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Ricordo Perfettamente

Nuova musica ? Siamo sicuri ?

Abbiamo davvero bisogno di nuova musica ? Ha qualcosa da dirci la nuova produzione ? Abbiamo tempo per ascoltare brutta musica ?

Non sono un “topo da social”, ma mi trovo spesso a trafficare con facebook, da boomer, cazzeggiando con amici oppure, ogni tanto, sfogando certe mie posizioni sociali o più banalmente da uomo della strada. Non possiedo tik tok, non uso instagram, non frequento altri luoghi. Mi basta la varia umanità che trovo lì sopra. Una grande percentuale dei miei contatti virtuali sono soggetti che realmente conosco o ho vissuto : ex colleghi, professionisti con cui ho lavorato, gente che ho incontrato per scelta o perché lì mi aveva portato il mestiere. Molti amici. Il resto sono soggetti che devono aver avuto, dall’esterno, a che fare con quella “bava” professionale che ho lasciato oppure persone che vivono non troppo lontano dai miei luoghi abituali.

Soffermiamoci sulla prima fetta di questà umanità. Se scansiamo i professionisti della televisione e della discografia, della organizzazione di eventi, e poi registi, tecnici, promotori locali, presentatori, agenzie di vendita format o prodotti confezionati, quel che resta sono gli appassionati di musica : quelli che ne hanno scritto, quelli che ne scrivono, quelli che vorrebbero scriverne e lo fanno sui social.

Fissata questa ultima fetta di contatti, torniamo un momento indietro nel tempo, prima che una riflessione occasionale mi portasse a una conclusione nel merito.

Nella mia casa la zona più vissuta, se si esclude la camera da letto dove prima di dormire mi sprofondo alla tv anche in ore notturne, è quella che va dalla sala alla cucina. In cucina mi diletto quando ho voglia e forza o devo soddisfare ospiti occasionali; in sala ho la mia tv, praticamente sempre accesa…un po’ per compagnia, un po’ per passatempo… e poi il mio camino, l’impianto stereo, una piccola quantità di dischi e cd che periodicamente vado a sostituire con altri che stanno al piano superiore, in quello che chiamo studio. E che poi è il luogo dove si trovano tutti i dischi in vinile; i cd sono piazzati in scaffali lungo le scale che portano al piano superiore.

Il problema è che per anni, per pigrizia o per non aver individuato un punto adatto a piazzare il giradischi…il turntable all’inglese… non ho più goduto del suono analogico. Mi bastava salire le scale, fermarmi alla una lettera dell’alfabeto e scegliere il digitale che mi avrebbe fatto compagnia a camino acceso, mentre scrivo, leggo o mi sdraio nella mia cuccia sul divano e ascolto attentamente.

Periodicamente vago su Amazon – i negozi di dischi, qua in zona sono defunti tutti – o su qualche altro rivenditore on line. Riempio carrelli e carrelli di materiale che poi solo in piccola parte vado ad acquistare. D’altra parte, non so se ci avete fatto caso, ma la vita, anche e forse specialmente in montagna, dove vivo, si è fatta es-tre-me-men-te costosa : l’energia elettrica è più che raddoppiata, il riscaldamento a gas ha costi a livello NASA, l’acqua (peraltro imbevibile, pare da non credere!) costa più del Brunello di Montalcino…ed io sono astemio. Vi risparmio Imu, Tarsu, tasse di variopinto genere perché non voglio deprimermi : fare i conti alla fine del mese è straziante per chi non ha una entrata certa e non dispone di una pensione. Ecco perché i carrelli dei miei sogni vengono via, via defalcati fino a limitarsi a pochi estratti che ritengo, secondo una vena di follia, inevitabili.

Ma lo sono davvero ? Ecco, credo da qui sia partita una riflessione che da tempo mi rimbalza in testa ogni volta che salgo al piano di sopra, nello studio, la stanza meno frequentata della casa.

Tempo fa decisi che la botola sul ripiano in legno che ospita l’impianto stereo e la tv e che avrebbe dovuto contenere una riserva di legna per i momenti di neve o brutto tempo, avrebbe potuto restare chiusa e inoperosa : lì sopra andai a piazzare il piatto Sony, fornito di una nuova testina. In quel momento ricominciai, poco alla volta, a portare in sala brancate di dischi che non ascoltavo da molto tempo, alcuni davvero da decenni.

