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ALBUM & CD

BLUE OYSTER CULT – Resta il simbolo

Di 22 Ottobre 2020Ottobre 24th, 202028 Commenti

Blue Oyster Cult - The Symbol Remains (Frontiers records)

La cosa più triste, vorrei dire orribile, dell’invecchiare è la consapevolezza di perdere, giorno dopo giorno, pezzi di vita, amici, abitudini, speranze e progetti. E dato che la musica è parte fondamentale non solo integrante delle nostre vite, triste e orribile è vedere poco a poco sparire tutte quelle facce e quei personaggi che hanno accompagnato decenni e decenni delle nostre giornate. E’ una emorragia di ricordi, di emozioni, di momenti esaltanti che non abbiamo modo di bloccare. Se già noi abbiamo una…certa età… logico che anche i nostri idoli di gioventù, sicuramente più anziani, siano più facilmente preoccupati di ricordarsi di prendere le pastiglie per la pressione o organizzare il check up annuale, invece di mettersi seduti a comporre nuove, vecchie cose.

Da poco abbiamo perso Eddie Van Halen, e altri se ne sono andati con comunissime malattie, o banali incidenti, qualcuno ha scelto di anticipare da solo l’ineluttabile…e chissà perché sono sempre i più giovani… perché anche gli idoli dei nostri sogni sono umani e destinati ad una normale, semplicissima morte. Sette anni fa se ne andò Allan Lanier, membro fondatore e importante perno del Culto e fu lì che credetti di aver perduto per sempre una delle mie band americane dei settanta preferite. D’altra parte, eccezion fatta per l’attività dal vivo, il gruppo non faceva, al tempo, un disco di studio da tredici anni. Ma dato che l’abitudine al suonare non si cancella, adesso, vent’anni dopo, forse anche per l’iniezione di giovanile coraggio, i BOC riprovano a proporre qualcosa di nuovo.

Diciamo subito una cosa : se quasi cinquant’anni fa era possibile mascherare i propri limiti estetici basando solo sulla “liturgia della parola e della musica” le proprie potenzialità, nel momento in cui il rock and roll cedette alla necessità della presenza, il gruppo avrebbe dovuto immediatamente buttarsi nelle mani di un esperto di marketing. Non che Bloom avrebbe mai potuto competere con Steven Tyler, ma almeno avrebbero potuto risparmiare denaro per una sequenza di video che sono sempre stati al limite del ridicolo. Mezzi promozionali che stridevano con l’immagine, il logo, i testi che il gruppo aveva scelto. Con piccole divagazioni nel rock destinato alle classifiche come la Take Me Away o Burning For You. Niente stracci colorati e testi scanzonati con continui riferimenti sessuali, ma ricerca della fiction, dell’oscuro, dell’immagine alla Lovecraft, per esagerare; questi erano i BOC. Ecco perché la disperata ricerca di un singolo che desse ai cinque l’agiatezza di un po’ di denaro facile è sempre parsa se non comica, quantomeno poco convincente. Qui, oggi, con un titolo che pare profetico, “The Symbol RemainsRimane il Simbolo”, la That Was Me che apre il disco e cui è stato riservato l’onore del primo, ennesimo video superfluo, ci domandiamo ancora perché le mosse di mercato del gruppo siano sempre basate su una logica del tipo… “lo fanno tutti, facciamolo pure noi”. Quel video è tanto semplice quanto inutile. Per capire basterebbe dare un occhio alle cinque facce che ricordano più un gruppo di amici che si appresta a giocare a briscola in un bar che a un gruppo che ha lasciato tracce indelebili nelle vicende del rock statunitense. Altri tre video, di cui il secondo, Box In My Head, se possibile ancora più inutile del primo, con piccoli espedienti grafici che un dodicenne riprodurrebbe con il più semplice dei programmi di editing, è debole almeno tanto quanto il brano, davvero un tentativo fuori fuoco.

Tainted Blood è il terzo video/singolo uscito in sequenza dall’album e mentre Dharma lasciava il solo al Castellano nell’apripista That Was Me, qui è Bloom che gli lascia il compito di cantare una storia d’amore che fa riferimento a due vampiri…”No one to wipe my bloody tears, the life we had for two hundred years”… fa sorridiere, un po’ come faceva sorridere la famosa frase : Joan Crawford has risen from the grave

The Alchemist, anche questo su video fresco di distribuzione, è forse il pezzo che più ricorda i fasti trascorsi, per testo e ed atmosfera… la voce di Bloom si mangia quella di Castellano, ma può bastare ?

