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C'era una volta HARD & HEAVY

GREGG GIUFFRIA : Rockin’ The Eighties Parte 1 – GIUFFRIA

Di 3 Aprile 2020 4 Commenti

Per i sopravvissuti della Earth Force, storico fan club degli Angel, l’album della rifondazione “Risen” ha realizzato un sogno nostalgico lungamente atteso, ma senza dimenticare chi non ha preso parte a questo evento: mi riferisco ad un insostituibile fulcro della loro proposta musicale, il tastierista Gregg Giuffria.
Certamente non un personaggio tale da passare inosservato, con la sua fluente criniera fra le più appariscenti mai apparse in scena, una statura (non solo artistica) svettante e l’aspetto trionfale del monarca calato in un castello di tastiere alla maniera di Emerson e Wakeman, Gregg è stato di gran lunga il reduce degli Angel più attivo ed affermato negli anni ’80.
Anzi, della decade che ritengo l’ultima, incantevole spiaggia di certo hard rock melodico poi destinato ad inevitabili cambiamenti, Giuffria ha scritto il suo personale “manifesto del destino”, celebrandone le migliori componenti stilistiche con due gruppi stellari, dall’AOR/Pomp degli omonimi Giuffria alla sofisticata irruenza metallica degli House Of Lords.

E sul talento di Double G come mago delle tastiere, basta riportare il giudizio di Craig Goldy, quando fu invitato ad unirsi all’ex Angel. Il chitarrista che affiancherà una delle maggiori attrazioni dell’heavy metal (Ronnie James Dio), era un grande fan dei Deep Purple e proprio per questo desideroso di esibirsi con un musicista del livello, nientemeno, di Jon Lord: Giuffria appunto, che Goldy definiva un genio.
Nel 1980, mentre dall’Inghilterra rimbalzano gli echi del giovanile furore New Wave Of British Heavy Metal, gli Angel sembrano ormai un corpo estraneo al grande business americano.

Dopo la cessione della Casablanca alla PolyGram, la proposta del quintetto di lavorare ad un nuovo album con Jack Douglas, produttore degli Aerosmith, viene ignorata dalla nuova etichetta.
Inizialmente Giuffria, Meadows e Brandt cercano di rilanciare gli Angel con il brillante vocalist Fergie Fredriksen (già nei Trillion, in futuro con Le Roux e Toto) ed il bassista Ricky Phillips (ex Babys, ma più rinomato in seguito nei Bad English). E’ un tentativo che viene ricordato più per i nomi coinvolti che per reali sbocchi.

Giuffria (1984)

Infatti Gregg, abbandonato dagli Angel “superstiti”, dà vita ad un sodalizio con il cantante David Glen Eisley, proveniente dai Sorcery, teatrale gruppo di Hollywood, noto per la colonna sonora del film “Stunt Rock”. Provvisoriamente si battezzano Legend, e vengono affiancati da Craig Goldy (Rough Cutt) e dal collaudato Alan Krigger (drummer con l’ex Beach Boys, Carl Wilson e fra gli altri di Ike & Tina Turner); mentre le registrazioni del primo album sono in corso, completa i ranghi il bassista Chuck Wright (dai Quiet Riot).
Nel 1984, quando entrano in studio a L.A. con il celebre produttore ed ingegnere del suono Andy Johns (che ha legato il suo nome a “pesi massimi” del rock quali Led Zeppelin, Rolling Stones e Free), Giuffria e i suoi vengono presentati dalla stampa come la nuova line-up degli Angel. Già scritturati dalla Camel (associata alla MCA), dovettero rinunciare alla vecchia sigla, forse per timore di azioni legali da parte degli ex componenti.

