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Emerson, Lake & Palmer: “Out Of This World”, epiche cronache dal vivo

Di 7 Novembre 202113 Commenti

Foto: Getty Images

Il tempo passa ed emette periodicamente inesorabili sentenze, ma è di dominio pubblico che renda giustizia a chi ha consegnato alla storia un testamento artistico che non appare scalfito, semmai valorizzato, dagli anni trascorsi.
E’ dunque in atto un’incessante campagna di riabilitazione di un gruppo fra i più importanti della storia del rock, Emerson Lake & Palmer, dominanti nell’epoca aurea degli anni ’70, eppure osteggiati con accanimento critico da buona parte della stampa musicale. Non si trattava di un caso isolato, basti pensare a certe “esecuzioni sommarie” ai danni di Led Zeppelin e Black Sabbath, ma di certo le ambizioni del primo supergruppo progressive erano prese di mira in termini pervicacemente insistenti.
Si finiva così per oscurare la portata innovativa di un’impareggiabile sequenza di opere sensazionali, dall’omonimo ed illuminante “Emerson Lake & Palmer” del 1970, al monumentale eclettismo del doppio “Works Vol.1” (1976). Al folgorante avvento del Trio, nei moti musicalmente rivoluzionari della sua epoca, abbiamo già offerto un appassionato tributo in occasione del 50° Anniversario dell’album d’esordio.
Ma oltre alla fertile creatività in studio, ELP esibivano dal vivo una straordinaria capacità di modificare ed estendere la struttura dei brani, che senza intaccare qualità e tensione esecutiva, rendeva eventi unici i loro concerti. Assolutamente una delle più grandi attrazioni live della storia del rock per spettacolarità scenografica e seguito di pubblico, nei loro anni di gloria avvicinarono i record di inaffondabili celebrità come Led Zeppelin, Rolling Stones, The Who etc. Artifici ed apparati scenici sperimentati dagli ELP per spettacolizzare i loro concerti, ignobilmente liquidati come pretenziosi, erano in realtà progetti futuristici, superati negli eccessi da qualsiasi superstar contemporanea. Ma l’obiettivo della perfetta riproduzione della musica su palcoscenico non era mai perso di vista…Fin dagli esordi Emerson perseverava nel portare in tour un’apparecchiatura complessa e di delicata gestione come il Moog; ELP hanno sperimentato dal vivo impianti quadrifonici, ed infine, a costo del collasso finanziario, suonarono in America con un’orchestra di 66 musicisti e coristi, recitando da primi attori di show indimenticabili nel 1977, al Madison Square Garden di New York e allo Stadio Olimpico di Montreal.
Così gli album live divennero una componente essenziale del loro iperbolico itinerario musicale. Iniziarono con il terzo LP, “Pictures At An Exhibition”, un adattamento dell’opera del compositore russo Modesto Mussorgsky, registrato dal vivo a Newcastle nel marzo ’71; imprescindibile punto di riferimento per il rock sinfonico, riusciva mirabilmente nell’azzardo di alternare le parti di musica classica a composizioni e testi originali, che non tradivano affatto lo spirito dell’opera.
Nel momento di massimo fulgore, ELP si auto-celebravano in “Welcome Back My Friends To The Show That Never Ends”(1974), summa del trionfale “Get Me A Ladder” Tour del 1973-74, culminato nel ruolo di co-headliners nella sconfinata arena di California Jam. Nessun altro triplo album dal vivo eguaglierà i record di vendite di “Welcome Back My Friends”, che raggiunse anche il n.4 assoluto della classifica di Billboard, traguardo mai conseguito dai loro lavori di studio. In ambito progressive la destrezza esecutiva degli ELP in concerto superava ogni concorrenza, solo gli Yes potevano reggere il confronto.