Perché proprio come nella briscola cui facevamo cenno in precedenza, le carte migliori Bloom, Dharma e soci, se le sono già giocate da molto tempo. Carte splendide, che nessuna scomparsa potrà mai cancellare, ma che ci riportano a immagini sognanti, a grandi brani, a testi irripetibili. Ecco perché questo disco è tanto atteso quanto inutile. Per me che ho vissuto tutto il meglio dei BOC e che oggi non mi ritrovo in canzoni che provenienti da un gruppo senza quel passato sarebbero gradevoli, ben composte, senza dubbio ben eseguite, ma in cui non vedo e non sento i “miei” Blue Oyster Cult.

Il tempo passa, ahimè, e troppo sarebbe sperare in un livello sempre altissimo di produzione…quanti artisti, dopo aver sfornato capolavori, sono scivolati su una sequenza banale, di livello scadente ? Non accade esattamente con questo disco, ma certamente non è nulla che possa reggere alcun genere di confronto. Qualcosa, e non poco, è cambiato nel gruppo.

Come una bellissima donna che mostra oggi tutti i segni del tempo sul proprio viso e cerca di mascherarli con abbondante trucco, i BOC odierni provano a mantenere vivo il Fuoco di Origine Ignota.

Consigliabile ? Forse sì. Ma per ascoltare ancora una volta la voce di Bloom e la chitarra di Dharma, ma dimenticatevi qualsiasi anche lontano paragone, appassionati del gruppo. Perché Time waits for no one… e chi la cantava sta ancora lì… buon per loro.

28 Commenti

  • Giuseppe ha detto:

    rispetto la tua opinione, ma a me il disco non dispiace e ritengo “the Alchemist” un gran pezzo.
    posso chiedere cosa ne pensa Beppe? comunque è un immenso piacere rileggervi dopo tanto tempo!
    keep on rockin’!

  • Paolo 69 ha detto:

    Ciao Giancarlo,ti seguo con stima dal primo unico ed innarivvabile Metal Shock..scusa se ti contraddico,ma mi pare che i B.O.C. stiano invecchiando benino..
    Il tuo commento l ho trovato,passami il termine..da vecchia zia..
    Cosa ti saresti aspettato?
    Un altro Fire of unknown origin?
    Non credo che sia un caso,ma in termini di vendite su Amazon .it nel settore hard and heavy(che ricordi)è stato best seller per diverso tempo…
    Che si siano tutti rincoglioniti?
    Con grande stima ed affetto..
    Paolo

  • Stefano Cereda ha detto:

    I B.O.C tornano dopo 19 anni con un disco discreto che non deve essere paragonato all`epoca d`oro di Secret Treaties del 1974 e nemmeno al secondo periodo aureo di Fire of Unknow Origin del 1981. Bloom e Dharma nel mentre hanno varcato le settanta primavere e perso gli amici di una vita . Aspettarsi grandi cose da una band che sta avviandosi verso il mezzo secolo di vita non ha molto senso. A mio parere e` da Imaginos dell`88 che i B.O.C. non fanno un grande disco e gli ultimi parti non sono stati certo indimenticabili.
    Detto questo The Symbol Remains nella sua prolissita` di 14 brani possiede almeno 5 brani di un certo livello ( Tainted Blood, The Return of St Cecilia,The Alchemist,Sacred Road e Fight) . Un` altra manciata di brani possono starci mentre per il resto il disco andava asciugato di almeno 3 o 4 canzoni. Poi il fascino per me e` sempre presente e la classe non e` acqua. voto 6.5
    Un vecchio e nostalgico ricordo Giancarlo : sul leggendario Metal Shock i nuovo dischi dei grandi classici avevano quasi sempre il massimo delle stelle o dei pipistrelli (fu una grande trovata !) . Quindi ad ogni epoca le sue difficolta`… ricordando che la rivisitazione in chiave critica solitamente riporta il vero valore dei dischi, che quando escono mancano di un elemento fondamentale, ovvero l`evoluzione storica del futuro. A presto