L’inizio fu timido. Prendevo quei classici che ancora non avevo mutato in pratico digitale, li cercavo…sì…io che un tempo sapevo esattamente dove mettere le mani nella logica con cui avevo suddiviso gli scaffali… ero costretto a cercare, a volte per non breve tempo, tra un gruppo e l’altro maledicendo di non aver mai voluto piazzare il vinile in sequenza alfabetica ma seguendo una mia personalissima logica che, mi resi conto, avevo del tutto dimenticato. Mezze ore a cercare dischi che sapevo di avere ma sapeva la Madonna ed un paio di santi dove cacchio li avessi infilati. Poi, trovati, me ne scendevo giù, li lavavo con acqua distillata dopo un tempo immemore e li piazzavo, pronto a rialzarmi a girare la facciata dopo… ben poco tempo.

Quello che iniziò ad accadere fu frutto proprio di quell’ordine dimenticato. Ricercando una cosa inciampavo dentro altre che non sapevo nemmeno di possedere : ogni ricerca diventava una scoperta di immagini e note dimenticate. Copertine che sapevo esistere ma che non aprivo da una vita, dischi abbandonati ma di cui, una volta avuti in mano, ricordavo persino dove li avessi acquistati e quando. Perché un tempo comprarsi un disco in vinile era una emozione : stavi un’ora o più a sfogliare scaffali, guardavi copertine e note senza necessità di scansare gli occhiali, gustavi le immagini ancor prima di godere del contenuto, chiedevi notizie a chi stava accanto a te, il negoziante veniva a parlarti e se nel negozio eri di casa potevi anche ascoltare mentre sbavavi tra una fila di contenitori e l’altra. Cose dimenticate, che non si vivono più, una magia scomparsa. Così come arrivare a casa con quell’oggetto grande di cartone con dentro un pezzo di vinile diventava una sequenza rituale, come il fumatore di pipa…quale sono stato per breve tempo… che prepara con attenzione e rispetto la propria pipa, dopo aver scelto l’essenza di tabacco che andrà a miscelare e premere nel fornello. Emozioni e riti che sono scomparsi e che nonostante alcuni lo credano possibile, non ritorneranno.

E’ così che ho iniziato a scendere le scale di casa, sfoggiando ai pezzi di plastica in digitale i loro nonni, di cui avrebbero dovuto essere gelosi. La mia dimenticata sequenza logica mi portava ogni volta a recuperare suoni e dischi del tutto dimenticati, abbandonati.

E qui devo sottolineare un punto importante : ascoltare, riascoltare un disco che si è sepolto nella memoria, dopo anni di volontaria assenza non è proprio come ascoltarlo spesso. Il gusto si è modificato, il senso critico affinato, l’orecchio è più attento all’insieme, molto più maturo direi, e scopre di seguire…che so?… maggiormente i fiati o la batteria invece della chitarra che un tempo, da ascoltatore ancora da sgrezzare, era la prima cosa che doveva emergere… “quelle note alte in fondo alla tastiera che piacciono tanto alle classifiche”, come diceva Zappa quando saliva su tonalità più basse in vetta alla sua tastiera.

Ed ho iniziato a scoprire… davvero : scoprire… che certi dischi che avevo apprezzato ma non degustato, erano ancora di una bellezza sconvolgente. Che cinquant’anni fa non ero riuscito ad assaporare melodie ma sopra ogni cosa armonie, arrangiamenti, raffinatezze che nella fretta di… buttare giù… avevo mescolato in un unico giudizio.

Scoprivo che Diamond Dogs era un disco splendido, che Bowie un attimo prima di tuffarsi nella elettronica aveva composto cose solo apparentemente semplici. Che Weather Report avevano portato oltre la lezione imparata da Miles e le ritmiche erano così moderne e presenti, che potevano oscurare il sax e le tastiere di due mostri come Zawinul e Shorter. Che Rory già con i Taste era un… milione di anni avanti… che i Purple di Machine Head avevano creato un mondo nuovo, che i Man di Maximum Darkness sembravano nati in California e che la vera California aveva dentro anime folk, country and western, psichedeliche, progressive che le avevamo negato o messo in secondo piano per leggerezza.