Anche alla rifondazione del 1991 ha fatto seguito un efficace album dal vivo, “Live At The Royal Albert Hall” (1993, su CD e VHS) ed il loro ultimo show, tenuto il 24 luglio 2010 all’”High Voltage” Festival di Victoria Park (Londra) e pubblicato in doppio CD e DVD, si trasformerà malauguratamente nel testamento senza più repliche; Keith e Greg, ci lasceranno entrambi nel 2016, per cause ben differenti.
Ma la saga continua: Carl Palmer ha confermato il progetto di portare in scena una riunione “artificiale” degli ELP nel 2022, auspicabilmente a New York o Las Vegas, accompagnato da riprese inedite dei compagni scomparsi, tratte dal citato concerto alla Royal Albert Hall. Pur riconoscendo il versante un po’ “spettrale” delle loro riapparizioni, il batterista si è detto convinto che Emerson e Lake avrebbero approvato, perché il trio era si molto conflittuale, ma sempre entusiasta e coeso nella prospettiva di suonare dal vivo, determinato a dare il 100% in ogni occasione.
Come se non bastasse, la Radar Pictures ha acquisito i diritti per realizzare un film o una serie televisiva sulla profetica, futuristica vicenda di “Karn Evil 9” (titanica suite sci-fi di ”Brain Salad Surgery”) che immaginava un futuro dove i computer avrebbero dominato la vita dell’uomo. Anche in tal caso, gioverebbe ricordare come numerosi critici ribadiscano ad oltranza la “preveggenza” di artisti fin troppo incensati, dimenticando questo avanguardistico contributo.
Ma oltre a programmi ancora da definire, di stretta attualità nell’orbita di ELP c’è un nuovo box set di 7 CD oppure 5 LP doppi, “Out Of This World Live (1970-1997)”, che riunisce cinque concerti storici. Quattro di essi: Isola di Wight, California Jam, Stadio di Montreal e Royal Albert Hall, sono ben noti agli aficionados e già pubblicati in varie versioni, mentre è inedito, anche fra i bootleg “ufficiali”, lo spettacolo di Phoenix, Arizona, del 1997. Il valore aggiunto è costituito dalla nuova masterizzazione della raccolta, affidata a specialisti del calibro di Andy Pearce e Matt Wortham, che si sono già occupati (2017) delle numerose registrazioni live presenti nella più esaustiva “scatola magica” alla carriera degli ELP, “Fanfare 1970-1997”, ma anche dei recenti box di Black Sabbath per la stessa etichetta, BMG. A proposito della casa discografica, Palmer asserisce che nei quadri dirigenziali ha conosciuto “genuini fans di ELP”.
Ben vengano, se ne conseguono edizioni di questa portata…Certo, non aspettatevi soverchie novità, nemmeno nelle immagini “private” che adornano il fascicolo fotografico di 32 pagine, ma oggi più che mai valgono le leggi del marketing, nell’allestire ed esporre un prodotto con modalità rinnovate, per favorirne la vendita. L’”oggetto” commerciale in sé è almeno altrettanto importante della proposta musicale, che seppur in gran parte ben conosciuta, resta sontuosa. Nell’ottica del restyling sono da inquadrare anche le illustrazioni delle copertine, tutte ridisegnate rispetto alle originali, ma non propriamente memorabili. Lo stesso si può dire delle note introduttive griffate da Jerry Ewing, caporedattore di Prog; però riconosciamo che la “firma” conta, e ad ogni acceso ammiratore di questi giganti del rock, farà piacere che critici di fama oggi si spendano per cantarne le gesta, invertendo la tendenza negativa del passato.

ISLE OF WIGHT FESTIVAL, NEWPORT, UK, 29/8/1970

Gli ELP apparivano per la prima volta in pubblico il 23 agosto 1970 alla Guildhall di Plymouth, ma era solo la prova generale in vista di un evento celebrato in qualsiasi storia del rock.
Alla seconda esibizione dal vivo, la nuova Three Man Army del progressive si confrontava con le acclamate superstar del Festival dell’Isola di Wight (Hendrix, The Who, Doors, Sly And The Family Stone, Jethro Tull etc.). Un autentico battesimo del fuoco, davanti ad una platea stimata di circa 600.000 unità, sebbene gli ELP già vantassero un considerevole bagaglio di esperienze; il più maturo era Keith, 26 anni, ma Lake, a dispetto della calda voce baritonale, non aveva ancora compiuto i 23, e Carl era poco più che 20enne.
Il gruppo si lanciava nell’esecuzione di “The Barbarian” e “Take A Pebble”, nello stesso ordine di apertura del primo album, che sarebbe uscito in novembre, quindi sconosciuto al pubblico. Ma i brani rappresentavano un autentico colpo di fulmine per il loro pregiato mix di dinamismo e fascino musicale. Ancor più ardimentoso cimentarsi in una versione di “Pictures At An Exhibition” di 35 minuti, pressoché equivalente a quella che sarà data alle stampe, non certo di facile assimilazione per la folla abituata a tipologie rock più essenziali. Forse per riallacciare i ponti con la tradizione sixties è concepito il trascinante prolungarsi di “Blues Variation”, in piena esposizione dei quadri di fonte “classica”.

