composizioni di Mogg, una voce fatta per il rock, diciamolo. Un disco bellissimo, praticamente perfetto, che non a caso contiene l’essenza dei brani migliori, molti o quasi tutti elencati qua sopra.

Io continuo a divorarlo dopo oltre 40 anni, ma per i fans più incalliti ne esiste una versione di otto cd, con la bellezza di sei serate di quel tour americano, oltre alla versione originale e riveduta del disco. La possibilità pratica di capire se davvero fossero esistite versioni migliori dei classici di Strangers, come sosteneva Schenker…

La successione di un mostro come il tedesco avrebbe messo in crisi chiunque. Mogg ci mette quasi due anni per rimettersi in corsia, recuperando il gallese Paul “Tonka” Chapman alla solista. Ho avuto la fortuna di vedere gli UFO di Schenker e quelli di Chapman : due modi diversi di interpretare la chitarra e la solista. Ma sostituire “lui” era cosa che avrebbe messo in crisi i migliori. Nel concerto di esordio in patria Mogg, conscio dell’emozione di Chapman, lo prende e lo sbatte in mezzo al palco durante un assolo : sei bravo, hai gusto, fatti valere. Questo il senso. E per me, un po’ per nostalgia…ero lì…un po’ per gusto personale, l’era Chapman è la mia preferita insieme a quella di Michael.

Mi permetto un consiglio : prendetevi il BBC Radio One in Concert con Chapman alla solista e Headstones, raccolta interessante con una intera facciata…oddio…parte, sei brani se in cd… di live Hammersmith sempre con il gallese alla solista. A me piacciono da morire. Sono Lettin’ Go, Mystery Train, No Place To Run, Chains Chains, Couldn’t Get It Right, Profession of Violence, Doing It All For You, We Belong to The Night, Let It Rain i migliori biglietti da visita di Paul Chapman che ci ha lasciato lo scorso anno, così come Pete Way , mentre Paul Raymond l’anno precedente…una piccola emorragia dei nostri ricordi…

Un po’ di franchezza : il mio amore per gli UFO si smorza dall’abbandono di Chapman in poi…forse per la scelta di quel Atomik Tommy M a sostituirlo… non so perché, probabilmente un nostalgico attaccamento al passato, forse per il risibile adattamento ai tempi…sono gli ottanta ed è necessario passare dal parrucchiere a cotonarsi i capelli per apparire al passo con i tempi ed anche il vecchio Moggy ci casca…ma lì termina il mio amore. Dopo sarà solo affetto. Il solista successivo, che avevo visto ed ammirato con gli Stampede, tal Laurence Archer, non saprà far altro che ben suonare senza sollevare la qualità delle composizioni.

Tornerà Schenker, per una poco probabile ricostruzione dell’edificio crollato quindici anni prima, arriverà persino Aynsley Dunbar, un batterista tanto bravo quanto odioso e antipatico, poi persino Vinnie Moore, sponsorizzato da Mike Varney, ma la magia, la chimica che aveva portato ai…pezzi, i pezzi e i pezzi… è evaporata. Ciò che resta sono versioni di quei classici che nessuno potrà mai più toglierci.

E voi, se avete a casa quei dischi, fate opera di recupero : riapriteli, ascoltateli e sentite quanto freschi e attuali siano e quanto di tanti altri possiate trovarci dentro. Se non li possedete, se non avete mai approfondito la conoscenza di quegli UFO, fidandovi della cecità e ignoranza di tanta critica locale, vi chiedo : come cacchio avete fatto a campare senza di loro fino ad oggi ?

24 Commenti

  • giorgio ha detto:

    Che band Gian, l’ hard alla quintessenza. Negli UFO c’e’ di tutto e di piu’ . Immediati, coinvolgenti rock’n’roller, diretti. Amo particolarmente l’ era space rock dei primi album e del Live in Japan. Gli alieni primordiali, ma che session, che atmosfera penso che ai tempi quei suoni dovessero essere aiutati da qualche acido. Quei primi dischi li lego un po’ ai primissimi Scorpions, con voglia di sperimentare. Adoro Phenomenon, con la loro paranoid “Doctor Doctor”. Piu’ di tutti ho sempre amato la voce di Phil Moog, così distinguibile, ruvida anche nei passaggi piu’ soft. Strangers in the night e’ per me una dei piu’ bei live in assoluto dell’ hard. Non li ho piu’ seguiti dagli anni 80, escluso Walk on the water del 95 che non mi era dispiaciuto. Che dire, gran bell’ articolo di una grandissima band amata dal proletariato del rock !!