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      “Their songs are fantasy distillation of reality”… lo diceva la pubblicità statunitense del loro primo disco. Io qui sento solo la realtà. Niente distillazione della fantasia. Ognuno sente quello che le orecchie gli dicono, amici miei… ma vi domando : sta scritto da qualche parte che ogni recensione debba per forza essere piena di aggettivi esagerati ed iperboli ? Perché se è così mi adeguo… 😀

  • Fabio Zavatarelli ha detto:

    Sto ascoltando ora un po’ di pezzi di questo ultimo album, partendo dalla premessa che per me i BOC sono stati importanti ed innovativi veramente sopratutto con i primi tre album ed il Live del 1975. Dopo hanno virato verso l’AOR più spinto salvo poi nei primi anni ’80 rimettersi in carreggiata fondendo le due ere.

    Direi che questo disco è figlio soprattutto del secondo periodo fino a Cultosaurus Erectus e Fire Of Uknown Origin …. mi sembra semplicmeente la versione per il nuovo (???) millennio di quel suono …
    Che dire ….. già quell’era dei BOC non mi esaltava … ed anche ora …..la prima impressione è proprio il suono piatto, poca energia … anzi proprio stanchezza o forse non convinzione …. si sente quel filo di fondo delle melodie alla BOC e parallelamente però si sente come manchi la convinzione e la grinta minima …..
    Certo non mancano alcuni pezzi interessanti … a me personalmente è piaciuta Fight …. e però la produzione appiattisce il tutto in maniera soporifera

    P.S. – I Video: una serie di ciofeche che sembrano uscite dai video del 1981-1982 quando MTV venne lanciata …… ed anche loro … Bloom sembra uno di quei bikers trumpisti imbolsiti da birra e rimbambiti dal colesterolo delle patate fritte e dai tacos ….. non dico che debba ancora vestire il completo da Biker in Pelle Nera … però …..dimagrisca un attimo!! 😛

    P.S. 2 – Vado a risentirmi il primo disco che forse li ritrovo ……

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      …e dicevano che fossi stato cattivo io…

      • Fabio Zavatarelli ha detto:

        ….. Maestro Trombetti …. forse … sono stato io un po’ troppo radicale ……. forse anche nell’ironia per Bloom … personaggio e cantante che ho sempre adorato …. il tempo passa per tutti (egomet in primis) però i Video sono imbarazzanti.
        Sul disco … ho risentito per scrupolo … sì alcuni spunti buoni ci sono, nel senso che la classe non è acqua (direi, nel caso di specie, sempre Vino Rosso Piemontese, Barbera direi) ma manca il punch e il suono.
        Sigh …. mi sono rivisto ieri sera il concerto al Capitol Theatre del 1978 (già nel secondo periodo … più moderato) …… che iniziavano con Kick Out The Jams degli MC5 (e finivano con Born to Be Wild degli Steppewolf) …. e beh …. e beh ….. e beh …. lì erano Nebbiolo … tonificante.
        Scusate il post passatista.

        • Giancarlo Trombetti ha detto:

          … i “miei” BOC non avrebbero firmato un disco come quest’ultimo… che proprio perché sarà quasi sicuramente l’ultimo, avrebbe dovuto lasciare tutto com’era da vent’anni. Forse Dharma avrebbe potuto, magari giustamente, firmare il disco come solista e “ospitare” Bloom… ma queste sono pippe da ascoltatore casalingo… dai, sorridiamoci sopra, in fondo è solo un disco, no ?

  • Tim Tirelli ha detto:

    La vedo come te GCT, e dire che ho letto commenti di noti “giornalisti” musicali dai toni entusiastici. Mah.

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Caro Tim, personalmente diffido di quelli che si emozionano con tutto, per cui qualunque disco è sempre epico,eccezionale, spettacolare. Vorrei tanto che fosse così. Non sbaglieremmo un colpo e non butteremmo via una lira. Invece ne ho buttate molte e ho rimpianto di non aver preso ben altro… niente di personale con nessuno, figurati. In fondo una recensione è e resta una opinione di cui fidarsi fino ad un certo punto perché le orecchie sono sempre diverse e sentono colori ed emozioni diversi. Mi viene da sorridere… ho un amico, una cara persona, uno sicuramente molto informato, che ogni tanto pubblica sui social un po’ dei suoi dischi. Alcuni non li ho mai sentiti neppure nominare…quelli che io definisco “i dischi che neppure chi li ha registrati ricorda di averlo fatto”… i suoi aggettivi sono sempre iperbole, tutto è rosa e fantastico. Per cui non approfondisco mai. Perché esisterà pure una ciofeca ? Una cagata inascoltabile ? Un disco fatto male ? No, per lui, no.
      Tornando ai nostri BOC, temo che si tratti di una chiusura di sipario…strappato.