Il boato di due antichi cannoni ai lati del palco saluta la fine del più celebre esperimento di fusione fra rock e musica colta, innescando la fragorosa approvazione del pubblico. Completano lo spettacolo uno stringato rifacimento di “Rondo”, cavallo di battaglia dei Nice, ed il ritmo contagioso di “Nutrocker”, un successo del gruppo strumentale B.Bumble & The Stingers, ma ispirato ad un balletto di Tchaikovsky.
Il subitaneo successo riscosso al festival di Wight preconizza agli ELP un futuro da protagonisti assoluti, nonostante gli anatemi scagliati dal riverito John Peel.
Sul fronte della ristampa inserita nel nuovo box, il materiale è lo stesso, inclusa intervista al gruppo già nel CD edito dalla Manticore (1997), mentre un DVD frammentario e ben più ridotto nei contenuti musicali, “The Birth Of A Band”, era uscito nel 2006 (Eagle Vision).

CALIFORNIA JAM, ONTARIO MOTOR SPEEDWAY, CALIFORNIA, USA, 6/4/1974

Nonostante l’eredità musicale tramandata dalla Costa Ovest degli U.S.A. sia di tutt’altra natura, la California è stata terreno di conquista per gli ELP. Un loro concerto all’Hollywood Bowl del luglio 1971 è ricordato fra i più memorabili, ed un anno dopo, il trionfale spettacolo alla Long Beach Arena è stato immortalato su un bootleg dal titolo eccentrico, “Celestial Doggie: The Lobster Quadrille”, particolarmente ambito perché in quel periodo la domanda di un live ufficiale cresceva a dismisura, ma i tempi di “Welcome Back My Friends…” erano ancora lontani.
Per la regale Trilogia, il clou delle avventure westcostiane risiede comunque nel festival “California Jam” del ’74, l’evento di maggior scala a cui hanno partecipato in carriera dopo l’esordio di Wight. Anche in questo caso si parla di un raduno oceanico di alcune centinaia di migliaia di spettatori, e di un programma che oltre alle celebrità locali Seals & Crofts e Eagles (non ancora al culmine della popolarità), comprendeva i rampanti Black Oak Arkansas ed i Black Sabbath. A dimostrazione del loro successo, ELP condividevano il ruolo di attrazione principale con i Deep Purple, ma a questi ultimi era riservata facoltà di scegliere il momento di salire sul palco. La formazione Mark III di “Burn” voleva approfittare del tramonto californiano per conferire maggior atmosfera al suo spettacolo, ma quando scoccò l’ora era ancora troppo presto per i campioni dell’hard rock, che ritardarono ostinatamente l’entrata in scena. Questo creò numerose turbative con l’organizzazione e gli stessi ELP, posticipati ad oltranza. Il malumore dei Purple assunse toni esasperati, Blackmore mandò in fumo un amplificatore e finito il set, il gruppo abbandonò frettolosamente la scena in elicottero.
La successiva prestazione degli ELP non risentì affatto delle tensioni accumulate e Greg Lake ne parlò come del loro miglior concerto in assoluto. Emerson ricorse ad uno dei suoi espedienti spettacolari da rinomato showman, esibendosi al piano che ruotava a 360°, sospeso ad allarmante altezza sul palcoscenico. Ripreso dalle telecamere di ABC, che aveva trasmesso l’evento in TV, il concerto non è completo, ma è immortalato con i suoi malaugurati “tagli” nel doppio DVD degli ELP “Beyond The Beginning” (Eagle, 2005).

La prima realizzazione ufficiale su CD fu opera della Shout! Factory di L.A. nel 2012, ed in “Out Of This World” la scaletta dei brani è immutata. Nella loro performance-monstre, gli ELP sembrano raccogliere il guanto di sfida, metaforicamente scagliato dai Purple, per confermare la loro grandezza nell’era post-“Brain Salad Surgery”. Subito danno sfogo alle rispettive individualità, con “Toccata” divenuta showcase delle percussioni di Palmer, che si destreggia fra gong, campane tubulari, timpani ed i riverberi elettronici del Moog; poi è la volta di Lake ad esibire le sue maliose ballate acustiche, “Still You Turn Me On” e “Lucky Man” ed infine Emerson appare assolutamente al top della forma nelle “Piano Variations”, alle quali si uniscono i compagni fino a sfociare negli incantevole flussi melodici di una succinta “Take A Pebble”. Peccato che le potenti esecuzioni di “Karn Evil 9” e “Pictures…” siano incomplete, ma lo spettacolo resta imperdibile, e culmina nel grandioso finale di “Great Gates Of Kiev”.

