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Ricordo Perfettamente

Sign Of The Times

Restano sempre uguali a se stessi i nostri gusti musicali ? Per qualcuno è bene riderci sopra.

Capita a volte di far cenno alla musica che ascoltavi venti, trenta…quaranta… facciamo cinquanta anni fa. E tu stesso, rivedendo ai tuoi gusti e ai dischi che compravi, hai un moto di affetto…o fastidio…dipende dal soggetto cui stai pensando. I gusti cambiano, grazie a Dio, e i ragazzini che oggi ascoltano il growl si-cu-ra-men-te un giorno se ne vergogneranno almeno un po’. Anche se magari non lo ammetteranno mai. I più intelligenti cambieranno look e cognome per garantire la presa di distanza, spero per loro… I gusti cambiano e le orecchie si affinano, riusciranno, un giorno ad apprezzare altri strumenti oltre a quelli cui le loro orecchie sono oggi limitatamente attente. Per alcuni sarà la scoperta del suono delle tastiere, per altri degli strumenti a fiato. Si scoprirà che il jazz non è un nemico da combattere e che, anzi, la commistione con alcuni generi li renderà molto più soddisfatti. Si scoprirà che il funk nero mescolato con o senza elementi di rock è sano e piacevole. Si scoprirà che una chitarra acustica non è lo sterco di Satana e che i testi possono andare oltre qualsiasi riferimento a messe nere o massacri o amenità del genere. Che il Mondo Reale ha altre priorità da raccontare e che è più probabile avere come vicino un pedofilo o un violento che picchia la moglie invece di un satanista che organizza viaggi nel tempo insieme a Doctor Who.

Così mi ricordo di quando, non mi fate fare i conti, il mio pusher di musica, appassionato jazzista, disse a un ragazzino imberbe che comprava long playing a 1800 lire… “un giorno arriverai ad ascoltare jazz pure tu”…Forse non sono e non sarò mai un purista, ma adesso ho il piacere di godere di Miles Davis, di Coltrane, di una sezione di fiati, delle follie di Zappa che respiro, a Dio piacendo, finalmente a pieni polmoni, senza soffermarmi sui suoi assolo, ma approfondendo le linee di basso, gli interventi dei fiati, la differenza tra i vari, eccezionali, batteristi. Certamente, un giorno parleremo di Zappa, ma anche dei Gong o dei Little Feat e di tutti quei gruppi che, a mio parere, grazie a una gestione scellerata della stampa locale nei sessanta/settanta e anni a seguire, all’innamoramento tutto italico per il punk, sono stati non solo dimenticati, ma totalmente ignorati o addirittura mal raccontati e denigrati e immolati alla causa di certe povere schifezze che hanno avuto solo il merito di aver fatto buttar via al giovine Giancarlo molti piccoli e sudatissimi soldini. Troppi, ripensandoci oggi, basandosi solo su una fiducia mal riposta. Dischi che oggi non insozzano più le mie librerie ma che scelsi di acquistare fidandomi del recensore di turno.

So bene che dicendo questo sto implicitamente accusandomi anch’io di aver convinto alcuni a comprare qualcosa che proprio avrebbero evitato di portarsi a casa, ma in buone fede spero che sia poca cosa, se solo comparata a anni di nefandezze che ancora oggi gridano di essere vendicate.

Chi siano ve lo direi sicuramente perché certe parole di certe recensioni ancora mi rimbombano in testa dopo decenni… e vorrei davvero potervi mostrare cosa venisse scritto in certi anni ma non ne ho più possibilità perché non ho più i giornali dell’epoca, e dovremmo quindi basarci solo sulla mia memoria o sull’aiuto che vi chiedo ufficialmente in questa sede : se avete vecchi settimanali o mensili degli anni 60/70/80 , vi prego, fatemi una bella foto o meglio ancora una scannerizzazione e fornitemela… ci faremo un sacco di risate… aggiungerò ai miei ricordi le vostre segnalazioni… sarà meraviglioso…

Nel frattempo, vi ammetto che alcune cose che ascoltavo negli anni ottanta mi fanno oggi sorridere. Un po’ per un aspetto esteriore davvero oltre le righe, un po’ perché non si può non sviluppare, con il tempo, un minimo di senso critico che quarant’anni fa era spesso in secondo piano per spirito di professione o per quel desiderio di esaltazione di certe nuove mode. E se talvolta, ad esempio, la musica resta di buona qualità, vedere certe capigliature cotonate, certi vestiti carnevaleschi, certe frange colorate, foulard, eyeliners, unghie laccate fa oggi sinceramente sorridere. In alcuni casi vera tenerezza.

