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C'era una volta HARD & HEAVYReliquie PROG

Atomic Rooster :
50 anni fa il minaccioso classico “Death Walks Behind You”
(sett. 1970-2020)

Di 4 Settembre 2020 22 Commenti

Alle origini c'era il "fuoco"!

Vincent Crane è stato uno dei più grandi tastieristi dell’epoca aurea del rock ed è lui che ha determinato il destino di una formazione altrettanto importante, Atomic Rooster, fra le eccellenze heavy-progressive degli anni ’70.
Nel settembre 2020 ricorre il 50° anniversario della loro opera più rappresentativa, “Death Walks Behind You”, premiata anche dal n.12 nella classifica inglese, la posizione più elevata mai raggiunta da un album dei Rooster.
Nato a Reading nel ’43, Crane studia musica classica diplomandosi al Trinity College di Londra, ma presto si affaccia sulle scene del rock con la sua band. Nel 1965 conosce Arthur Brown, e da questo incontro nasce il Crazy World of Arthur Brown, destinato con i suoi spettacoli pirotecnici a diventare uno degli emblemi della psichedelia inglese. Inizialmente il batterista è Drachen Theaker (in futuro con i leggendari High Tide); viene però sostituito da Carl Palmer, un precoce talento che si era rivelato sedicenne con The Craig, autori del singolo “I Must Be Mad”, gemma freakbeat del 1966, celebrata in “Nuggets II” (l’attuale quotazione del 45 giri su Fontana è di £.250!). Prima di accedere al Crazy World, Palmer aveva suonato anche in un gruppo R&B di Liverpool, The Chants, e nei Thunderbirds di Chris Farlowe. Nel 1968, Arthur Brown ed i suoi accoliti esplodono a livello internazionale con l’oltraggioso singolo “Fire” (al primo posto in Inghilterra) di cui Crane è coautore. Brown si presenta in scena con un vistoso make-up diabolico ed un copricapo sputafiamme, anticipando qualsiasi suggestione shock rock; l’ascesa del Crazy World sembra inarrestabile, ma il tour americano del 1969 è funestato da vicissitudini manageriali e dall’acutizzarsi delle crisi dell’organista, colpito da attacchi di panico e depressione, che incrinano irrimediabilmente l’unità del gruppo.

Tornati in Inghilterra, Crane e Palmer fondano gli Atomic Rooster con il bassista e vocalist Nick Graham. Si tratta di una delle primissime formazioni triangolari “dominate” dalle tastiere che seguono l’esempio dei Nice, ma la decisione di rinunciare alla chitarra viene presto rinnegata quando John Du Cann (o semplicemente John Cann) rimpiazza Graham, partito alla volta degli Skin Alley. John si era imposto con The Attack, che avevano contemplato nelle loro file Davey O’List e Brian Davidson, prima che entrambi confluissero nei Nice di Keith Emerson. Con l’ingresso di Du Cann, The Attack si trasformano nel gruppo cerniera fra la scena mod-freakbeat (influenzata da The Who e Small Faces) e le nuove sonorità heavy-progressive che saranno sperimentate dagli Andromeda. Dell’omonimo album di questi ultimi, un assoluto “culto” underground, ricordiamo la riedizione limitata in vinile, definitiva e ricca di inserti/memorabilia, a cura dell’etichetta genovese Black Widow. L’esperienza negli Andromeda rende il chitarrista (nel suo pedigree anche gli elusivi Five Day Week Straw People) il candidato ideale per l’avvicendamento di Nick Graham nel trio, che avviene ancor prima dell’uscita dell’album d’esordio “Atomic Ro-o-oster” (B&C, febbraio 1970; la copertina riprodotta è autografata da Palmer) spingendo il gruppo ad incidere le parti di chitarra e a ri-registrare la voce per l’edizione americana.
Accolto tiepidamente dal pubblico inglese, l’LP è già uno straripante festival dell’organo Hammond di Vincent, a partire dal singolo apripista “Friday The 13th”, proseguendo nell’incalzante strumentale “Before Tomorrow”, per finire in “Decline And Fall”, che al di là dell’assolo di Palmer (una prova chiaramente propedeutica a “Tank” di ELP), mette in evidenza il frenetico stile “ritmico” dei fraseggi di Crane. Da segnalare anche le forti tinte R&B della versione di “Broken Wings” (John Mayall), che saranno rilanciate dal leader nel quarto album “Made In England” ed uno stupendo episodio di progressive melodico, “Winter”, caratterizzato dal felpato pianoforte di Vincent e dal flauto di Graham.