Nemmeno gli attuali compagni desideravano però identificarsi con il gruppo precedente, nonostante l’atmosfera generale di revival incline alla riscoperta di nomi storici dell’hard rock.
Certamente, nel debut-album ci si immergeva in un clima musicale che prendeva le distanze dall’eredità “angelica”.
Uscito verso la fine dell’84, “Giuffria” risuonava come un’originale combinazione fra due grandi album di successo che lo precedettero di poco: “Frontiers”, che svelava il lato sci-fi e tecnologico dei Journey e “1984”, ossia il versante più radiofonico ed irrorato dalle tastiere dei Van Halen.
A posteriori, si fa strada l’ipotesi che il suo stile levigato abbia influenzato il cambio di rotta dei Whitesnake, premiati dal successo multi-platino di “1987”!

Tripudio di sonorità AOR e pomp-rock, potenziate da un impatto altisonante, l’album era inaugurato dalla futuristica intro di tastiere di “Do Me Right”,  una sorta di chiamata alle armi in epico stile ELP, che però annuncia l’hard cesellato dei tempi moderni, di quei tempi…

”Trouble Again” si risolve in uno spettacolare duello fra il synth e la chitarra, realizzando il sogno di battaglie strumentali alla Lord/Blackmore, vagheggiato da Goldy all’ingresso nel gruppo.

“Line Of Fire” e “Turn Me On” sono altri due scintillanti esempi del rock duro ma chic di Giuffria. In quest’ultima, l’eccellente vocalist David Glen Eisley esibisce un approccio grintoso alla David Lee Roth (con minor sex appeal ma superiore estensione vocale) mentre nelle power ballads, altro motivo di vanto del miglior hard-FM, le affinità con Steve Perry dei Journey emergono sovrane.

E’ il caso di “Lonely In Love” e soprattutto “Call To The Heart”, espressamente richieste dalla MCA alla disperata ricerca di nuove hits.

Quest’ultima, venduta anche in una singolare confezione che includeva versione a 7 e 12 pollici ed accompagnata da un romantico ed ormai demodé video-clip, raggiungeva il 15° posto in classifica.

Il gran finale di questo Cinema Rock (così definito dallo stesso Gregg), denso di immaginifiche atmosfere spaziali, si riflette nella sognante “Out Of The Blue”.
(Ricordando il mio entusiasmo all’epoca, allego la recensione apparsa su Rockerilla n.53-gennaio 1985). VEDI

Sul fronte discografico, da segnalare anche il significativo contributo alla colonna sonora del film “Gotcha!” (Curb-MCA 1985), con due inediti assolutamente degni della fresca fama dei Giuffria, “Never Too Late” e “Say It Ain’t True”. Gregg e Eisley vi figurano anche sotto mentite spoglie (Camelflage) con il brano “What’s Your Name”.
Il quintetto sembra in rampa di lancio quando viene ingaggiato come apripista nel tour americano (1985) della reunion Deep Purple di “Perfect Strangers”. Invece i maestri inglesi dell’hard rock si rivelano alquanto ostili, costringendo l’esibizione dei nostri ad esasperanti limitazioni; così i losangeleni se ne vanno in anticipo, affiancando dal vivo i Foreigner, con i quali instaurano un rapporto di gran lunga più favorevole.

Giuffria si esibiscono anche in Giappone, memori dell’isteria suscitata dagli Angel nel 1977. Ne resta traccia sul VHS “Japan Tour ’85”.

Silk & Steel (1986)

Sono però insoddisfatti del trattamento riservato dalla MCA (famigerato “cimitero” per molti artisti rock abbandonati a sé stessi); inoltre Wright e Goldy lamentano l’esclusione dal processo compositivo, riservato a Gregg ed Eisley. Il primo decide di tornare nei Quiet Riot, mentre il chitarrista viene chiamato al cospetto di Dio, la divinità…metal. I sostituti sono rispettivamente David Sikes, ex Aldo Nova, ed il giovanissimo Lanny Cordola, reduce dai Mondo Cane (!). Alle audizioni aveva partecipato persino Joe Satriani, ma le rispettive finalità musicali erano difficilmente conciliabili. Con Krigger stabilmente alle percussioni, il rivoluzionato quintetto entra in studio con il produttore Pat Glasser, per registrare il secondo album “Silk & Steel” (1986), dal titolo che suggerisce fedeltà alla linea musicale dell’elegante predecessore.