Come eravamo scemi”… mi viene certe volte da pensare… e credo che la prima pacca sulle spalle a risvegliarmi dal torpore me la dette lo stare nel retropalco, a volte, di certi festival, certi concerti di cui avevo organizzato le riprese per una televisione che oggi non esiste più. Se un tempo nei camerini vedevi i musicisti provare e riprovare con le chitarre o con improvvisate batterie prima di salire sul palco, se i racconti tramandano di famosi artisti che approfittavano del tempo nel backstage per comporre o semplicemente parlare di musica cercando nuovi arrangiamenti dei propri brani, negli ottanta entrare nella zona camerini era come andare da un parrucchiere per signora, con la lista delle richieste che prevedeva più materiale da coiffeur che follie da rockstar… senza fare la lista di quelli che dal parrucchiere non avevano bisogno di passarci perché utilizzavano costosissime parrucche che venivano trasportate in ampi e sicuri scatoloni, mentre loro entravano inosservati dalla porta principale perché irriconoscibili senza parrucca…

Ammetto che la frequentazione di certi soggetti mi è apparsa negli anni sconcertante da qualsiasi punto di vista lo si prendesse : gente che passava le giornate davanti allo specchio a provare pose e espressioni da fare ai fotografi, altri che verificavano con le sarte i colori da accoppiare e i vari ammennicoli da esporre, certi che si preoccupavano di visitare la locale via della moda e altri, appunto, che si preoccupavano più della acconciatura che del suono della propria chitarra…tanto, fin troppo spesso, dietro alle casse c’erano tastieristi, seconde chitarre, coristi/e a… completare quello che sul palco non poteva essere riprodotto. Tutto molto ridicolo, a ben vedere. E tutto sistematicamente rifiutato da chi, da molti anni sbava su certi idoli di plastica che, se solo avesse potuto vedere da vicino, avrebbe etichettato diversamente. Non mi va di rovinare qui la passione di certi vostri idoli, ma vedere dei roadie o sidemen come si sarebbero dovuti chiamare, seduti dietro le casse a coprire i solo, a fasciare con tastiere il suono del palco… con la sola compagnia di un pacchetto di sigarette o di una pinta di birra… beh mi metteva tristezza. Un giorno ricordo che chiesi al gruppo, importantissimo, perché “nascondesse” il tastierista nel retropalco. “I ragazzi non amano le tastiere” mi rispose il chitarrista. Giudicate voi.

Qualcuno tra i cantanti e compositori se ne accorgeva e sono sicuro che qualcuno di voi ha in mente almeno un brano che sfotte, decisamente, questi soggetti… molti esempi potremmo fare, ma per semplificare mi butto sul sicuro e vi racconto, per aiutarmi a definire i contorni della riflessione, di qualche brano di Frank Zappa, uno che sembrava disinteressarsi nei suoi testi di quello che gli accadeva intorno, ma che è sempre stato attentissimo a mode e modi. Dello Zappa musicista vi parlerò, a lungo in futuro, oggi ci basti riflettere sull’ironia e i contenuto di tre brani che gli zappiani conoscono alla perfezione, ma che potrebbero sorprendere chi non sia addentro alla “continuità concettuale” del Maestro…

Una prima, esplicita, presa in giro risale addirittura al 1967, quando, con Flower Punk, si deridevano gli atteggiamenti degli hippies, mai davvero amati dallo Zappa che adorava e stimava Hendrix, ma che scelse proprio la sua Hey Joe per costruire sopra la Flower Punk che massacrava l’incoerenza di certe tendenze. Nel doppio parlato finale, Zappa impersonifica le due anime del movimento sui due canali dello stereo : a sinistra l’ingenuità Hippie, a destra l’anima commerciale di chi ne approfittava…

FLOWER  PUNK   Testo

Hey Punk, where you goin’ with that flower in your hand?