"Death Walks Behind You" passo dopo passo

Ma quando Carl Palmer risolve il suo travagliato dilemma personale, decidendo di completare il tridente con Emerson e Lake, il sostituto Paul Hammond (ex-Farm), si rivela pienamente all’altezza e merita l’onore di suonare nel sensazionale “Death Walks Behind You”, un superclassico dell’hard rock progressivo. Il secondo LP degli Atomic Rooster esce nel settembre 1970: sia a livello stilistico, sia per la data di pubblicazione, si pone come l’ideale ponte di collegamento fra due opere fondamentali, che disegnano magistralmente il ruolo delle tastiere nel rock d’inizio Seventies, ossia “Deep Purple In Rock” (giugno ’70) sul versante hard, ed “Emerson, Lake & Palmer” (novembre ’70) in ambito prog. A livello iconografico ed in certe atmosfere musicali si respirano invece le esalazioni di misticismo occulto diffuse nell’underground inglese dell’epoca. L’immagine di copertina ritrae il folle, atterrito Re Nabucodonosor, in una stampa di William Blake del 1795, esposta alla Tate Gallery di Londra, che ben rappresenta il titolo dell’album. Anche le facciate interne della copertina apribile, con i musicisti seduti ed assorti in un cimitero, sono di chiara matrice “sepolcrale”.
La title-track è un portentoso olocausto alla causa di quell’imperante dark sound. Il “Vortice” pianistico che le fa da preludio, concepito da Crane in una notte, “quando il vento ululava fra le corde dello strumento” suggerisce un brividoso effetto-thriller, acuito dagli striduli contrappunti della chitarra; poi il mortale riff di Du Cann e la sua voce intimidatoria fanno il resto, tracciando un perpetuo archetipo di scenari doom-metal. Nessuno degli otto brani di “Death Walks” è comunque trascurabile: la produzione è la più efficace e potente mai realizzata dal gruppo e la possibile carenza sulle frequenze del basso viene risolta benissimo da Crane, con la tecnica d’uso contemporaneo della pedaliera e della mano sinistra sulla tastiera dell’Hammond, supportati da una peculiare ricerca effettistica. “Vug” è uno scatenato strumentale che esalta il livello di coesione rapidamente raggiunto dal trio, e Crane si lancia in un selvaggio assolo d’organo Hammond nella divina tradizione di Lord ed Emerson. Il brano più immediato è il singolo “Tomorrow Night”: scandito dal piano martellante e dalla voce di John, immediatamente riconoscibile e dotata di peculiare carica espressiva, scala le charts inglesi fino alla posizione n.11.

Ben più ambiziosa è “7 Streets”, con il prologo dell’Hammond che emula le sonorità di un organo da chiesa, poi si sviluppa in un serrato duello strumentale fra chitarra solista e tastiere; in questa specialità solo i migliori Deep Purple (e ne abbiamo parlato, gli strepitosi Warhorse di “Back In Time”) hanno saputo esibirsi agli stessi livelli.
“Sleeping For Years” è uno dei maggiori contributi di Du Cann, che eccelle nei sinistri effetti d’apertura, forgia un riff monumentale e rinfocola il ritmo con fraseggi insistenti, confermandosi il perfetto alter ego di Crane. anche nella sua successiva scrittura, l’incalzante “I Can’t Take No More”.

La perla melodica dell’LP è invece “Nobody Else”, una suggestiva stesura pianistica, sottolineata dal tocco accurato della solista di Du Cann, che nell’occasione ammorbidisce con disinvoltura i suoi registri vocali.
Per chi ama le sonorità vintage dell’Hammond e le magie ordite sui suoi tasti d’avorio, è indimenticabile il gran finale di “Gershatzer”, dove emerge esplicitamente il retaggio classico di Vincent al pianoforte, e c’è gloria anche per Paul Hammond, protagonista di un vibrante assolo di batteria, tipico di quei tempi.
A differenza di altri eroi dell’epoca, bistrattati dalla stampa, Atomic Rooster vengono promossi a pieni voti dal Melody Maker: “In verità Crane è uno dei più originali organisti inglesi, con uno stile infuocato e creativo…Il mood dell’album è generalmente misterioso ed aggressivo, e loro suonano assai bene, con una miglior produzione rispetto al primo album”.
Nel 1971, al successo di “Tomorrow Night” fa eco quello ancor superiore del nuovo singolo “Devil’s Answer”, con il suo ritmo asciutto e nervoso, sottolineato dai fiati; composto da Du Cann e uscito in giugno, sfiora il primato nella Top Ten inglese. Nonostante questi riscontri commerciali, Crane è disturbato dell’immagine satanica che gravita sul gruppo, ed individuando nel chitarrista la causa del “male”, lo priva del ruolo di vocalist, cominciando a togliergli autorità in seno al gruppo.