“No Escape” inaugura il disco instaurando un allarmante clima da thriller “cinematico” e svela lo stile virtuoso del 19enne Cordola, tipico dei guitar heroes degli anni 80 ma senza stucchevoli eccessi.

Nonostante il tema svenevole, “Love You Forever” è una ballata spezzacuori dove Eisley giustifica appieno il sudore profuso nel video; la sua è una magnifica performance, da far invidia al caposcuola dei neo-romantici AOR, Steve Perry.

Cantante e gruppo appaiono perfettamente a loro agio anche nella versione di “I Must Be Dreaming” dei Mink DeVille, ben calata nello stile radiofonico e scelta come singolo.

Non sarebbe stato necessario attingere ad altri autori, perché “Silk & Steel” è una miniera d’oro luccicante di pepite AOR: dall’irresistibile refrain di “Change Of Heart” all’ipnotica scenografia di “Tell It Like It Is” (memore dei migliori Night Ranger)…

L’epilogo è scandito dal battente groove funky di “Dirty Secrets”, e si può legittimamente affermare che nessun brano risulti trascurabile.
(Potete leggere in allegato la mia recensione di Rockerilla n.70 – giugno 1986). VEDI

Peccato che i musicisti non serbino un ricordo altrettanto positivo dell’album, sintomo di una storia finita male: pessimi rapporti con Pat Glasser e con la casa discografica, nessun tour promozionale. Il gruppo non si è subito arreso, vengono infatti registrati i demos di un atto III, provvisoriamente denominato “Pleasure Palace”, che troverà uno sbocco postumo solo nel CD ufficiale “The Lost Tapes” di David Glen Eisley (Frontiers, 2001).
Giuffria potevano diventare i nuovi ANGEL e potenzialmente i successori dei JOURNEY. Niente di tutto ciò e con la loro caduta, Gregg si preparava ad un’altra metamorfosi!
In una fase preliminare agli HOUSE OF LORDS nell’88, il leader aveva collaborato con Glenn Hughes (Trapeze, Deep Purple, Sabbath).

Ne scaturiva l’unico brano conosciuto, reperibile su Youtube: “Walk Across The Sun”. Nonostante i limiti di un demo, i due artisti confermano la loro classe; il maestoso, lento incedere delle tastiere avvolge il tono drammatico della leggendaria Voice of Rock e con una produzione imponente, sarebbe stato un colpo da maestri.

4 Commenti

  • Marcocardio ha detto:

    Personalmente preferisco il secondo al primo. Dopo tanti anni e tanti ascolti, mi sento di dire che la produzione non renda giustizia alle tastiere del maestro Giuffria

  • Giacobazzi ha detto:

    Scoperto grazie al blog di padre Timoteo.
    Bella questa rubrica dedicata al rock duro, spero ci sarà anche un articolo sugli Steel Crown…

    • Beppe Riva ha detto:

      Giancarlo ed io siamo da tanto tempo amici di Tim Tirelli, apprezziamo che suoi lettori possano frequentare anche il nostro Blog e viceversa.

      • Giacobazzi ha detto:

        Grazie per l’accoglienza.
        Da lettore di Tim Tirelli a vostro, è vero, ma vale anche il contrario. “El mondo l’é tondo”, così la mia povera nonna a dire che la vita è una ruota. Infatti scoprii Tirelli sulle pagine di Metal Shock.
        Resta valido l’invito ad occuparsi se possibile degli alabardati, un gruppo che avrebbe potuto dare lezioni di metallo (e anche qualche bacchettata sulle dita) a tanti nomi anglo-americani più blasonati…

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