Well, I’m goin’ up to Frisco to join a psychedelic band.
I’m goin’ up to Frisco to join a psychedelic band.

Hey Punk, where you goin’ with that button on your shirt?
Hey Punk, where you goin’ with that button on your shirt?

I’m goin’ to the love-in to sit & play my bongos in the dirt.
Yes, I’m goin’ to the love-in to sit & play my bongos in the dirt.

Hey Punk, where you goin’ with that hair on your head?
Hey Punk, where you goin’ with that hair on your head?

I’m goin’ to the dance to get some action, then I’m goin’ home to bed.
I’m goin’ to the dance to get some action, then I’m goin’ home to bed.

Hey Punk, where you goin’ with those beads around your neck?
Hey Punk, where you goin’ with those beads around your neck?

I’m goin’ to the shrink so he can help me be a nervous wreck…

Hey Punk!
Punky!
Hey Punk!
Punk!
Hey Punk!
(Hey Punk!)
Hey Punk!
Hey Punk!
Punky!
(Hey Punk!)
Hey-hey!
(Hey Punk!)
Go man, go… go man, go…
Just a little bit softer
Golly, do I ever have a lot of soul!
Punk, I think I love you!
Come on, Roy
Questi dominga?

Let me see that nose, it didn’t…
Orale!
I wanna know for sure!
Leave my nose alone please!
What are you trying to do?
He’s gonna stand over there
Bigashi’ nunga!
But this is Cheetah
Buirote
Chita!

FZ on the left:
It’s one of the most exciting things that’s ever happened to me. You know, every time I think about how lucky I am to be in the rock & roll industry, it’s SO exciting. You know, when I first got into the rock & roll business I could barely even play the changes to this song on my, on my guitar. But now I’m very proficient at it, I can play the guitar, I can strum it rhythmically, I can sing along with my guitar as I strum. I can strum, sing, dance, I can make merry fun all over the stage. And you know, it’s so wonderful to… It’s wonderful to feel that I’m doing something for the kids, because I know that the kids and their music are where it’s at. The youth of America today is so wonderful… And I’m proud to be a part of this gigantic mass deception. I hope she sees me twirling, yes… I hope she sees me dancing and twirling, I will say: “Hello, dolly!” Is the song over?

FZ on the right:
Boy, this is really exciting, making a rock & roll record. I can’t even wait until our record comes out and the teen-agers start to buy it. We’ll all be rich and famous! When my royalty check comes I think I’m going to buy a Mustang. No, I think I’ll… I think I’ll get a Corvette. No, I think I’ll get a Harley Davidson. No, I don’t think I’ll buy any of those cars. I think what I will do is I will buy a boat. No, that wouldn’t be good either. I think, ah, I’ll go into real estate. I think I would like to… I think I would like to buy La Cienega Boulevard. No, that wouldn’t do any good. Gee, I wonder if they can see me up here, twirling my tambourine and dancing…
Maybe after the show one of the girls who sees me up here, singing and twirling my tambourine and dancing, will like me. And she will come over to me and I will walk… I will walk up to her and I will smile at her and I will impress her and I will say: “Hello, baby, what’s a girl like you doing in a place like this? I’m from a rock & roll band, I think we should… ”
Is the song over?

Center mumbling:
Ay, ay!
Mingia!
There she is!
Ay!
Buirote.
When do we get paid for this?
Ay, ay!… papa… huevos
Huevos?
Rock, bop, rock & roll
Rock, bop…
One more time!
Un…
Stop sloppy rock & roll
Bop bop bop!
YEAH! WHEEE!