‘WORKS LIVE’, STADE OLYMPIQUE DE MONTRÉAL, QUEBEC, CANADA, 26/08/1977

Foto: Getty Images

Keith Emerson, aveva instaurato la tradizione del concerto per gruppo ed orchestra sinfonica con i Nice, inizialmente osteggiata dai puristi del rock, ma tanti anni dopo riproposta anche da stelle del calibro di Metallica e Kiss, mai indiziati di “complotti” con la musica classica.
Non sorprende dunque che per il fuoriclasse delle tastiere, già protagonista in “Works Vol.1” di un maestoso “Piano Concerto n°1” – accompagnato dall’Orchestra Filarmonica di Londra – coltivasse l’ambizione di andare in tour con un intero seguito orchestrale. Il progetto si concretizzò nel 1977 ma si rivelò fallimentare per i costi esorbitanti e le inevitabili pastoie burocratiche dell’intera movimentazione, la più gigantesca mai architettata fino a quei tempi (ed oltre). Leggenda vuole che Emerson, artista puro ed innamorato del progetto, fosse disposto a “vender casa” per sostenere le spese dell’organizzazione, ma dopo 10 concerti in America il Trio si vide costretto a continuare da solo, congedando i musicisti “classici”. Una delusione che ELP non mancarono di manifestare al pubblico. Fortunatamente, Keith riuscì ad ottenere l’ultima chance di quello che rappresentava il “suo concerto della vita”, suonando dal vivo con l’orchestra il 26 agosto 1977 allo Stadio Olimpico di Montreal nel Quebec, dove gli ELP avevano già filmato il video di uno dei loro maggiori successi, “Fanfare For The Common Man”, nell’indimenticabile scenario invernale dell’impianto innevato.
Lo spettacolo fu consegnato alle stampe in VHS (“Live ’77) e nel postumo “In Concert”, uscito nel 1979 quando il gruppo era ormai sciolto e reduce dall’insuccesso di “Love Beach”. Proprio per questi motivi l’Atlantic decise di pubblicare un parziale “In Concert” come unico 33 giri; solo nel 1993 per la Victory uscì una riedizione estesa, ribattezzata “Works Live” (2 CD). In quest’ultimo formato Shout! Factory licenziò nel 2013 “Live In Montreal 1977”, con differente ordine delle tracce, definita da Emerson “la versione più completa”, seppur priva di “Tarkus” e “Hoedown”, omesse dalla registrazione per un problema dell’impianto. Nemmeno il nuovo remaster di “Out Of This World” ne svela il segreto, riproponendo la stessa successione dei brani di “Works Live”.

Sul primo disco sono riuniti i brani più immediati, ad eccezione di uno spazioso rifacimento dall’incomparabile solennità di “Fanfare For The Common Man”, che supera i dieci minuti. Ma a mio avviso la dimensione orchestrale raggiunge i suoi vertici espressivi nelle vistose parti strumentali del secondo, a partire dal crescendo marziale di “Abaddon’s Bolero”, non un abituale classico degli ELP dal vivo, fin qui riservato al tour di “Trilogy”. L’orchestra incrementa l’afflato sinfonico di “Pictures At An Exhibition”, ed il genio di Emerson inventa paesaggi immaginari da kolossal cinematografico nella sua “Toccata Con Fuoco” del “Piano Concerto NO.1”; non meno spettacolare è l’arrangiamento esteso di “Tank”, con inevitabile assolo di Palmer. Più che fondamentale, “Works Live” è un disco unico, perché nessun altro saprà eguagliarne i livelli di contaminazione fra gruppo rock ed orchestra “classica”.

