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ALBUM & CDRicordo Perfettamente

The Tubes : Cosa volete di più dalla vita ?

Di 16 Settembre 20214 Commenti

Un classico che non potete proprio perdere : i Tubes dal vivo

Devo ammettere un piccolo segreto : ho progressivamente perso interesse alle cosiddette “recensioni” da quando l’accesso democratico al web ha fatto di Giovanni Fantappiè da Corigliano Calabro, anni 22, discoteca composta da cento download da youtube e una trentina di cd copiati, un recensore di successo.

Prima che vi gettiate a cercare gli scritti del Fantappiè, vi sottolineo che si tratta di un nome di fantasia ma che incarna le centinaia di soggetti identici che si pregiano di raccontarci l’ultimo disco dei Maiden o degli Exsul dal paesino dove vivono stazionando tra bar e campetto di calcio. Sono sarcasticamente supponente ? Razzista ? Eccessivo ? Anziano ? Appassionato amante della lingua italiana che leggo troppo spesso massacrata a favore di lingue estere utilizzate ad minchiam e totalmente dimentica di consecutio e delle fondamentali indicazioni della grammatica ? Sì, sì, sì, sì e sì. Non li reggo più, scusatemi. Non reggo quelli che possedendo il primo disco dei Maiden ci raccontano, loro, dei millenial a noi boomer…che figata il nuovo lessico… cose che non hanno mai visto né sentito. Lo so, come diceva Gaber, la scomparsa della democrazia sarebbe eccessiva, ma ci si abituerebbe. Sicuramente più facile abituarsi alla mancanza di accesso ai media che alle tonnellate di bischerate che ci tocca leggere sulle webzine o sui giornaletti periodici curati da chi, avendo conosciuto un tipo il cui portiere del condominio abitava vicino a uno che scriveva su un giornaletto trent’anni fa, si sentono e si descrivono come “redattori di”… un qualcosa avvenuto in anni in cui loro giacevano ancora nello scroto del Genitore Uno oppure se ne stavano dalle suore Orsoline.

Mi sono alzato male stamani ? Possibile. In realtà stavo ascoltando da giorni un disco che amo dal febbraio del 1978 e che non mi è ancora venuto a noia. Anzi direi che se dovessi fare una lista dei dischi dal vivo più indispensabili sarei costretto a inserirlo e caldeggiarlo a chiunque fosse dotato di buongusto. Tutto qua? No. Il problema è che per ascoltare e capire quel disco non è sufficiente saper masticare un po’ di inglese, ma anche immaginare e capire cosa stesse accadendo su quel palco mentre quei brani venivano registrati. E può raccontarvelo solo chi, fortunato, c’era.

Perché se il rock and roll è composto principalmente da stereotipi, da atteggiamenti ripetuti e noti, da mosse e abbigliamenti oramai frustati, da sequenze prevedibili e su cui si potrebbe scommettere, è doveroso ricordare che ci sono stati gruppi che dal vivo facevano cose…che oggigiorno non puoi più vedere su di un palco…tanto per citare lo Zappa.

Vedere i Tubes in concerto era un avvenimento teatrale rock che travalicava di molto qualsiasi esperienza possiate vantare. La loro stella ha brillato per pochi anni e problemi economici, di eccessi di ironia nei confronti dei colleghi, di produzione e, ahimè, anche compositivi ne hanno limitato la fama, ma vi giuro che aver avuto la possibilità di averli visti due volte, al massimo del loro splendore, è una delle poche cose che davvero non dimenticherò mai.

I Tubes nascono all’inizio del 1972, una sola manciata di mesi dopo la nascita delle New York Dolls, ma a differenza di quelli che vengono osannati dalla critica…sempre lì si casca… come “protopunk” riescono ad approdare al primo album un anno dopo che le Dolls non esistevano più, dopo i loro due esaltati dischi. Non c’è un parallelo tra i due gruppi, almeno musicale, schiettamente rock and roll…ma che punk e punk!… le Dolls, decisamente più ricercati ed evoluti i Tubes, che vantavano due tastiere e percussioni, sette elementi, ballerine e cambi di generi con riferimenti alla società ed alla cultura americana. Molto poco… punk nonostante tutto…

No, non erano molti amati, al principio. Finire sotto la lente del gruppo significava essere derisi e sputtanati nonostante la fama tardasse ad arrivare. Nel 1975 è tal Al Kooper che produce il disco d’esordio, dove le mani di Re Styles strappano una copertina di cartone mentre all’interno il sesso, il bondage, l’ironia sulla vita ma sopra ogni cosa la distruzione assoluta della vita ricca e cartonata di Los Angeles galleggiano su una musica difficilmente definibile. Saranno due gli album a fuoco dei Tubes, mentre già con il terzo iniziavano i vuoti di memoria.