Ma questa consideratela solo una citazione d’annata… seguendo la datazione delle uscite, come primo brano vi ricordo Punky’s Whips, del 1976. Il pezzo venne censurato dalla Warner, una casa discografica letteralmente odiata da Zappa, che aveva una etichetta specializzata chiamata Casablanca. Quest’ultima era praticamente gestita da un punto di vista creativo, agli inizi, da Simmons dei Kiss che aveva suggerito alla Warner di contrattualizzare gli Angel, il cui chitarrista era Punky Meadows. Quando Zappa scrisse e volle pubblicare il pezzo su Live in New York, uno dei live più belli in assoluto, con una band micidiale, la warner ricevette l’out-out di Gene Simmons. Il risultato fu il ritiro della prima stampa del doppio disco dal mercato americano e una iniziale differenza tra la versione europea e quella statunitense. Non era possibile sfottere i protetti dei Kiss.

L’idea iniziale partiva da Terry Bozzio, il batterista, che aveva trovato una foto promozionale di Punky Meadows e ne apprezzava il taglio di capelli. La foto, difficile da non descrivere come al limite del ridicolo, vedeva il chitarrista degli Angel a spalle nude, con una acconciatura cotonata, le labbra pronunciate in avanti esattamente come fanno oggi le ragazzine dei selfie. Per Zappa era sufficiente fare del tipo il capostipite di quel cosiddetto “hair rock” che di lì a poco avrebbe invaso l’America. L’abitudine del gruppo di utilizzare sciarpe leggere di chiffon legate ai polsi faceva il resto.

In quei concerti di Halloween del Palladium, Zappa era accompagnato dalla sezione di fiati del Saturday Night Live dove, solo pochi giorni prima, aveva registrato insieme a loro e a John Belushi tre brani. I fiatisti erano rimasti così colpiti dalla musica di Zappa che avevano loro chiesto di poter essere presenti a quei concerti; nel giro di due sere, tutti gli arrangiamenti dei brani erano stati rivisti e i cinque fiati aggiunti. Un brano come Purple Lagoon in tre sere subì un trattamento che lo portò a diventare un classico dal vivo…Zappa era davvero incontenibile, se stimolato. Così Randy e Mike Brecker, tromba e sax, Lou Marini, sax alto e flauto, Ronnie Cuber , sax baritono e clarinetto, Tom Malone, tromba trombone e ottavino si unirono ai sei componenti e a un paio di percussionisti aggiuntivi… sì, se i nomi vi ricordano la Blues Brothers Band e le più famose sezioni di fiati statunitensi, non sbagliate : sono loro.

E se dissacrazione doveva essere, dissacrazione fu. Inutile scherzare con la punta del fioretto : Zappa preferiva la sciabola. Così, fin dalla introduzione curata da Don Pardo, una famosissima voce che introduceva gli spettacoli televisivi americani ma che non si era mai mostrato fin a quella sera, il massacro della immagine e di un atteggiamento considerato ridicolo era totale… Pardo saliva sul palco avvolto in un mantello e come un vendicatore dotato di una voce tutta speciale, iniziava a declamare…

In today’s rapidly changing world
Rock groups appear every fifteen minutes,
Utilising some new promotional device.
Some of these devices have been known
To leave irreparable scars
On the minds of foolish young consumers.
One such case is seated before you:
Little skinny Terry ‘Ted’ Bozzio,
That cute little drummer!
That’s right!
Terry recently fell in love
With a publicity-photo of a boy named Punky Meadows…
(oh punky!)…
Lead guitar player from a group called Angel.
In the photograph,
Punky was seen with a beautiful shiny hairdo
In a semi-profile which emphasized the pootched out succulence
Of his insolent pouting rictus,
The sight of which drove the helpless young drummer mad with desire!