THE ROYAL ALBERT HALL, LONDON, UK, 3/10/1992

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La rifondazione degli originali ELP nel 1991, dopo la pur apprezzabile fase transitoria con Cozy Powell alla batteria (un isolato exploit discografico nell’86) ci illuse di rivivere una seconda età dell’oro nonostante gli scenari rock profondamente mutati ed ormai presieduti dalle nuove tendenze, che precludevano una restaurazione progressive a livello mainstream.
L’album che ne conseguì, “Black Moon”, resta comunque memorabile per ogni cultore del Trio, un’opera caratteristica nel fondere il tipico retaggio del suo stile anni ’70 con un taglio più moderno e conciso, senza affatto tradirne la personalità, che esula qualsiasi termine di paragone.
Il successivo tour era altrettanto promettente, ed approdò trionfalmente anche in Italia; ritengo che nessuno più degli ELP meritasse di suonare nello storico scenario dell’Arena di Verona (settembre ’92) e non meno gratificante sul piano musicale fu il loro concerto di due mesi dopo, al Palatrussardi di Milano. Queste ed altre tappe in Italia, da sempre una loro fortezza, certo non oscuravano la gemma dell’esibizione in una struttura di prestigio in patria, la Royal Albert Hall (dall’architettura curiosamente ispirata ad un anfiteatro romano!), il 3 ottobre 1992.
L’esibizione degli ELP, immortalata su CD e VHS, fu pienamente all’altezza delle aspettative, se concediamo qualche calo di estensione nella voce di Lake. Nell’ottica di una rilettura attualizzata dell’immortale repertorio, si evidenziava una più essenziale “Tarkus”, con le tastiere di Emerson che esploravano rinnovate sonorità, mentre nell’avvincente “Pirates” permaneva il gusto della magnitudine di un tempo.

Le nuove punte di diamante, specialmente “Black Moon” e “Paper Blood”, non sfiguravano affatto, esibendo una peculiare, accessibile impronta pomp-rock, un genere che gli stessi ELP hanno ispirato. Il finale è oltremodo suggestivo, perché Emerson si concedeva la restaurazione di autentici mausolei dei Nice, “America” e l’incalzante “Rondo”, compresa l’effettistica deviante estirpata dall’Hammond e citazioni random di musica classica, in coda all’arrembante “Fanfare For The Common Man”. Una medley davvero impetuosa, suonata dal Trio in gran forma, con Greg e Carl nel ruolo di gregari di lusso.
Trattandosi di un live ufficiale (in origine su Victory, 1993) il livello della registrazione era già eccellente, quindi il nuovo remaster è meno evidente che in altri casi, quantomeno per gli appassionati di lunga data.

UNION HALL, PHOENIX, ARIZONA, USA, 23/9/1997

Anche negli ultimi anni di attività nei tour del 1997/’98, rapidamente commemorati dal doppio CD “Then & Now”, gli ELP erano tornati in azione con furore, nonostante l’intervento chirurgico al braccio destro di Emerson, che ne condizionava pesantemente la mobilità.
Nell’estate 1997 avevano partecipato ad alcuni festival europei, fra cui Montreux (6 luglio, documentato nell’eccellente DVD della Eagle Vision) e le date successive nello stesso mese furono le ultime occasioni di ammirarli dal vivo in Italia; personalmente ho assistito all’emozionate concerto di Castiglione Delle Stiviere (MN). Dopodiché gli ELP volarono oltreoceano per suonare a varie latitudini, compreso il Sud America; sul quadruplo CD, “Once Upon A Time In South America” figura anche il concerto tenuto a Rio De Janeiro in agosto. Nel 1998, un tour negli U.S.A. con Deep Purple e Dream Theater (questi ultimi dichiaratamente influenzati dagli ELP) conclusero la storia itinerante dei nostri eroi, fatta eccezione per il 40° Anniversario, celebrato al festival High Voltage 2010.
Dunque “Union Hall, Phoenix” si inserisce nel quadro del loro finale di carriera, ed ancora una volta, va detto che si congedarono con grande onore. Se questa era ormai epoca di “tardo impero” a livello commerciale, certamente la qualità della performance e la stessa registrazione risultano eccellenti, quindi il disco merita davvero di essere incastonato come gioiello mancante nella loro corona live. Incurante delle note restrizioni fisiche, Keith Emerson si esibisce con la destrezza virtuosistica che gli è riconosciuta. Val la pena ammirare la sua maestria al pianoforte, ad esempio nel fraseggio insistente di “Bitches Crystal”, una rarità dei concerti degli ELP, risalente a “Tarkus” ma suonata dal vivo solo nel 1996/’97; a livello di “furore agonistico”, il primatista delle tastiere rock sbalordisce ancor di più in “Creole Dance” (ulteriore omaggio ad Alberto Ginastera, meno famoso di “Toccata”) e nell’irresistibile “Honky Tonk Train Blues”, che fa letteralmente scattare sulle sedie!