Ma è con What Do You Want From Live che l’apice creativo si esplicita. Perché sono costretto a scriverne ? Perché senza descrizione non arrivereste con la sola fantasia a collegare musica ed immagini. Nell’autunno del 1978 i Tubes arrivavano in Europa e, come dice proprio Fee Waybill, la voce, all’inizio del disco… “abbiamo aspettato molto per tutto questo e vogliamo fare del nostro meglio”. Il tour 1978/79 era splendido : cinque ballerine sul palco, Re Styles che si alternava con Waybill, dopo la confessione iniziale di Got Yourself a deal… “Hai avuto un contratto, implorato, imprestato o rubato…non voglio invecchiare così, lasciami suonare il rock and roll, ho un solo colpo in canna, una sola possibilità per renderlo reale e non me la lascerò sfuggire…”. Non sentite echi dei testi della Virginia Plain dei Roxy Music che, dall’altra parte dell’oceano e nel medesimo modo chiedevano… “Dammi un contratto, fammelo subito, firmato e sigillato, lo porterò a Robert Lee sperando che non lo faccia saltare perché siamo in giro da troppo tempo aspettando il grande momento” ?

Vi racconto cosa dovreste immaginare adesso… i primi tre, quattro brani, cantati da un gruppo rock con spirito e strafottenza tutta della parte non nobile di quella Los Angeles amata/odiata da bravi studenti universitari consapevoli… poi God Bird Change con un balletto a creare un diversivo mentre Fee Waybill cambia abito per impersonificare il primo soggetto : un maniaco in jeans e cuoio che a cavallo di una moto stringe e struscia una bellissima Re Styles, una ex-giornalista che finirà per sposare Praire Prince, l’eccellente batterista del gruppo, mentre canta “Don’t touch me there”… un attimo prima di cantare le disgrazie del bondage… “legato e incaprettato non c’è scampo , sto soffocando, il mio orgoglio è andato…non è questo il modo di divertirsi!”.

E Waybill è seminudo adesso, una maschera fetish in testa, mutande di cuoio e borchie, mentre il gruppo soppesa un rock duro condotto dalle note di un sintetizzatore mentre la Styles gli si attorciglia addosso un attimo prima di attaccare Smoke…la vita passata attaccati a una sigaretta. E le sigarette vengono impersonificate dalle ballerine, infilate dentro a gigantesche sigarette che danzano sul palco…

E’ qui che arriva Mr Hate, l’assassino alla Mr Hyde che viene preparato mentre sul palco si suona un Crime Medley composto dalle classiche sigle di serial americani dei sessanta : Dragnet, Peter Gunn, Perry Mason, gli Intoccabili…su questo live, per motivi di spazio nonostante il doppio vinile originale, Mr Hate non è presente. Lo sarà molto di più nel tour ’80, abbarbicato sulle torrette dell’amplificazione mentre la polizia lo cerca inutilmente. Ma quello è il tour della fine, del Completion Backward Principle, di un Fee Waybill imbestialito con Todd Rundgren produttore del quarto album e, come mi ebbe a dire, consapevole che i Tubes non avevano più una lira in tasca…

Ma tornando al nostro live, di due anni precedente, sta arrivando il culmine del teatro dell’assurdo : entrano in scena Johnny Bugger and The Dirt Boxes, un fantomatico gruppo punk guidato da un cantante vestito alla Ramones, pronto a litigare con il pubblico, ruttare e giurare che …”loro erano punk prima di te”. Già, è proprio quella I Was a Punk Before You Were a Punk, tiratissima e tosta che ispirò al nostro Enrico Ruggeri la sua Ero punk prima di te… segue una I Saw Her Standing There dei Beatles eseguita con un tiro che avrebbe fatto felice Lennon e godere il vecchio Macca… il punk dissacrato da chi lo ha visto… e sentito… crescere non potendo fare altro che urlare al mondo che quel suono, loro, lo avevano già nelle corde molto tempo prima.