Dopo un attimo Bozzio in persona cantava il brano suonando la batteria. Un lungo brano che trovava la sua esaltazione finale in un lungo solo di Zappa con una base ritmica devastante. Questo il testo approssimativo… Lascio a voi il piacere di dedicarvi alla traduzione, anche se frasi come “Punky give me your lips to die on, I promise not to come in your mouth”… oppure “maybe he’d like to yank my crank?” sono difficili da non interpretare correttamente…

PUNKY’S WHIPS  Testo

I can’t stand the way he pouts
‘cause he might not be pouting for me!
Punky meadows, pouting for you?
Ha! you bet sailor!
You mean,
You mean he’s not…he’s not pouting…
He’s not pouting for me?
His hair’s so shiny and it’s done real nice
‘til I squirm with ecstasy
Punky, punky, give me your lips to die on!
Oh punky, isn’t it romantic?
Punky, punky, give me your lips
To die on…i promise not to come in your mouth
Punky, punky, your album’s the shits!
It’s all wrong!
I ain’t really queer
But if he ever got near
Steven tyler would pay to see!
Pay to see!
Punky’s lips, punky’s lips
His hair’s so shiny,
I love his hips!
I love his teeth and his gums and such!
Punky
(what is it? you come home!)
You’re an angel!
You’re too much
(oh god!)
The boys of my thoughts in my lonely teenage room!
He’s been havin’ a rash
(no shit!)
That keeps the girls away
(it’s true)
Skin doom
(skin doom)
Is what the doctors say
And that makes me wonder
I wonder what punky is rehearsing today
I’ll just go over, and hear him play
His hair is so pretty…i’d like to bite his neck
I’ve heard a rumor he’s more fluid than jeff beck
But I ain’t queer
I ain’t gay
(he’s a little fond of chiffon in a wrist array-ee-ay-ee-ay)
A wrist array-ee-ay
(that’s all that is, I swear!)
Punky’s lips, punky’s lips!
Oh! I love his hair while eatin’ dunk-why chips
Yeah! I love his blink and his blank-blank-blank
Why, maybe he’d like to yank my crank?
Yank it punky!
Yank it faster!
Yank it harder!
Yank it all night long!
Come on punky!
Get funky!
I ain’t queer
No no no no!
I ain’t gay
No no no no!
(he’s a little fond of chiffon in a wrist array-ee-ay-ee-ay)
Wrist array-ee-ay
And then he told me now
I ain’t queer!
(hey!)
I ain’t gay!
(hey! hey!)
(he’s a little fond of chiffon in a wrist array-ee-ay-ee-ay)
I-I, lord,
I’m fo-o-o-ond of chiffo-on
In a wrist array-ee-ay
Oh oh oh oh!
I-I, I said I’m fo-o-ond of chiffo-on
In a wri-I-I-I-ist array
Come on punky!
Give me your lips!
Ride on my venus-trip!

Distrutto l’hair rock… passano quattro anni, gli anni in cui i capelli cotonati e le labbra “a culo di gallina” dilagano, complice la nostra curiosità per un fenomeno che viviamo da lontano e senza toccarlo con mano… Nel frattempo la guerra tra Zappa e la Warner raggiunge il culmine : l’etichetta si rifiuta di pubblicare due box e ne rivendica i diritti. Zappa si presenta in radio e lui, che ha sempre odiato i bootlegs, chiede ai bootleggers di registrare e pubblicare i quattro dischi che solo sedici anni dopo verranno raccolti in Lather… mentre Crush All Boxes non vedrà mai la luce. La Warner , per dispetto, pubblica tre dischi singoli, senza una sola nota di copertina e che avrebbero fatto parte di entrambe le uscite. Per questo, la Harder Than Your Husband, che sfotte il country più becero, quello dove gli uomini veri sono uomini veri e distruggono le donne a letto, non è databile con esattezza… diciamo 1980…

HARDER  THAN  YOUR  HUSBAND  Testo

We must say good-bye
There’s no need for you to cry
It’s better that I tell you this tonight
Our affair has been quite heated
You thought I was what you needed
But the time has come, my darlin’
To set things right, ‘cause
I’ll be harder than yer husband
To get along with
Harder than yer husband every night
Harder than yer husband
Harder than yer husband
An’ I don’t want our love affair
To end with a fight