  • francesco angius ha detto:

    Imparazzante.
    Il primo termine che mi viene in mente dopo aver sentito quest’album.
    Eppure i BOC sono uno dei miei gruppi preferiti, li ho sempre adorati sia nella loro prima fase quella oscura, spaziale, deviante ma eclatante e innovativa, sia nel periodo commerciale di mezzo della loro storia (con la continua ricerca del brano da classifica), sia nella loro senilità con album modesti, ma dignitosi.
    Ma qui si va oltre.
    L’incontro tra i BOC e la Frontiers record è nefasto.
    Eppure stimo tale etichetta per la promozione che fa dell’AOR di classe (genere che è il mio preferito) ma quello che poteva sembrare un matrimonio felice si rivela un vero incubo.
    I tre video sono, come sottolineato, ridicoli e cercare di piegare i nostri a un AOR banale e insulso è una vera bestemmia.
    Il resto è di livello pessimo con canzoni fiacche, una scrittura pessima e lo scimmiottamento di altri suoni sentiti in altri gruppi.
    Dei maestri come loro non possono fare questo !!!
    E’ orribile.
    Solo se mi tappo il naso ( scusate le orecchie) sopporto tutto per sentire ancora quella voce ipnotica e fantastica che canta.
    Peccato che canti porcherie!
    Mi dispiace essere stato duro, ma li amo troppo.

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      … e meno male che mi hanno detto che sono stato cattivo … ti sei guadagnato l’inferno, Francesco 🙂

  • Gianluca CKM Covri ha detto:

    Non ho avuto ancora modo di ascoltarlo. In genere leggendo un po’ in giro ho visto commenti per lo più positivo (anche se ne lessi pure sugli ultimi lavori di Boston e tesla, per me due obrobri o quasi….), quindi sono comunque bello carico…….anche se il tuo articolo mi ha un po’ sgonfiato. L’approccio a questi gruppi ai quali sono particolarmente legato è sempre un po’ titubante. Vediamo dai.

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Gianluca… non devi sentirti sgonfiato come non avresti dovuto eccitarti se avesso scritto che si trattava di un capolavoro… la recensione resta una opinione e come tale va intesa. Puoi fidarti più o meno di chi ti offre il proprio pensiero, ma sei sempre obbligato a fartene uno tuo. Come vedi i pareri sono discordanti, tra i commenti; in aggiunta tutti quelli che compaiono su facebook e non direttamente qua sopra. Prendi, ascolta, giudica, facci sapere.

  • Fulvio ha detto:

    Giancarlo,
    Personalmente trovo il disco non totalmente da buttare…variegato e con alcuni pezzi (forse pochi…) validi.
    Il problema secondo me è l’identità B.O.C. che personalmente sento a tratti solo negli ultimi 4 pezzi (da “The Alchemist” in poi).
    Riguardo il “contorno”:
    Tu hai citato i video inutili: concordo, e questi sono pure tristi…poi io di solito, in caso di anteprime su youtube, li oscuro per concentrarmi sulla musica…quindi non faccio testo. Aggiungerei la tristezza della copertina elaborata con computer grafica e risultato di basso livello (ormai purtroppo uno standard).
    Insomma, The Symbol Remains…but is not the same…
    Visto il richiamo a St. Cecilia potevano uscire come Stalk Forrest Group: non il massimo a livello commerciale ma forse più coerente…
    Un saluto

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Non ho detto di buttarlo… ma che sia deludente e che contenga brani che proprio non avrei voluto sentire dai BOC, sì. Un amico mi ha detto che è un disco della ditta Castellano/Roeser. Forse ha proprio ragione.

  • Alberto ha detto:

    Come per Springsteen, e’ meglio tenersi quella fantastica musica ormai Classic Rock, mentre il rock “vecchietto” mi mette un po’ tristezza…

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      C’è rock “vecchietto” e rock “vecchietto”, secondo me. E tutto sta nella capacità di saper continuare a scrivere grandi pezzi; se non sempre, almeno in buona percentuale.