Il fascino degli show dell’ultimo periodo risiede anche nello spaziare degli ELP nell’ampio spettro della loro storia; non solo imponenti classici quali “Tarkus”, “Pictures” e “Karn Evil 9”, di cui “Union Hall” fornisce una doverosa sintesi, ma varie meraviglie assenti dai restanti CD/LP di “Out Of This World”: ad esempio “From The Beginning”, stupenda ballata di Lake , qui riproposta con un soffuso arrangiamento di tastiere (oltre al proverbiale assolo) che non intacca la sua magia acustica, oppure l’eroica “Hoedown” (dal “Rodeo” di Aaron Copland) dove Keith gioca da par suo con l’elettronica.
C’è persino una valorosa medley Crimson/Nice che congiunge “21st Century Schizoid Man” ad “America”. Infine, mi piace citare la versione del principale classico di ELPowell, “Touch & Go”, qui introdotto da uno squillante preludio del sintetizzatore. E pensare che quel riff imperiale è stato carpito da un traditional, “Lovely Joan”, canzone folk squisitamente inglese,  che personalmente adoro nella versione di un quartetto underground del ’72, Folkal Point. Ancora una volta, ELP sono stati il medium per divulgare al popolo rock musica meravigliosa.

Imminente! L'Autobiografia di Emerson, Lake & Palmer

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A conferma del fermento che ancora gravita attorno agli ELP, è di imminente pubblicazione la prima autobiografia ufficiale curata dalla casa editrice inglese Rocket 88, che già ha in catalogo libri su Jethro Tull, Foreigner, Neil Young, Tarja Turunen (ex Nightwish), Opeth e vari altri artisti. Del volume saranno disponibili un’edizione “classica” dal prezzo accessibile (40 Sterline) ed altre ben più ricche ed onerose: una “Signature Edition” (limitata a 500 copie) da 300 St. ed una “Ultimate Edition” – limitata a 50 copie per ogni membro del gruppo, racchiuse in un box e copertina di pelle – curate da Carl Palmer, ed in rappresentanza degli scomparsi Keith e Greg, Aaron (figlio di Emerson) e Regina (moglie di Lake).
Queste ultime edizioni sono firmate, includono foto d’archivio numerate, un poster dell’albero genealogico di ELP illustrato dal celebre specialista Pete Frame, ed un audio CD con interviste esclusive dei tre musicisti. Per i dettagli relativi ad analogie e differenze, consiglio ai collezionisti più accesi di visitare il sito https://rocket88books.com che fornisce un’esauriente descrizione delle alternative proposte.
Anche la versione standard comunque è in “grande formato”, si compone di 272 pagine e 250 foto, fra le quali numerose vengono definite rare e private. Non include ovviamente i vari bonus delle più costose.
Di ulteriore interesse il fatto che di quest’ultima sarà disponibile dal 16 novembre anche l’edizione italiana, al costo online di circa 37 euro.

13 Commenti

  • angius francesco ha detto:

    Grazie Beppe
    articolo meraviglioso e commovente sugli ELP che sono il mio gruppo preferito.
    Amo tutto di loro, anche dischi che sono tacciati di nefandezza quali Love Beach e In Hot Sea, per me sono notevoli.
    Quindi forse non sarò obiettivo, ma hanno rappresentato il vero senso del rock e si sono spinti dove forse solo Hendrix è arrivato con una proposta debordante e innovativa nel “centrifugare” mille influenze musicali in un suono veramente unico.
    I 5 dischi sono notevoli perchè sono esibizioni live famose e passate alla storia , ma soprattutto perchè dal vivo traspare tutta la loro grandiosità, magniloquenza, ampollosità, pacchianeria e genialità che li hanno resi unici e immortali in ambito musicale.
    Non ci si stanca mai di ascoltarli e le modalità e le cause della morte di Keith fanno capire che cosa fosse per lui la musica e la sua identificazione in essa.
    Unici, come questo racconto che hai fatto e che rende ancora una volta loro giustizia con le tue giuste e belle parole.
    Grazie a loro e a te !