Scoprivo che i Traffic avevano scritto cose devastanti per bellezza proprio quando da noi si scrivevea che erano finiti, che la scuola jazz rock inglese era così attuale e poderosa da far imbarazzare qualsiasi tentativo attuale di riprodurla, che Nucleus, If, Hatfield and the North, Colosseum, Gong erano dei veri geni, che anche chi era riuscito a incidere solo un disco o due… i May Blitz, High Tide, Quatermass per citarne un paio… erano decenni avanti al mondo che credevamo di conoscere… che gli Allman e tutto il sud fino ai Point Blank avevano mescolato jazz e blues e heavy rock ben prima di lasciare pietre miliari come i classici Live… che gli Amboy Dukes o Ursa Major o i Groundhogs, sempre per citare a caso, avevano scritto brani bellissimi… che i Beatles erano molto più belli e sorprendenti proprio nei brani meno noti, che Stones avevano scritto centinaia di cose immortali che non ascoltavamo mai, che i Floyd meno amati erano incredibili, come i Tull o gli Yes… ma forse, sopra ogni cosa, che quei suoni , quelle composizioni, quegli arrangiamenti possedevano un fascino che anche se dimenticato era incredibilmente attraente, bello, unico, raro, diverso.

In sostanza : che quella stanza poco frequentata era piena di musica meravigliosa che avevo messo da parte. Ecco, immagino la domanda che vorreste pormi : ed in tutto questo, cosa c’entrano i social e i contatti di appassionati scrittori musicali ? Semplicemente che noto oggi in costoro la voglia, oppure la personale necessità di farsi vedere “al passo con i tempi”, il desiderio di andare a cercare nuove cose di nuovi impronunciabili sedicenti artisti perché…forse perché, immagino io… legarsi al solo passato, per quanto luminoso, non ti fa risplendere come un aggiornato divulgatore, sempre attento ed in prima linea. E questo sia che si dilettino su un periodico o sia che pubblichino sul proprio diario facebook.

Ho provato, in buona fede. Quando vedo che più d’uno citano qualcuno mi metto alla ricerca e tasto il terreno. Ma dopo pochi minuti mi tornano in mente una mezza dozzina di quei dischi che tengo in studio e mi chiedo perché debba io star lì ad ascoltare la copia di un qualcosa di originale che possiedo già.

Mi viene in mente una frase che mi rimbomba troppo spesso nel cervello; forse proprio perché mi rendo conto che il tempo di cui disponiamo è sempre più limitato e concludo che… non ho più tempo per perderlo ascoltando brutta musica copiata da quella buona.

Se ho un’ora, disteso sul mio divano, voglio ascoltare musica originale, di chi, pioniere, ha creato orizzonti meravigliosi, quelli di cui parleranno ancora tra cent’anni, con ammirazione. Non ho più tempo per scoprire …o far finta di averlo fatto … nuovi gruppetti che suonano come gli Stones con ritmi più serrati o come i Free senza avere Paul Rodgers alla voce, come i Rush senza avere la loro tecnica anche compositiva.

Non ho davvero più voglia di impegnare le mie finanze per comprare un disco che mi dicono suoni come i Led Zeppelin ma con una voce che a me ricorda solo una copia di Geddy Lee, non me ne frega niente. E se solo avessi ancora un barlume di logica residua, non dovrei nemmeno più preoccuparmi di portarmi a casa nuovi cofanetti di vecchi suoni che possiedo già. In tutta sincerità possiedo già sufficiente Musica per permettermi di ascoltarne di diversa ogni giorno fino alla fine … del mio archivio.

Per questo, pur comprendendo la volontà di chi ha bisogno di mostrarsi in grado di citare venti nuovi dischi di altrettante band al mese, ognuno cerca la propria gloria come preferisce, dichiaro ufficialmente che non ho più tempo né voglia per far finta di credere che esista ancora qualcosa di nuovo, di coraggioso.

Non ho voglia di mistificare entusiasmo per il milionesimo gruppo metal che scopiazza le centinaia di band che lo hanno preceduto, non ho voglia di fingere sorpresa per il miliardesimo titolo su massacri, satanismi e desiderio di sangue, mi vergogno di sprecare aggettivi e iperboli per gente che se solo ascoltata a occhi chiusi, senza conoscerne nome e provenienza, nessuno saprebbe individuare, mi sembra ridicolo falsificare i miei gusti tentando di sostenere di fare conferenze sul gruppetto scoperto tra le pagine di qualche rivista straniera che deve pur vivere e convincere un qualsivoglia lettore che dovrà rinunciare alla pizza per comprarsi il miliardesimo clone dei…boh ? Maiden, Motorhead o Metallica ?… non credo più alla freschezza di quarant’anni fa, figuriamoci a quella di cinquanta o più. Mi sale l’angoscia quando leggo frasi e aggettivi e emozioni che non so se regalerei alle basi fondanti della nostra musica, sono imbarazzato quando leggo opinioni sempre rigorosamente positive ed esaltanti che mi paiono partorite da un ego smisurato, da desiderio di essere compiaciuti o da interessata malafede. Mi sconvolge scoprire che ci si è inventato un altro nome per un’altra supposta nuova tendenza, un cassetto vuoto per una musica che non ha nulla di sorprendente da offrire.