  • aleR ha detto:

    Ciao.
    A me il disco nn dispiace,  ho risentito echi di  glorie passate. The alchemist (intermezzo alla maiden a parte…) alla ma anche Florida man ( I love the night) Nightmare ephiphany e Return of st. Cecilia. Anche i riffoni pesanti non sono male , vicini al periodo di Heaven forbid o dei due inediti su Bad channels, (lo so per te è robaccia.) Quello che non capisco sono i pezzi tipo Box in my head (vermante brutta)
    Se ai tempi di Revolution by night poteva  avere un senso puntare su pezzi leggerini di facile ascolto radiofonico, oggi lo trovo anacronistico.
    Alla fine della fiera non un disco imprescindibile ma neppure una schifezza (meglio di Club ninja). Voglio vedere il bicchiere mezzo pieno e apprezare lo sforzo anche di mettersi in gioco con pezzi nuovi, piuttosto che l’ennesima rivisitazione dei soliti classici.
    In fondo in fondo qualche carico ancora lo riescono a calare. Non saranno assi ma qualche figura vestita ancora c’è…

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Beh, mi pare una visione realistica la tua. Come già accennato, per me puoi suonare a 90 anni ma mantenendo una capacità di composizione percentualmente alta. Se non sai più scrivere hai due possibilità : goderti le royalties o continuare a eseguire quello che hai fatto in passato. Sperando che un pubblico ti segua. Un esempio è Roger Waters, che senza The Wall, propinato in cento salse e occasioni, senza quello oggi sarebbe a dare il pane ai piccioni a Hyde Park. Anzi, neppure : è proibito da decenni.

  • Marco ha detto:

    La trovo una recensione equilibrata, pacata, in linea con le sensazioni che ho provato ascoltandolo; questo mi conforta, ultimamente, diciamo da quando il WEB impera,leggo troppo recensioni esaltate, sembrano tutti capolavori, anche sulla carta stampata ci sono troppe lodi per gruppi assai modesti con dischi carini e niente più.
    Ma dimmi ti garba la produzione a livello di suoni?

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Caro Marco, una recensione è una opinione. Se chi scrive è onesto, corrisponde alla sua visione dell’oggetto, che non necessariamente deve corrispondere a quella di tutti. Sul mio diario, molti difatti sostengono che sia un buon disco. Un amico mi dice che non si possono fare paragoni con i “vecchi” BOC. Personalmente credo che si potrebbe definire e giudicare il disco diversamente se solo il gruppo non si chiamasse Blue Oyster Cult, se il titolo non fosse Il simbolo rimane, se i riferimenti iconografici e di certi contenuti non fossero in linea (almeno nelle intenzioni) con il passato. In tal caso sono decisamente deluso. Se si fossero chiamati The Red Beer Syndrome, il disco …come preferite e le canzoni le medesime… si potrebbe dire che si fosse un prodotto che cerca di stare in linea con certi dischi del terzo millennio, riproducendone suoni e contenuti.
      Così, per me, non è. Dunque sono deluso. Grazie.

  • Renzo Magnabosco ha detto:

    Ho tutto quello che hanno fatto. Alti e bassi certo. Ma mi piace l’approccio generale. si. Le ultime prove sono ascoltate e dimenticate. Si torna sempre alle origini che ancora reggono . I video non li guardo.resto sulla musica. Lo comprerò a breve. Sempre meglio dell’ennesimo live.

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      I video sono fatti per essere guardati. Specialmente se se ne producono quattro, che è numero da artisti popolari da classifica. Evidentemente chi segue il marketing dei “nuovi” BOC li ritiene utili alla promozione. Avendo lavorato in televisione per decenni, direi di avere sufficienti buoni motivi per giudicare anche la parte video, che trovo davvero di serie B. Io, personalmente, avrei preferito l’ennesimo live. Ma forse era necessario da un punto di vista discografico avere materiale nuovo per tornare in tour…vai a sapere tu… credo che metà dei brani sul disco non meritino di avere il marchio BOC…per i motivi che ho spiegato nella risposta precedente.

  • Fabrizio boggi ha detto:

    Ti dirò….mica male per essere una briscolata….

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