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Reliquie PROG

Lo strano caso Underground di Dr.Z

Di 26 Marzo 2020 3 Commenti

Sfogliando un recente numero di Record Collector, mi soffermo sulla pagina pubblicitaria di specialisti in aste musicali dalla proibitiva quotazione collezionistica (vinile e memorabilia).
Accanto alle “solite” rarità dei Beatles (acetati, materiale autografato, fotografie originali etc.) vendute al prezzo di un investimento immobiliare, figurano anche classici cult dell’era progressive.
Fra questi il solitario LP dei Dr.Z, “Three Parts To My Soul”, forse pezzo più pregiato del catalogo Vertigo (in concorrenza con l’omonimo dei Ben), venduto alla rispettabile cifra di 4100 sterline!

Il contesto storico

Nel 1970, ormai mezzo secolo fa (!) la fulminea affermazione dei Black Sabbath rivelò l’esistenza di un “mondo sommerso” nell’underground inglese, che manifestava un crescente interesse per l’occulto. Subito i media sollevarono un’ondata d’indignazione contro la “musica influenzata dalla magia nera per masse malate” dei pionieri di Birmingham e dei loro antagonisti di Leicester, i Black Widow.
Occorre considerare che all’epoca si vivevano di riflesso i postumi dell’efferata strage di Cielo Drive (Los Angeles, agosto ’69), che costò la vita fra gli altri alla bellissima moglie di Roman Polanski, l’attrice Sharon Tate.
Colpevole del fatto di sangue la “famiglia” di Charles Manson, dipinto come mente diabolica e simbolo perverso della “degenerazione maligna” del movimento hippy. Il crollo degli ideali di amore e pace avverrà poi al tramonto dei “favolosi” anni 60, quando i disordini durante il festival di Altamont (dicembre 1969) si conclusero tragicamente con l’uccisione di un giovane di colore da parte degli Hell’s Angels, mentre sul palco si esibivano i Rolling Stones.
Dopo l’uscita del primo album nel febbraio 1970, Ozzy e compagni presero rapidamente le distanze da presunte matrici sataniche, liberando la loro strada verso il successo da ingombranti scheletri negli armadi.
I potenti anatemi scagliati dalla stampa ottennero comunque il risultato di ricacciare altri dannati nell’Ade, mietendo vittime anche fra chi manifestava un genuina ispirazione “occultista”: solo in tempi successivi è stata riconosciuta la lugubre originalità dell’unico album dei Dr.Z, un trio davvero misterioso. Neppure sul web, che svela ogni segreto, si reperiscono loro immagini e persino Richard Morton Jack, insigne enciclopedista ed autore di memorabili volumi sulla scena psiche-prog inglese ’60/’70 come “Galactic Ramble”, risconosce di non averne mai viste!

“Three Parts To My Soul”

Dr.Z era l’espressione artistica di un eccentrico intellettuale gallese, Keith Keyes, abile tastierista che concepì la sua musica per promulgare una personale dottrina sulla divisione dell’anima in tre componenti distinte e conflittuali: Spiritus, il lato positivo dell’uomo, destinato ad elevarsi fino al Paradiso; Manes, che rappresenta il sopravvento degli istinti malevoli sulla bontà, condannato alla dannazione eterna; infine Umbra, un fantasma nella più ortodossa tradizione gotica, ossia la parte dell’anima che rifiuta di lasciare la terra. Secondo le conclusioni radicalmente pessimistiche di Keyes alias Dr.Z, le dinamiche contrastanti di questa trilogia spirituale provocano il costante senso d’angoscia e disperazione che affligge gli esseri umani, dal quale potranno liberarsi solo attraverso la morte.

A Patrick Campbell-Lyons, direttore artistico della Vertigo e musicista con precedenti significativi negli embrionali July e nei Nirvana dell’era psych (nessuna relazione con Kurt Cobain…vedi foto) non fu necessario questo apparato filosofico per apprezzare il talento di Keyes.

Si dice infatti che lo scritturò ascoltando un solo demo, dove cantava accompagnandosi con il pianoforte. Lo stesso Lyons intervenne come produttore esecutivo dell’album, affiancando al musicista gallese il drummer Bob Watkins ed il bassista Rob Watson.

“Three Parts To My Soul” (novembre 1971) soffrirà di una tiratura estremamente esigua e secondo la bibbia “Tapestry Of Delights”, non vendette oltre 80 copie in patria, nonostante il 33 giri fosse custodito da una delle più interessanti copertine dell’epoca. Si tratta di una vera e propria gimmick-cover che si apre centralmente (come le ante di una finestra) sul cuore in fiamme che reca la sigla Dr.Z. Il terzo lato si reclina poi verso il basso, scoprendo il prezioso cerchio di vinile con al centro la spirale Vertigo.
L’effetto e l’illustrazione molto black magic, erano opera di Barney Bubbles, che nello stesso anno (1971) realizzò con analogo disegno la ben più diffusa copertina di “In Search Of Space” degli Hawkwind. Per quale dei due sarà stato concepito il prototipo originale?