Un solo di Prince permette l’ultima, la più sconvolgente, impersonificazione : sul palco sale Quay Lewd, la rockstar dai tacchi altissimi, la criniera al vento, il dildo che gli sporge dai calzoni… ricordo perfettamente che un settimanale italiano, non avendo capito la solita mazza, sostenne che i Tubes stessero sfottendo Rod Stewart… niente di più falso. E’ il glam tutto che viene massacrato, qui. E se qualcuno o qualcosa deve essere di paragone, non può che essere la nascente scena inglese… Bowie o proprio le Dolls di cui sopra…

Quay Lewd è la rockstar fatta, ubriaca, barcollante, che viene aiutata dai compagni e sostenuta a fare…l’ultimo pezzo… se sei in grado di farcela… il nome deriva dal Quaalude un diffusissimo ipnotico che in America viene venduto come fosse aspirina. Quay è mezzo metro più alto dei suoi musicisti mentre attacca una sequenza di quattro brani killer : Boy Crazy, You’re no fun, la classica Stand up and shout e la finale, indimenticabile, spettacolare White Punks On Dope.

E’ questa l’apoteosi del disco, del concerto e della carriera dei Tubes : “Noi siamo i coglioni bianchi e drogati, mamma e papà vivono a Hollywood, mi impicco appena trovo abbastanza corda…vorrei smettere ma non ci riesco!”. Il brano è un classico dei classici, ripreso da Motley Crue, Nina Hagen, citato spesso e meravigliosamente composto. Difficile andare oltre. Questo è puro punk…ma suonato come un brano hard rock.

Quay barcolla, pianta un brano a metà, viene falsamente spronato a un ultimo sforzo, si risveglia e chiede alle balconate del defunto Rainbow Theatre di alzarsi e urlare con lui…un attimo prima di cantare l’inno di una generazione di losangeleni.

I Tubes hanno poi partorito e pubblicato altri live in quarant’anni ma questo è IL disco da avere. E da immaginare. Qualcosa esiste su Youtube; recentemente si trova anche un concerto del 75 al Winterland, dove proprio quel Bill Graham che gli aveva giurato odio perenne dopo che, come supporto degli Zeppelin, i Tubes si erano messi a gettare finte pasticche di anfetamina al pubblico… ma dato che l’uomo aveva un fiuto incredibile per gli emergenti, ci mise una pietra sopra e ne sponsorizzò gli esordi.

L’anno successivo, il tour del 1980, toccò molte città italiane. I Tubes entravano sul palco in giacca e cravatta…era questo, tradotto con un po’ di sforzo, “il principio del completamento alla rovescia”… dove i Tubes cercavano quel singolo che gli avrebbe permesso di sopravvivere. Entravano sul palco, si inchinavano, si strappavano via i vestiti, mostrando dalle mutande degli attributi…di plastica… notevoli…l’ultimo sberleffo.

Sopravvissero, ma si persero per strada, alla ricerca disperata di quel denaro rincorso come quel contratto iniziale.

Se avete fantasia, voglia di capire cosa fossero davvero su un palco, desiderio di tenervi in casa un grandissimo album che vi prenderà sempre più ad ogni ascolto… beh sapete cosa cercare.

4 Commenti

  • LP ha detto:

    Caro Giancarlo, sottoscrivo tutto parola per parola!
    Un album live pazzesco, uno dei miei preferiti da sempre, anch’io come te li ho scoperti quando avevo circa 16 anni e li ho apprezzati nel tempo sempre più
    una band ed una performance di fronte alla quale gli zimbelli in voga oggi dovrebbero – se avessero un minimo di cervello e amor proprio – diventare consapevoli della loro NULLITÀ e SPARIRE dall’orizzonte!
    P.S.: solo FZ dal vivo e i Little Feat di Waiting for Columbus sono paragonabili…..
    bye,
    LP

    • Beppe Riva ha detto:

      Di seguito la risposta di Giancarlo, per problemi di connessione internet:
      “Amico mio, un vero album imperdibile… quando scriviamo delle nostre passioni la speranza è di riuscire a far breccia in chi ancora non le condivide… Zappa per me resta su un altro pianeta 🙂 ma da zappiano apprezzo moltissimo. Grazie.”

  • Lorenzo ha detto:

    Buongiorno Giancarlo Trombetti.
    Un altra band di cui non so niente e di cui non ho mai ascoltato niente.
    Come anche del citato Todd Rundgren.
    Entrambi sempre sentiti nominare e portare ad esempio.
    E’ veramente difficile avere un quadro completo e panoramico sulla musica rock.

    • Giancarlo Trombetti ha detto:

      Beh…diciamo che molte delle riflessioni che il sottoscritto e Beppe pubblicano qui …for your pleasure…hanno proprio il senso dello stimolo a spingervi a saperne di più. Credo che se ti comprerai What do you want from live non sarai deluso. Poi facci sapere.

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