Ma questo è solo un divertissement se confrontato alla Tinsel Town Rebellion dell’anno successivo. Da Los Angeles stanno emergendo dozzine di punk bands che, così come i metallari dai capelli cotonati, ridicolizzano la scena musicale, a dire dello Zappa, per cui la musica deve sempre emergere rispetto alla immagine e per cui vendersi per comprarsi la macchina nuova (…ricordate il canale destro di Flower Punk ?) è una eresia. Anche qui lasciamo a voi di divertirvi con la traduzione… indicando due frasi chiave : “They’ll sell their ass, their cocks and balls / They’ll take the check ‘n’ walk away/ If they’re lucky they’ll get famous/ For a week or two perhaps/ They’ll buy some ugly clothes to wear/ And hope the business don’t collapse/ Before some stupid magazine/ Decides they’re really good/ They’re a tinsel town rebellion band/ From downtown Hollywood” e la finale “The tinsel town aficionados/ Come to see and not to hear/ But then again this system works/ As perfect as a dream/ It works for all of those record company pricks/ Who come to skim the cream”… direi che ci siano poche probabilità di interpretazione errata…

TINSEL TOWN REBELLION BAND    Testo

From madam wong’s to starwood
To the whiskey on the strip
You can hear the crashing, blasting strum
Of bands that come to be real hip
And get a record contract
From a talent scout some day
They’ll sell their ass, their cocks and balls
They’ll take the check ‘n’ walk away
If they’re lucky they’ll get famous
For a week or two perhaps
They’ll buy some ugly clothes to wear
And hope the business don’t collapse
Before some stupid magazine
Decides they’re really good
They’re a tinsel town rebellion band
From downtown Hollywood
Tinsel town rebellion, tinsel town rebellion band
It’s a little bitty tinsel town rebellion
A tinsel town rebellion band
They used to play all kinds of stuff
And some of it was nice
Some of it was musical
But then they took some guy’s advice
To get a record deal, he said,
They would have to be more punk
Forget their chops and play real dumb
Or else they would be sunk
So off they go to s.i.r. to learn some stupid riffs
And practice all their poses
In between their powder sniffs
Chop a line now, snort it up now
And when they think they’ve got it
They launch a new career
Who gives a fuck if what they play
Is somewhat insincere
Tinsel town rebellion, tinsel town rebellion band
A tinsel town rebellion,
A tinsel town rebellion band
Did you know that in tinsel town the people down there
Think that substance is a bore
And if your new wave group looks good
They’ll hurry on back for more
Of leather groups and plastic groups
And groups that look real queer
The tinsel town aficionados
Come to see and not to hear
But then again this system works
As perfect as a dream
It works for all of those record company pricks
Who come to skim the cream
From the cesspools of excitement
Where Jim Morrison once stood
It’s the tinsel town rebellion
From downtown Hollywood.

E arriviamo così all’esempio finale, la We’re Turning Again del 1985 che viene dedicata alla tragicità, secondo Zappa, della situazione musicale degli anni ottanta in America e alla musica che veniva trasmessa dalle radio. Dobbiamo dire per correttezza che le radio statunitensi abbiano avuto una immensa importanza nella diffusione della musica che amiamo, contrariamente alla pochezza di quello che abbiamo dovuto e dobbiamo tutt’oggi sorbirci noi italiani. Esclusi alcuni prodotti storici della Rai dei settanta e quanto proposto a orari impossibili sempre dalla radio di Stato, il vuoto pneumatico di contenuti in cui siamo sopravvissuti ci ha condizionato. Ma per Zappa l’ondata di ritorno della musica dei sessanta, il guardare più indietro che in avanti, era insopportabile. Il brano resterà inedito per tre anni, ma utilizzato nel tour dell’82, quello con il piccolo virtuoso italiano, Stefano Vai, alle “parti di chitarra impossibili”. Era lui a eseguire tutte le partiture di chitarra in questo brano i cui testi erano, ancora una volta duri e corrosivi… e se i comportamenti degli idoli dei sessanta risultano inaccettabili per Zappa, ancor peggio è la musica degli ottanta… “Everybody come back/ No one can do it like you used to/ If you listen to the radio/ And what they play today/ You can tell right away:/ All those assholes really need you!”…. chiarissimo diremmo, no ?