  • Tim Tirelli ha detto:

    Io ricordo ancora la tua recensione di LIGHTS OUT su un Tutti Frutti del 1982 in un articolo sui 25 migliori album di hard rock. Fu un gran godimento leggerla visto che ero da alcuni anni un fan degli UFO. Sì, certo, Schenker, ma anche quelli con Tonka! I miei album preferiti: FORCE IT (1975), LIGHTS OUT (1977) appunto, MECHANIX (1982) e MAKING CONTACT (1983).
    Arrivo (con un po’ di fatica) sino al disco del 1985, il resto mi pare routine. Da ragazzino ascoltavo FORCE IT e mi si aprivano universi Rock. Che bell’hard rock, che bella musica.
    Grazie Giancarlo.
    Tim

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Tim…ci hanno separato alla nascita 😀 😀 😀 ho i medesimi giudizi sugli UFO, che ritengo personalmente un gruppo poco promosso in Italia e molto importante in Inghilterra… Grazie a te e alla tua incredibile memoria…

  • aleR ha detto:

    Ciao , come sempre splendido post. Gli UFO, ,grandissimo gruppo, mi riportano alla prima trasferta che feci da ragazzino. Insieme ad un compagno di classe andammo in treno a Milano per un loro concerto. Solo trovare il locale credo il Rolling stone , fu un un’impresa, nn ti dico poi il ritorno… praticamente un odissea! Mi sembra fosse il periodo di Making Contact con Billy Sheehan al basso. Paul Chapman ottimo anche nei Waysted con Pete Way. In particolare The good tha bad the waysted.
    Alla prossima!

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      I viaggi per i concerti sono sempre un’odissea…da un paio di anni lo sono per richiedere E OTTENERE i rimborsi… 🙁

  • Fulvio ha detto:

    Ciao Giancarlo,
    Pur riconoscendo la superiorità del “periodo Schenker” sono molto affezionato a Mechanix (era Chapman) perché è il lavoro con cui li ho conosciuti.
    Considerato da qualcuno un lavoro “mediocre”…secondo me i “pezzi”, come dici tu, ci sono anche qui.
    Grandi UFO: potenza, melodia ed estrema pulizia del suono…”La potenza è nulla senza controllo” diceva una pubblicità.
    È musica immortale, senza tempo ed al di sopra di ogni moda.
    Grazie per l’articolo

  • Fabio Zavatarelli ha detto:

    Grazie ancora una volta Giancarlo.
    Ho scoperto in epoca relativamente tarda gli UFO e il loro percorso musicale.
    Li vidi per la prima volta su VideoMusic dove c’era The Tube e lì c’era l’esodio di Atomic Tommy. Il pezzo mi piaceva molto ma poi non approfondii tutto perchè non mi ero fatto un’idea, appunto del percorso.
    Ho iniziato a conoscerli approfonditamente solamente un 15 anni fa circa ed ovviamente mi sono pappato tutto.
    Era Shenker eccellente, non si discute, Lights Out il pezzo per me è stata una folgorazione sin dal primo ascolto. Confesso di non avere mai amato veramente Doctor Doctor, ma Rock Bottom … madò ….
    Ho amato molto la Raymond era pure … ho un eccellente ricordo di The Wild, The Innocent, ma anche di MechaniX (nonostante la stroncatura che a 1/16 anni lessi su Rockstar).

    Ho apprezzato comunque anche la Seconda Era Shenker, anche se concordo che l’amalgama risultava più instabile.

    Detto questo …. mò ora metto su la loro discografia, mentre lavoro.

    Grazissime.

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      I ricordi servono proprio a questo : a ri-scoprire note e cose che noi due, in buona fede, riteniamo interessanti. Dammi retta Fabio : prova anche ad ascoltare l’era Chapman, non ne rimarrai deluso. Ciao e grazie.