Misticismo e progetto grafico non devono però distogliere l’attenzione dal contenuto musicale, che realizza con assoluta e tenebrosa creatività le premesse tematiche. Dr.Z operano in formazione triangolare che esclude le chitarre a favore delle imperversanti tastiere del leader: una “stregoneria” piuttosto diffusa nel tempo in cui Keith Emerson risplendeva fra i musicisti più osannati in assoluto, ma che il “professore” venuto dal Galles risolve in modo del tutto personale.

E’ clamoroso l’esordio di “Evil Woman’s Mainly Child”, una sorta di anthem che addirittura allude ad una profana inversione dei Dieci Comandamenti. Soprattutto piano e clavicembalo contribuiscono ad una brividosa atmosfera impressionista, ed altrettanto inquietanti sono le parti vocali, sovraincise dallo stesso Keith: al tema conduttore, cantato con tono volutamente malevolo (l’”anima nera” dell’uomo), fa eco una voce sussurrata, spettrale, che simboleggia la coscienza nel tentativo di dissuaderlo da azioni inconsulte. Un esperimento propedeutico al black metal!

Segue il brano-guida “Spiritus, Manes Et Umbra”, focalizzato sullo scontro fra gli elementi spirituali che costringono l’uomo ad un destino d’infelicità, e risolto in diversificati passaggi strumentali; da un lato il pianoforte suggerisce atmosfere decadenti ed ottocentesche, suonate alla fioca luce delle candele, mentre gli ampi spazi concessi alle percussioni di Watkins acuiscono il versante tribale e primitivo della musica, in un rivoluzionario incrocio fra romanticismo rock ed orgiastiche colorazioni ritmiche voodooo.

“Summer For The Rose” è invece un ascetico momento di pace, impostato su una bella melodia tardo-psichedelica, che si conclude con un tentativo di espiazione (il Kyrie Eleison) nel quale viene invocata la pietà Divina…

In “Burn In Anger”, un flauto pastorale accompagna l’anima dannata nella sua discesa verso gli Inferi, e nella successiva “To Well Satisfied”, il tessuto musicale scheletrico e martellante, gli accenti vaudeville della voce, esprimono la disillusione dell’uomo nei confronti della vita, che dominata dall’eterna disputa fra il bene ed il male, è fonte permanente di sconforto.

Le drammatiche conclusioni sono illustrate “In A Token Of Despair” , fra crepuscolari e complessi arrangiamenti progressive (in evidenza il basso di Rob Watson…), che dipingono allegorie apocalittiche, sublimate nel coro del “Dies Irae”.

Si completa così una favolosa eredità della gotica Inghilterra, la pietra miliare del dark-progressive “Three Parts To My Soul” che venne stampato anche in Italia, con copertina identica all’originale. Sorprendente ma non troppo, se consideriamo il fervore che il movimento UNDERGROUND suscitava al varco fra i due decenni nel nostro Paese, dove erano idolatrati gruppi come gli High Tide, purtroppo non altrettanto stimati in Inghilterra.
La foto che vedete è l’etichetta della mia copia del Dr.Z “Made in Italy”.
(Rielaborato dall’originale apparso su Rockerilla n.272 -Aprile 2003)

Come furono accolti nell’”Era Progressiva” del Regno Unito

E’ lecito dubitare di manie collezionistiche che hanno spesso sopravvalutato l’effettiva qualità musicale delle rarità discografiche. Ognuno è libero di pensare che i più famosi siano anche i migliori, stante la vastità dei consensi ottenuti. Continuiamo però a credere che molte opere di valore siano state ignobilmente boicottate, vittime di inadeguata promozione o di lacune manageriali. Solo il tempo ha poi deposto a loro favore, ergendole allo status di “classici da riscoprire”.
Questo è anche il caso dei Dr.Z, che non furono certo agevolati dalla stampa britannica quando uscì il disco.
Il Melody Maker, punto di riferimento anche come “agenzia di collocamento” dei musicisti per via dei numerosi annunci, non fu tenero nei confronti di gran parte delle novità Vertigo: “Ogni mese appaiono un paio di nuove bands dell’etichetta, che spariscono senza lasciar traccia come sono arrivate. Chi se ne accorge? Qui ce n’è un’altra (Dr.Z) che manifesta qualche idea interessante, ma non è una buona ragione per fare un album. Non posso immaginare che venda.” Purtroppo, l’ultima previsione si è realizzata, ma lasciatemi dire che la premessa è alquanto superficiale.
Più positiva la recensione del Record Mirror, che parlò di un interessante concept e di una copertina ben realizzata. Giudicava acerba la prestazione dei musicisti, ma aggiungendo che con maggior esperienza e consapevolezza, il gruppo avrebbe potuto realizzare “un fantastico secondo LP”.
Annichiliti dall’insuccesso dell’album d’esordio, Dr. Z si sciolsero senza poter confermare questo favorevole auspicio.

Principali Ristampe

A dimostrazione dell’interesse collezionistico suscitato da questo reperto d’archeologia rock, negli anni si sono susseguite numerose ristampe, a cominciare dalla prima in CD della tedesca Second Battle (1991). Il formato più attraente fra i due proposti, con tiratura numerata di 1000 copie, era ospitato in una copertina 7 pollici, che si apriva con lo stesso design dell’originale.