    • Beppe Riva ha detto:

      Grazie Francesco, per me è un dovere ed una passione, che assolvo con impegno, cercare di far ritrovare qualcosa di loro in ciò che scrivo. Sicuramente anche la morte di Emerson ha origini nello sconforto di non poter più suonare ai livelli che gli erano riconosciuti. Non ci resta ormai che commemorarli, come Trio irripetibile, per quello che hanno rappresentato. In tale ottica, anche le costanti uscite discografiche, seppur solo parzialmente inedite, contribuiscono a tener vivo il loro nome ed il ricordo delle vette artistiche raggiunte. Alla prossima occasione, ciao!

  • Medeo Olivarers ha detto:

    Caro Beppe, complimenti! Come sempre hai saputo fermare i punti essenziali della carriera degli ELP che, come tu sottolinei, va la di là di classici schemi, ma soprattutto si è dimostrata sempre più avanti rispetto a quello che era la musica intorno a loro e al mondo rock in generale. Mi è piaciuto soprattutto il puntare il dito contro certa stampa italiana e internazionale, molta, che solo per ignoranza, e non so con che fondamento, odiava letteralmente ciò che usciva da ELP, mentre se la stessa cosa la facevano altri, era legittima. Pazienza.
    Grazie comunque per il saper diffondere la loro musica.
    Un caro saluto.
    Medeo
    P.S.: Condivido in pieno il pensiero di Paolo Rigoli in merito alle operazioni discografiche di questo tipo.

    • Beppe Riva ha detto:

      Caro Medeo, capisco bene la tua irritazione nei confronti della stampa musicale dell’epoca che aveva negli ELP il suo bersaglio preferito. Da teenager e fan del gruppo ricordo bene anche la “spazzatura” di certe riviste italiane pseudo-intellettuali, che non cito perché preferisco pensarle morte e sepolte, come effettivamente è successo. Erano le stesse, peraltro, che si accanivano contro l’hard rock ed il proto-heavy metal dei Seventies.Sarebbe un discorso lungo, andiamo oltre e ti ringrazio per avermi scritto. A risentirci

  • Lorenzo ha detto:

    Ciao Beppe.
    Come sempre una grande emozione leggere i tuoi scritti.
    Al di là del valore storico e dell’eredità indiscutibilmente preziosa che gli ELP hanno lasciato, personalmente non ho mai potuto ascrivermi tra i loro fan più entusiasti.
    Riconosco il valore innovativo rispetto alla musica prodotta, la straordinaria valentia tecnica di ognuno dei musicisti (come potrebbe essere altrimenti?), ma non mi hanno mai coivolto fino in fondo.
    Il primo LP resta per me il loro apice, perchè dotato, oltre che delle qualità sopra citate, anche di una certa misura, che nel prosieguo di carriera hanno a mio parere un pò perso.
    Tra i protagonisti del progressive inglese maggiore, sono quelli con cui ho il rapporto più conflittuale, ma si tratta ovviamente anche di gusti personali; per esempio sono da sempre innamorato degli YES dei quali posseggo tutto, anche il superfluo.
    Non so se questa raccolta live sia superflua, sicuramente non lo è per i fans. Se fossi un appassionato della band sicuramente la comprerei.
    D’altronde oggi quel che rimane dell’industria discografica, si regge anche su operazioni di revival e se possibile di restaurazione storica, utili sia agli ascoltatori di lunga data che ai più giovani, se questi ultimi avessero voglia di ascoltare la musica non solo dallo smartphone.
    Un grande saluto.

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Lorenzo, hai motivato con lucidità la tua opinione e non ho la pretesa di convertire tutti alla “fede” negli ELP, ma ovviamente ci provo e le mie motivazioni sono chiaramente espresse. Hai tutti i diritti di preferire gli Yes, più longevi anche nel successo, che naturalmente rispetto molto. Ti ringrazio di aver detto la tua e di aver comunque apprezzato, ciao!

  • Tim Tirelli ha detto:

    Caro Beppe, ho letto con grande trasporto il tuo appassionato articolo su questo nuovo box set, la tua ricca prosa si è rivelata ancora una volta degna della magniloquenza musicale degli ELP, gruppo che come sai bene amo immensamente. Come Paolo Rigoli (e come hai tu stesso sottinteso) rimango un po’ critico circa l’operazione in questione, riconfezionare materiale in massima parte già stranoto a noi fan è sempre discutibile, ma la sopravvivenza del mercato discografico oggi è dovuta anche a queste uscite dunque non resta che accettarle e scegliere di conseguenza. Anche io credo si sarebbe potuto fare qualcosa in più e offrire materiale meno scontato, ma al di là di questo grazie per la tua suprema recensione, per aver portato di nuovo in alto il nome di un gruppo che ebbe davvero pochissimi rivali nella musica Rock.
    “Come and see the show, come and see the show, come and see the show, see the show !”