WE’RE TURNING AGAIN   Testo

Turn and turn

Turn and turn

We’re turning again

Turn and turn

Turn and turn

We’re turning again

They took a whole bunch of acid

So they could see where it’s at

(it’s over there, over there,

Over there, over there

And underneath also)

They lived on a whole bunch of nothing

They thought they looked very good

They’d never ever worry

They were always in a hurry

To convince themselves that what they were

Was really very groovy

Yes, they believed in all the papers

And the magazines that defined their folklore

They could never laugh

At who or what they thought they were

Or even what they thought

They sorta oughta be

They were totally empty

(totally empty)

And their lives were really useless

So what the fuck?

They didn’t have no sense of humor

Now they got nothing left

To laugh about

Including themselves

Turn and turn

Turn and turn

We’re turning again

Turn and turn

Turn and turn

We’re turning again

They were mellow

They were yellow

They were wearing smelly blankets

They looked like donovan fans

They walkin’ ‘round

With stupid flowers

In they hair and everywhere

They tried to stuff ‘em up the guns

Of all the cops

And other servants of the law

Who tried to push ‘em around

And later moved ‘em down

But they were full of all that shit

That they believed in

So what the fuck?

(what the fuck? )

Now I’ve seen ‘em tightenin’ up they headbands

On the weekend

And they get loaded

When they came to town

They walked around in greenwich village

To buy posters they could hang up

In them smelly little secret

Black light bedrooms

On long island

Singin’: “jimi come back!”

Now come back and regulate the boy’s fuzz-tone

Your haze was so purple

It caused your axis to be bold as love

Now jimi (feed back) gimme some feedback

Come back and feed back on my knapsack

You can feed back the fuzz tone from your wah-wah

While you bend down

And set your stuff on fire

Turn and turn

Turn and turn

We’re turning again

Turn and turn

Turn and turn

We’re turning again

We can turn it around

We can do it again

We can go back in time

Through the canyons of your mind

On the eve of destruction

We can act like we are

Something really special

You just jump in the bath-tub

With that other guy jim

And make him be more careful

We can visit big mama

And wrap her on the back

When she eats her sandwich

(la la la la)

We can take care of janis

When she gets so depressed

She can’t take it no more

We can laugh at keith moon’s jokes

(ha ha ha ha ha)

And the colour tv

(ha ha)

He threw out the windum

From the second floor

Everybody come back

No one can do it like you used to

If you listen to the radio

And what they play today

You can tell right away:

All those assholes really need you!

Turn and turn

Turn and turn

We’re turning again

Turn and turn

Turn and turn

We’re turning again

C’è una lezione da trarre in tutto questo ? Non saprei dire con certezza, ognuno ha il diritto di accettare estetismi e comportamenti che altri potranno giudicare ridicoli. Personalmente posso solo dire che il rock and roll vive di eccesso, immagini forti, contenuti talvolta ripetitivi e discutibili, ma senza i quali ci saremmo divertiti davvero molto di meno. Per questo lo amiamo e per questo siamo convinti che ci abbia, in qualche modo, reso la vita più colorata, sicuramente diversa da quella che ci attende, sempre uguale a se stessa, ogni mattina, dopo il caffè. E probabilmente sta proprio nell’eccesso del rock la nostra impersonificazione in atteggiamenti che noi, poveri appassionati, non ci permetteremmo mai… non usciremmo mai di casa con un foulard al polso, i capelli cotonati, un vestito bianco svolazzante e non faremmo mai i selfie con le labbra…no, quelle lasciamole alle ragazzine … però insieme al nostro amore, alle nostre chitarre immaginarie suonate davanti all’impianto stereo, manteniamo il senso del ridicolo… perché, come dicevano Gaber e Luporini… “ Tra l’avere la sensazione che il mondo sia una cosa poco seria e il muovercisi dentro perfettamente a proprio agio, esiste la differenza che c’è tra l’avere il senso del comico ed l’essere ridicoli. “.

Che poi è quello che volevamo dire, no ?

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