Non credo più che vedrò mai emergere i nuovi Faust, i nuovi Zeppelin, un nuovo Zappa o Hendrix, un liricista come Cohen o un compositore come McCartney. Tutto questo, forse, molto forse, avverrà in un’altra era, quando una variabile impazzita contagerà questo mondo di replicanti.

E anche se credo che se davvero emergesse una variante alla piattezza attuale non riuscirei a tenermene lontano, oggi affermo che il boomer che ha attraversato i sessanta, i settanta e gli ottanta purtroppo già ben operativo, sceglie di amare le proprie vere radici e dimenticare le punte dei rami secchi.

Che, infine, aveva ragione il caro vecchio David Gilmour quando disse che … “ai miei tempi componevamo musica guardando avanti; oggi si scrive guardando indietro”.

Noi eravamo già avanti, non abbiamo bisogno di far finta di farlo oggi.

30 Commenti

  • Maurizio ha detto:

    Mi ritrovo in molto di quanto scritto anche se purtroppo non ho lo spazio e centinaia di CD e vinili sono segregati in cantina (dove però c’è il TERZO stereo…). Si, c’è tanta ottima musica che va riscoperta e rivalutata del passato, che possiedo e non ho mai potuto ascoltare col dovuto metodo,perché ho le mie preferenze e i miei classici. Quindi non bisognerebbe cercare più nulla e godersi il passato che non torna più perché non c’è niente di nuovo?? Si,sono d’accordo; poi però per caso mi compro per curiosità un CD di Lainey Wilson, molto lontana dai miei Riot, Maiden, Diamond Head e se vogliamo anche da Lynyrd Skynyrd e Molly Hatchet, e…improvvisamente, si riaccende una luce. Bisogna sempre cercare e essere curiosi, ragazzi….

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Ogni tanto ci provo… e aumenta lo spazio occupato…

    • lorenzo ha detto:

      Mamma mia. Leggendo il pezzo mi sembra di vedere me stesso davanti al camino dei miei genitori, fortunati possessori di un bel camino funzionante, ad ascoltare vinili. Ho sperato nel funzionamento e fortunatamente, scusate il gioco di parole, la fortuna mi ha arriso, nello scoprire che il mio vecchio impianto era ancora ok. Quindi fiamma naturale, George Benson, oppure Rush o Yes. Mai impegnato il tempo nel modo migliore. Se proprio esagero, due dita di Caol Ila e magari sfoglio vecchi numeri di Rockstar, Tutti frutti. La musica odierna? Credo di non sapere volutamente più nulla o quasi. Specialemente quando leggo certi trionfali proclami, per gruppi che… preferisco non aggiungere altro. Buona vita a tutti

  • Stefano Cereda ha detto:

    Articolo interessante che riprende il fenomeno del “passatismo” che Simon Reynolds ha stupendamente affrontato in Retromania, sua libro del 2010.
    Tutto vero, gli anni d`oro del rock del jazz e del blues sono passati e non torneranno piu` semplicemente perche` ogni epoca contestualizza la societa` in cui viviamo. E` altrettanto vero che spesso “noi vecchi” siamo traditi dalla nostalgia per suoni e musicisti che hanno edificato generi e stili di quando eravamo ragazzi.
    Gli anni 2000 sono stati gli anni delle commistioni, o quando non c`e` stata sufficiente fantasia, della ripetizione di cliche` che finiscono presto per essere dimenticati. Nonostante tutto, band come Meshuggah, Tool, Enslaved , Mastodon, Haken e Leprous (tra i primi che mi vengono in mente) hanno ancora il coraggio di provarci, componendo musica non banale e senza clonare i grandi maestri.
    Nell`hard rock le cose stanno diversamente . Il genere dal punto di vista stilistico e` morto ed oggi si puo` lavorare sulla produzione piu` che sulla sperimentazione. Rival Sons, Alter Bridge, Marcus King Band, Joe Bonamassa o Blood Ceremony partono da basi classiche e non possono scappare da modelli imprescindibili siano questi Doors, Cream, Led Zeppelin, Black Sabbath, Jimi Hendrix ecc.
    Come il blues, anche l`hard rock ha da anni raggiunto una immortalita` classica che non lascia spazio all`innovazione.
    Il jazz diversamente trova periodicamente nuove forme di innovazione grazie al coraggio di alcuni musicisti come e` successo negli anni 80 e 90 con Pat Metheny o John Zorn oppure negli anni dieci del 2000 nella nuova scena di Londra dove The Comet is Coming, The Sons of Kemet, Shabaka and Ancestor e tanti altri hanno rivitalizzato il genere unendo elementi di afrobeat, soul, elettronica, prog alla matrice jazz.
    Pero` si, come e` bello mettere su un bel piatto un vecchio vinile 180 grammi dei Gentle Giant ed ascoltarne profondita` e fruscii !
    Complimenti per il blog e la passione !