    • Beppe Riva ha detto:

      Caro Tim, seguo anch’io da sempre il tuo Blog dove tratti con evidente maestria gli artisti che più ti appassionano. Il tuo commento è condivisibile, ma dici giustamente che “la sopravvivenza del mercato discografico oggi è dovuta anche a queste uscite” ed è bene metterselo in testa, pur essendo perplessi sul ripetersi periodico di certe uscite. Consideriamo inoltre, come dici tu, che gli ELP sono “un gruppo che ebbe davvero pochissimi rivali nella musica Rock”, quindi, non posso che essere benevolo…Ti ringrazio, un abbraccio.

  • Leandro Cioffi ha detto:

    Per quanto scontato, sapere che eri presente al più bel concerto ELP dei quattro da me vissuti, quello di Castiglione Delle Stiviere, non può che farmi tornare indietro al clima irripetibile di quel pomeriggio. Mai più in vita mia proverò l’irripetibile atmosfera di sedermi a terra e parlare con persone sconosciute sentendoli come fratelli conosciuti da sempre, con una indescrivibile dolcezza nelle parole e nei gesti. Oltre alla autentica “centrale atomica” dei tre sul palco, provvidenzialmente basso, che mi mostrò la loro totale potenza (e le urla disumane, forse di dolore, di Keith sull’Hammond).
    La descrizione del box set non poteva essere più rigorosa e attendibile della tua, e chi lo acquisterà non si troverà davanti a nulla di diverso rispetto a quanto tu hai riportato. Intanto oggi Mara Venier ha donato al suo ospite Carlo Verdone alcuni dischi tra cui il box set ELP versione vinile: almeno è servito a vedere ELP in tv!
    Un abbraccio,
    Leandro

    • Beppe Riva ha detto:

      Eh si, Leandro, che nostalgia di concerti tanto memorabili e di certi momenti, compreso l'”assembramento” alla fine presso il backstage, alla caccia dei loro autografi e con Lake che invitava i fans alla calma. Mi fa piacere l’episodio che citi, Verdone è notoriamente un grande appassionato di rock e così gli ELP sono riapparsi in TV. Ringrazio tanto anche te (co-autore con Paolo ed un altro Emersoniano dell’ottimo articolo sul 50º di Tarkus pubblicato dalla rivista Prog) per il gradimento. Un caro saluto.

  • Paolo Rigoli ha detto:

    Operazioni come questa fanno un po’ storcere il naso ai fans di vecchia data perché l’inclusione di un concerto inedito pone loro il dubbio se valga la pena acquistare un box di cui ha già tutto il resto. È vero che il prezzo del box in versione cd non è elevato, ma il pensiero va a possibili altre opzioni, come i concerti italiani del 1973, riassunti su due vinili nel superbox Fanfare, oppure il concerto di Wheeling del 1977, disponibile nell’archivio Wolfgang’s Vault. Premesso questo, mi inchino estasiato di fronte alla recensione di Beppe Riva, che con la consueta perizia ricostruisce la genesi di quei concerti, aggiungendo tocchi descrittivi che suscitano emozioni e riflessioni. Una vera lezione di stile e di indomita passione.

    • Beppe Riva ha detto:

      Caro Paolo, anch’io nel mio scritto non ho nascosto riserve sull’operazione in sé (quantunque dall’attraente packaging) per i conoscitori del gruppo, ma il nuovo box è pur sempre stimolante per i neofiti, che ci auguriamo possano diffondersi, in omaggio al valore del gruppo. Speriamo dunque che i concerti del Vigorelli e di Roma de te citati, inclusi in “Fanfare”, oppure quest’ultimo “Union Hall, Phoenix” possano trovare spazio anche come singole releases, magari in formati attraenti (vinile colorato o altro). Ciò detto, sono onorato dell’approvazione di un indiscusso esperto degli ELP quale tu sei, e ti ringrazio sentitamente. Ciao

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