      • Fabio Zavatarelli ha detto:

        Errata Corrige, nella fretta ho sbagliato a scrivere: intendevo proprio Chapman.
        Mi è piaciuta molto quando la scoprii e nel riascolto sono ora proprio a quella Era e non posso non riconfermare la prima impressione e le tue parole
        Scusa!
        😀

  • Luca ha detto:

    Ciao Giancarlo e grazie per questo pezzo. Personalmente ho conosciuto gli UFO con la pubblicazione di The Wild The Willing and The Innocent, e quindi con Chapman nel lontano 81, disco che considero ancora oggi un grandissimo esempio di Heavy rock (ci metto anche Long Gone tra i brani che hai citato). Non so perché ma ho sempre amato Chapman, sicuramente più di Moore per stile. SITN credo che sia un live sublime, doppiato da One Night At Budokan Di MSG che secondo me è di pari qualità. È giusto omaggiare la scomparsa di questi grandi personaggi, per me sono ancora la colonna sonora delle mie giornate. LIGHTS OUT, LIGHTS OUT….. Chicago! Luca

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Ciao Luca, spero che tu abbia avuto voglia di approfondire il periodo Schenker, che è davvero luminoso. 🙂

  • francesco angius ha detto:

    Personalmente li trovo ascoltabili sempre ! Certo alcumi album sono memorabili, altri un po’ meno, ma il livello è sempre abbastanza alto. Verissimo che sono sottovalutati, pochi meglio di loro per potenza, melodia e stile,
    Benissimo riportarli alla luce. Ben fatto!

  • meo ha detto:

    dici bene . gruppo solido . considero strangers insieme a on your feet dei BOC due dei live piu performanti e sittovalutati .

  • Giovanni Loria ha detto:

    buongiorno Giancarlo,
    ho letto con piacere le tue note sugli U.F.O.
    una delle mie 5-6 band preferite di ogni epoca, particolarmente negli anni su Chrysalis (1974-1985).
    personalmente il mio album in studio prediletto resta ‘No Heavy Petting’, con il crescendo di ‘I’m A Loser’ e l’assolo straziante di ‘On With The Action’.
    belli anche i testi di Phil Mogg, mai banali, storie di perdenti e violenza urbana, a tratti un altro punto in comune con l’altro Phil.
    gli UFO mollano un solenne, virtuale ceffone a tutti coloro che, seguendo cialtroni mascherati da profeti, pensano che l’unico modo di declinare l’Hard Rock sia quello di scimmiottare pedissequamente gli accordi ribassati dei Sabbath, i quali peraltro (essendo anche loro stati immensi) erano qualcosa che andava molto aldilà delle atmosfere inquietanti dei loro primi dischi.
    ma tant’è… gli UFO, anche quelli di album storicamente minori come quelli con Chapman o Vinnie Moore, resteranno patrimonio di un manipolo (solamente in Italia, s’intende) di romantici appassionati.
    un caro saluto

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Caro Giovanni, li ho amati. E ti dirò che confermo il mio amore per le uscite, live e non, con Chapman, che per romanticismo e gusto continuo ad amare profondamente. Ricambio. 😉

  • Alfredo ha detto:

    Ci voleva proprio parlare degli UFO, uno dei miei gruppi preferiti e sempre in bilico tra melodia e potenza. Grazie Giancarlo.

  • Roberto Torasso ha detto:

    Grande Giancarlo, è vero gli UFO sono stati una band gigantesca e come te impazzisco per i dischi dell’era Schenker… anche quelli della reunion sono ottimi, Walk on water in testa gli altri due in calando ma come dici tu con almeno un paio di brani a far brillare la lista.
    Ho ascoltato anche il resto, quelli post Chapman e quelli con Moore e ci trovo cose interessanti perché la classe di Mogg è comunque presente, ma è innegabile che la magia dei tempi migliori sia irraggiungibile.
    Ogni volta che leggo le fantomatiche classifiche dei migliori chitarristi e dei migliori assoli della storia del Rock mi viene l’orchite a vedere sempre lo Slash di turno primeggiare… Ma hanno mai ascoltato Rock bottom, Only you can rock me, Reason love, Crystal Light e soprattutto l’orgasmo live del solo di Love to love in Strangers…
    Bah… Comunque sia band come UFO, I grandissimi Thin Lizzy e Uriah Heep la storia del Rock l’hanno scritta anche loro a caratteri cubitali anche se pochi se ne sono accorti, almeno per quelli che li hanno amati è così…

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Già. E’ un peccato notare che i danni prodotti da certa critica di parte si trascinino ancora oggi. Esistono gruppi splendidi, sia per composizioni che per qualità artistiche che in Italia sono arrivati solo per alcune frange di appassionati. Vabbè… chissenefrega.. l’importante è che Strangers stia in teca da 42 anni e che ogni volta mi sembri registrato ieri. 🙂 Grazie per aver scritto.

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