  • Enrico ha detto:

    Vi leggo da tanto, ma non ho mai commentato.
    Adesso veramente non potevo farne a meno.
    Grazie, grazie, grazie, per questo articolo: ora posso comunicare il mio pensiero più facilmente, mi basta linkare questo.
    Condivido tutto, e pratico questo approccio da almeno dieci anni (forse anche di più). Ancora quasi ogni giorno scopro musica “nuova” (personalmente non vado oltre i primi anni ’90, tranne che per qualche “vecchio” che ha continuato a produrre cose interessanti) e questo mi basta, anzi mi dà tanto. Non ascolto più attraverso i vinili, però. Troppo complicato e dispendioso.
    Quando ti ho letto non c’era ancora nessun commento e ho pensato: forse è troppo “passatista” e saremo veramente in pochi . Vedo ora che non è così e che, anzi.
    Enrico

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      I commenti mi arrivano specialmente tramite Facebook dato che riporto tutte le nostre nefandezze lì… ma sentiti libero, se ne avrai voglia, di scrivere quando ti va… in tutta onestà pensavo che saremmo stati molti meno a pensare che il nostro tempo merita di non essere sprecato. Grazie.

  • Roberto Torasso ha detto:

    Condivido ogni parola che hai scritto soprattutto quello che continuo a ribadire incessantemente,chi non ha vissuto l’era analogica non potrà mai capire il fattore emozionale di scoprire la musica anche fisicamente…i negozi di dischi che ormai sono una rarità oggi erano come templi dove rifugiarsi in adorazione di vinili sfoggiati negli scaffali,e bramavo per aver questo o quel titolo e languivo di curiosità nei titoli di gruppi sconosciuti che avevo solo sentito nominare nei vari magazines compreso quelli cui scrivevi tu o Beppe… sono d’accordo sul fatto di non aver bisogno di ascoltare nuova musica soprattutto perché non mi entusiasma quello che sento da una ventina di anni a questa parte nonostante sventolino i critici da Web nomi come profeti del moderno e messia del futuro…. non mi interessa essere considerato retrogrado,anzi ,ad un certo punto ho fatto marcia indietro e ho sono andato a ritorso della storia, alle radici,ho scoperto,imparato ed amato quello che nel mio ardore giovanile non riuscivo a capire ed apprezzare…ora , padre di due splendidi bambini ,le priorità sono altre e le spese per la musica sono depennate ma i vecchi vinili rimangono nel loro scaffale e nonostante sappia che alcuni di essi hanno un valore monetario interessante non riuscirei a separarmene.. sarebbe rinnegare quelle emozioni e quei ricordi …

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Mai smettere di scavare nella musica del passato, però… non bisogna abbandonare le passioni, Roberto. E ogni tanto dai un occhio agli scaffali…

  • Umberto ha detto:

    Ho anche pianto, leggendo. L’età. Grazie G.T.

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      …l’età, una bruschetta nell’occhio (cit.Elio) o la quantità di fesserie scritte ? 😄😄😄

  • aldo ha detto:

    Non c’è dubbio che la nostra generazione è stata fortunata. Eravamo giovanissimi quando erano giovani i Beatles i Rolling, i Led , ma anche Cohen e De Andrè. Siamo nati col rock, vissuti in parallelo ai grandi registi, scrittori, poeti e musicisti dagli anni ’70 almeno alla fine del millennio. Siamo stati fortunati perché, eravamo solo dei ragazzi, ma abbiamo costretto gli adulti a riconoscere, per la prima volta nella storia, che non esistevano solo i bambini e gli adulti ma: “esistevano i giovani”. All’epoca eravamo come dei marziani ma era pieno il mondo di questi marziani e si riconoscevano fra loro, senza confini ne barriere e la musica li legava fra loro e loro si legavamo alla musica.
    Un epoca così non tornerà, perché la storia non si ripete, al massimo fa rima. Pur comprendendo il tuo ritiro nel passato, il mio sentire è molto diverso dal tuo . Forse perchè ho tre figli, forse perchè non ho mai pensato che si “stava meglio prima”, forse perchè il mio giorno preferito è sempre stato:”domani”, son convinto che i nostri giovani, da qualche parte del mondo, stanno cercando e forse lo troveranno, non tanto un nuovo linguaggio musicale, ma un nuovo modo di riportare sullo stesso pentagramma, le note, le emozioni, le idee, le speranze e l’amore che tutto connette e tutto spiega.
    La musica è la materia invisibile dell’universo e cerca tutti i giorni qualcuno che le dia una forma che gli altri possano percepire, anche attraverso una piccola tastiera da bambini con i tasti colorati e il suono un pò metallico.E prima o poi lo troverà.
    Quando accadrà questo? Ce ne accorgeremo quando sarà già successo, come tutte le cose importanti che cambiano il mondo.Non abbiamo fretta.