Come bonus-tracks già figuravano i due brani dell’unico singolo su Fontana, “Lady Ladybird”/”People In The Street”, che uscì prima dell’album, nel 1970; allora Keyes non aveva ancora elaborato i suoi tenebrosi concetti, e la musica verteva su una pregevole formula pop-psych, specie nella trascinante melodia del lato A. Si ritroveranno anche nelle prossime CD reissues.

Sull’onda della moda replica mini-sleeve, ossia CD inclusi in riproduzioni cartacee miniaturizzate delle copertine originali, i giapponesi, maestri di quest’arte, confezionavano notevoli “British Rock Legends Series”, e nell’ambito “Rock Fantasy Part.2” pubblicavano ufficialmente (Universal-Vertigo 2001) alcune rarità del catalogo Vertigo, fra cui Cressida, Clear Blue Sky, Still Life e naturalmente, Dr.Z.

Nel 1994, l’etichetta coreana Si-Wan, a sua volta storicamente protagonista di pregevoli riedizioni, distribuiva su licenza ufficiale PolyGram e attraverso mail order, sia il CD Digipak che il vinile, il primo a riprodurre fedelmente l’artwork originale a dimensione LP. Entrambe le versioni includevano un inserto con i testi ben leggibili (impresa ardua su retro-copertina di CD) ed anche note biografiche, apparentemente molto esaurienti. Scritte però in caratteri asiatici e senza traduzione inglese, risultano purtroppo incomprensibili (almeno per il sottoscritto!). Nel 2005, ancora Si-Wan si segnalerà licenziando un’edizione numerata di 500 copie in vinile rosso.
Vista la minor reperibilità delle precedenti, la ristampa degli specialisti liguri dell’Akarma (2003, sia in LP che in “Karmapack”) contribuiva infine ad un’ulteriore divulgazione di questo gioiello maledetto, con riproduzione differente della copertina, apribile sui due lati opposti e non centralmente, ma completa nelle raffigurazioni e con la peculiarità del cartoncino textured.

Postilla “misterica”

Spiace constatare che dopo la rapida eclissi dei Dr.Z anche il loro talentuoso artefice Keith Keyes sia sparito dalle scene, ma questa è la realtà, con una misteriosa eccezione…Un singolo del 1978 a nome Gorilla Grip, “King Of The Pipes”/”Birnbeck Island”, autoprodotto su Birnbeck Island Records, sembra proprio essere il testamento musicale di Keyes, che con il vero nome Keith Morris firmava entrambi i brani del 45 giri, talmente oscuro che nemmeno se ne trova traccia su YouTube e non ho mai avuto la ventura di ascoltare. L’indizio rivelatore è che Keith Morris non solo è il producer di “Three Parts…” segnalato sulla ristampa Second Battle (presumibilmente ne ha licenziato la pubblicazione) ma era anche l’autore del primo singolo “Lady Ladybird”.

Non è certamente da confondere con il ben più noto cantante omonimo, ex Black Flag e fondatore dei Circle Jerks, gruppo punk di L.A. tuttora in tour.
Al punk si è dato realmente l’ex bassista dei Dr.Z, Robbie Watson, che nel 1976 ha fondato a Londra gli Speedometors, ed è anche l’autore dei loro due singoli “Disgrace” e “Tonight Tonight”. La parabola del gruppo si completerà con l’album “Day In The Lights” del ’79. Lavori comunque marginali, di scarso interesse per chi ha amato le atmosfere esoteriche vintage di cui parliamo.
In conclusione, “The Three Parts” dimostra come gli orizzonti del rock siano costellati anche da isolate scintille discografiche di luce abbacinante, tali da essere tramandate a cultori di buona volontà. E sono convinto che nella spiccata ispirazione retrò dei Ghost, sbalorditiva storia di successo contemporanea, si riflettano non solo Doors, Blue Oyster Cult e Roky Erickson, ma anche il miraggio degli sconosciuti Dr.Z.

3 Commenti

  • LucaTex ha detto:

    Disco immortale….per pochi, non per tutti…..

    • Beppe Riva ha detto:

      Eh già, caro Luca Tex (cito anche il tuo secondo nome perchè nonostante la mia veneranda età, l’eroe Bonelliano resta sempre uno dei miei eroi!). Dedicare uno spazio così esteso ad un gruppo e ad un disco effettivamente “per pochi” è un azzardo, ma qui ce lo possiamo permettere perchè nessuno ci dice cosa dobbiamo fare, e siamo liberi da condizionamenti esterni…C’è già tanta stampa per i nomi che “tirano”. Dr.Z mi affascinò all’epoca e quella magia per me resta inalterata.

      • LucaTex ha detto:

        Giusto fare così, è un blog per appassionati e cultori questo non per fruitori occasionali. Inoltre amo notare come tanti dischi “audaci” del passato trovino riscatto solo tantissimi anni dopo (cosa che avviene anche in altre forme d’arte) , cosa mortificante per gli artisti forse ma segno tangibile che la loro musica aveva spessore artistico.

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