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Che si sia stati fortunati, Aldo, è certo. Che qualcuno in futuro possa avere la medesima fortuna è cosa di cui dubito. Provo ad ascoltare… ad ascoltarmi intorno… perché la musica ci circonda, ma i contenuti , il coraggio, la creatività , il genio se non ce l’hai non te lo regala la storia.

  • Monik ha detto:

    Bellissimo!

  • Alfredo ha detto:

    Ciao Giancarlo,
    letto due volte in rapida sequenza e posso dire banalmente che sono d’accordo. Anzi quasi posso dire che hai frugato nella mia testa (concedimi la battuta) e spiegato meravigliosamente quello che è anche il mio pensiero.
    “Noi eravamo già avanti, non abbiamo bisogno di far finta di farlo oggi”, ho provato a spiegarlo negli ultimi anni con scarsi risultati anche ai miei figli, ma evidentemente non sono stato abbastanza bravo. Alla fine della fiera e dato che ho più vita dietro le spalle che quella che mi resta posso solo godere riascoltando quel periodo musicale, ognuno di noi scelga quel che gli pare, senza fretta e con la consapevolezza che è la musica di quegli anni che mi fa stare bene.
    Grazie
    Alfredo

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Era quello che ho cercato di spiegare, Alfredo : una paura del tempo che vola insieme al fastidio di chi crede di averne… e forse lo spreca. Grazie a te per il tempo che mi hai regalato.

  • Adriana Romano ha detto:

    La mia considerazione riguardo l’inutilità (passatemi il termine) della “nuova musica” alternativa è molto pragmatica.
    Nel 2014 mi trovai costretta (a causa di un litigio con il Capocomico della Compagnia Teatrale per la quale lavoravo come organizzatrice e promoter) a realizzare, completamente sola e senza budget, il mio primo lavoro teatrale, l’Orlando Furioso (mi occupo di Teatro Scuola specifico settore che offre uno strumento didattico altenativo rispetto ai libri e alle spiegazioni dei docenti).
    Dovevo dunque confrontarmi con un testo immenso, in bellezza, complessità di scrittura e intreccio, fino all’inverosimile. La mia Musa ispiratrice (il Panico) comiciò a cercare risorse nella mia mente…Orlando Furioso? Sì al liceo l’ho fatto per forza…mi ricordo Astolfo sulla luna, ma poi? Ricordo solo un gran caos. Ma ricordavo anche, vagamente, che in televisione, in prima serata ai tempi della gloriosa RAI, andava in onda un film a puntate sull’Orlando Furioso. Vado su google e trovo: Orlando Furioso di Luca Ronconi ed Edoardo Sanguineti sceneggiato televisivo 1975…è lui, mi dico, e mi si propone anche l’acquisto per pochi euro del DVD con l’opera integrale ….. incredibile !
    Arriva il giorno dopo, due DVD di film e, neanche a dirlo, mi innamoro all’istante e decido: va bene parto da qui e, da un bellissimo reperto, trovo ispirazione per mettere in scena uno spettacolo teatrale multimediale. Estrapolai dai due DVD le sequenze che meglio si sarebbero prestate, per qualità ed incisività di immagine, ad essere proiettate su di un fondale che sarebbe stato la scenografia “animata” del mio spettacolo. Gli attori dal vivo replicavano i movimenti e davano voce, a ciò che giovanissimi Michele Placido, Mariangela Melato, Ottavia Piccolo e via dicendo, rappresentavano sullo schermo/scenografia. Bello, bene, ma come colmare la mancanza del potente impatto visivo dato dall’opera di Ronconi, laddove il testo non poteva essere supportato per vari motivi da tale gratuita bellezza? Con la musica!! Pensai…sì, ma…che musica?? Come lo trovi un commento musicale adatto ad una simile opera in endecasillabi? Devo affidarmi, mi dissi, ad un compositore che mi scriva qualcosa ad hoc. Sì, ma …anche se Tizio è tuo amico, quanto vorrà? E allora, mentre mi interrogavo su questa questione avvenne il “MIRACOLO”, proprio così.
    Mentre cercavo di adattare alla piece la bellissima e lunghissima parte dell’Orlando Furioso in cui Ariosto tratta la Follia di Orlando, nella mia testa cominciai a sentire una musica che…sì, ci stava proprio bene con quello che leggevo, e più andavo avanti con la lettura e più questa misteriosa musica seguiva, ma…che musica era? Ce l’avevo, di questo ero sicura, ma chi era? David a Berlino? Brian Eno? E intanto più andavo avanti nella lettura e più la musica si fondeva con la musicalità dei versi fino ad emozionarmi profondamente. Ok, forza, mi dissi, ora ti metti lì all’impianto , tiri fuori tutti i dischi indagati e cerchi. Sense of Doubt (Bowie). Parlo di “Miracolo” perchè, non solo ebbi conferma che il pezzo ci stava eccome, ma non ebbi nemmeno bisogno di tagliarlo, anzi, potei lasciare la suite con Moss Garden (Bowie, Eno) perchè, e ancora oggi non me ne capacito, l’intera durata dei due brani in sequenza accompagnava e suggestionava alla perfezione tutta la Follia di Orlando e l’inizio del Ritorno in sè, ma non solo, il passaggio al secondo brano è dato dal decollo di un aereo che non meglio poteva suggerire l’uscita dal buio della follia, e devo dire che il mio attore (Paolo Orlandelli) riuscì benissimo a realizzare ciò che avevo in testa e …sul disco. Poi, una volta preso il via, mi venne in mente un altro bellissimo brano di trombe impazzite da The Man With the Horn …per il Castello Psichedelico.
    Insomma, il risultato fu uno spettacolo fantastico che ho replicato per quattro anni in matinées per i licei in tanti teatri italiani.
    A me dispiace per il mio amico compositore, ma, la musica nuova non fu necessaria.
    Ah…sapete invece che musica si accese nel mio cervello sul buio della fine dello spettacolo? Manichini di Renato Zero!! Non inorridite, vi prego, è stata una mia passione giovanile (fin quando è stato bravo bello e fico) e, sugli applausi appunto, parte il filmato di un Manichini Live, quando Renato era ancora bravo bello e fico.
    Del resto tutti i personaggi dell’Orlando Furioso sono o non sono manichini manovrati da un incantesimo?
    P.S. Per l’utilizzo del fim di Ronconi ebbi ufficialmente il beneplacito delle TecheRAI e per i brani utilizzati ho pagato i diritti d’autore alle S.I.A.E. ….ma tanta bellezza mi è costata davvero poco

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Bel ricordo… io per la follia avrei trovato molte cose. Per un anno ho regalato un po’ di tempo a una radio, recentemente, e una puntata era proprio sulla follia…

  • Roberto Del Soldato ha detto:

    Caro Giancarlo… Parli per me! Dopo 20 anni di ascolti musicali solo via mp3 e similari su PC e smartphone, pochi mesi fa ho rispolverato e aggiornato il mio impianto stereo, comprato un nuovo mobile ad hoc per contenerli assieme ai miei Lp e cd e… Ho ricominciato a godere veramente!!! Non solo per la qualità dell’ascolto, ma anche per recuperare il piacere e l’emozione di toccare, leggere, guardare mentre ascolti! E soprattutto per recuperare il GIUSTO TEMPO, ascoltando in poltrona, comodo, senza fretta, da solo o con un vero appassionato o con un giovane che abbia DAVVERO voglia di Ascoltare con la A maiuscola.
    Che dire, sono quasi d’accordo su tutto., divergo solo sul fatto che provo la stessa emozione di un tempo quando acquisto qualcosa a una mostra mercato o quando mi arriva il pacco online (di musica datata, naturalmente).
    Potrei sintetizzare la mia opinione dicendo che, riferendosi ai generi che a noi interessano, se nei 60/70 l’80% di ciò che veniva pubblicato era almeno buono per non dire ottimo, la percentuale è scesa gradualmente negli 80, per arrivare al 20/30 % max nei 90, e alla miseria attuale, da misurare in decimali.
    Siamo vecchi nostalgici,? No. Le note sono 7, e per quanto apparentemente infinite siano le loro combinazioni ormai è davvero difficile inventarsi qualcosa di nuovo (ci si accontenta quando si ascolta qualcosa di già sentito ma con un tocco perlomeno personale e originale).
    Grazie del pezzo, ti leggo spesso e volentieri. E forse dovremmo organizzarci e ritrovarci per condividere un po’ di ascolto emozionale.

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      … tu truffi… 😄😄😄 comprare materiale d’annata è quasi come averlo comprato al momento giusto… quasi… certamente: ascoltare non è sentire è la musica di oggi viene sentita e basta. Ne parlavo pochi giorni fa : i metodi di fruizione ti portano a un distacco progressivo. Noi amavamo quello che usciva dalle casse di casa…

      • Roberto Del Soldato ha detto:

        Hai ragione… E quando li trovo un po’ sciupati e vissuti i è meglio così posso fare finta che fossero miei! 😂. Ma i miei 250 originali hanno un altro valore affettivo , è chiaro

  • Chiara ha detto:

    💖

  • Anna ha detto:

    La musica x me è un accompagnamento irrinunciabile della vita, pur ammettendo di non averne sostanzialmente che una superficiale conoscenza… Pure io credo di aver capito il sentimento che hai raccontato… È lo stesso, io credo, che mi induce a ricercare la vicinanza dei vecchi veri amatissrimi amici senza voler sprecare tempo e/o energie x farmene di nuovi… dedicare tutti gli spazi ancora fruibili a ciò che vale davvero e fa parte di noi, ci appartiene e dà spessore e senso e identità alla nostra storia personale….

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Il concetto del tempo perduto direi che sia applicabile a qualsiasi attività o impegno… che te lo fa sprecare. Vale anche e soprattutto per i bipedi che ci circondano. 🙂

  • Lorenzo ha detto:

    Buonasera Giancarlo.
    Sfondi una porta aperta.
    Io ho 48 anni e ho cominciato ad ascoltare musica seriamente (e a collezionare) 30 anni fa.
    Per tanto tempo ho portato avanti acquisti di cose nuove parallelamente ai cosiddetti classici, ma ormai da alcuni anni ho sostanzialmente smesso di comprare musica nuova. Dico comprare perché senza il supporto fisico non c’è musica.
    Nel tempo ho messo insieme una collezione (in CD) più che rispettabile ma tutte le volte che leggo un articolo su questo blog scopro che mi manca ancora un sacco di roba, motivo in più per dedicarsi all’archeologia musicale, tranne pochissime e selezionate novità.
    Avere la consapevolezza di avere molte lacune nella mia conoscenza musicale quasi mi consola, ci saranno ancora tanti vecchi dischi e ristampe costosissime da recuperare, che mi terranno lontano dalle pseudo novità.

  • Renzo ha detto:

    Cazzarola! Condivido anche le virgole (e anche quello che hai negli scaffali). Però ogni tanto ci casco ancora. Leggo qualche recensione e mi scappa di provare comprare un disco da uno o due ascolti. Mi dico “Beh dai. Bello!” Ma se lo rivedo per caso dopo sei mesi, non riconosco nemmeno la copertina. Leggo il nome e mi chiedo “Chicazzè?”. Allora vado a concerti di settantenni, perché ai tempi non avevo i soldi per vederli da giovani e poi vivo nel “centro d’Europa” come dice la pubblicità turistica, il che vuol dire lontano da tutto. Mi piace. Mi diverto ancora. Ieri sera ho fatto due chiacchere con John Greaves (73 anni e pianismo e voce lucidissimi – memoria un po’ meno) mentre mi autografava Henry Cow e National Health. Ma ho parlato anche con Annie Barbazza, trentenne di Milano/Piacenza, scoperta da Greg Lake e cresciuta – parole sue – a Crimson, Zappa e Residents – già mi piaceva, ma ora sono innamorato 🙂 . Ecco, ho ancora fame di musica, di suoni. Ho ascoltato tonnellate di musica ma mai come i professionisti della stessa e forse questo mi salva. C’è ancora tanto che mi sono perso e la fame è tanta. Devo solo muovermi perché la triste mietitrice sta’ facendo gli straordinari con i musicisti.

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Renzo… nessuno… e sottolineo nessuno… ha la possibilità di ascoltare tutto. Molto ci sfugge e ammetto di sforzarmi a recuperare cose che… anta anni fa ho trascurato o sottovalutato. Fa parte della nostra passione : bisogna tenerlo in conto. E non fidarsi mai di chi sa tutto e ha ascoltato tutto : perché semplicemente non è possibile.

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