La storia continua

Alla lunga si dimostrerà un’ infausta decisione, ma il nuovo cantante, il londinese Pete French, è un astro nascente dell’underground, già con significative esperienze negli ambienti rock-blues ed in formazioni quali Black Cat Bones, Leaf Hound e Cozy Powell’s Big Berta. Soprattutto l’album dei Leaf Hound, “Growers Of Mushroom”, è considerato un tesoro nascosto d’inizio Seventies; non a caso l’ho trattato sul Blog a fine luglio, nella prima trilogia di “Pionieri dell’hard rock inglese”.
Il terzo album “In Hearing Of…” esce nel luglio 1971 per la Pegasus, l’etichetta progressive inaugurata dalla B&C seguendo la tendenza delle majors dell’epoca. L’opera è ancora illuminata dalla classe esecutiva di Crane, subito scintillante nell’iniziale, bellissima “Breathrough”, e si muove su territori meno heavy rispetto al predecessore; lo dimostra la subdola sensualità melodica di “Black Snake”, valorizzata dall’ipnotica interpretazione di French, mentre la ballata pianistica “Decision/Indecision” è degna erede della vellutata “Nobody Else”.
“In Hearing Of…” resta un disco memorabile, anche se bisogna attendere una composizione di Du Cann, “Head In The Sky”, per riascoltare il tuonante hard rock che ha furoreggiato in “Death Walks”. Nonostante il decoroso successo di “In Hearing Of…” (al n.18 in Inghilterra), Crane si sbarazza di Du Cann e Hammond, per recuperare certa vena funk/blues del passato, ma la mossa è ritenuta sciagurata dalla label, che risolve il suo contratto con il gruppo.
I due musicisti liquidati dai Rooster stringono invece alleanza con il bassista e vocalist John Gustafson, reduce dai Quatermass, autori del sensazionale album omonimo, di cui ci siamo occupati esaustivamente sul Blog. Ribadiscono così la loro “linea dura” nei Bullet, che ribattezzati Hard Stuff pubblicheranno due LP, “Bulletproof” e “Bolex Dementia” per la Purple Records (1972-’73). Formidabile soprattutto il primo, ma consiglio entrambe le riedizioni CD della Angel Air (2011).

Mentre Pete French raggiunge gli ex-Vanilla Fudge, Bogert e Appice nei Cactus, per il loro quarto album “’Ot’N’Sweaty”, Vincent Crane rilancia gli Atomic Rooster attorno alla figura di Chris Farlowe, grande reduce del R&B inglese che un anno prima ci aveva tramortito con la sua esplosiva performance nel “Live” dei Colosseum. Scritturati dalla Dawn, nel ’72 pubblicano “Made In England”, un album per molti versi pregevole che però non riscuote il favore del pubblico. Un anno dopo, l’accoglienza riservata all’inferiore “Nice ‘N’ Greasy” è ancor più deludente ed in seguito ad uno sconcertante tour europeo, Atomic Rooster si allontanano dalle scene nel ’75. Vincent Crane arricchisce il suo bagaglio di significative collaborazioni, fra le altre con il Red Buddha Theatre del percussionista giapponese Stomu Yamashta e con il principe tedesco dell’elettronica Klaus Schultze; ma nel 1979, tira aria di restaurazione per il rock classico con l’avvento della New Wave of British Heavy Metal. Così Vincent non resiste all’idea di riesumare gli Atomic Rooster dopo un lustro di silenzio, e riconoscendo il suo errore, richiama a sé John Du Cann. L’album eponimo, “Atomic Rooster” (settembre 1980), annuncia un nuovo start esattamente a dieci anni dal leggendario “Death Walks Behind You”, rilanciando il classico stile del gruppo con lodevole freschezza. Ma nonostante il contratto con la EMI, Crane e Du Cann non rinverdiscono le fortune del passato, a differenza di altri veterani dell’heavy rock. A nulla vale il fugace ritorno di Paul Hammond, così l’atto conclusivo dei Rooster, “Headline News” (Towerbell,1983) è virtualmente un album “solo” di Vincent. Nemmeno la partecipazione di una celebrità come David Gilmour dei Pink Floyd serve a restituirgli il successo di un tempo, che il tastierista avrà il piacere di riassaporare suonando con i Dexy’s Midnight Runners, la sua ultima esperienza professionale.
Lacerato da gravi disturbi psichici, Crane si è suicidato il 14 febbraio 1989, tragico epilogo che non offusca affatto le sue indimenticabili memorie artistiche. Purtroppo il classico trio di “DWBY” finirà accomunato da una funesta sorte. Paul Hammond scompare a sua volta nel 1992, quarantenne, vittima di un’overdose. Infine, il Cupo Mietitore porterà con sé John Du Cann, deceduto il 21 settembre 2011, in seguito ad infarto.
Nel 2016, l’inesauribile Pete French ricostituisce una formazione “celebrativa” dei Rooster (autorizzata dalla vedova di Crane) con il chitarrista Steve Bolton, che sostituì Du Cann nel ’71.
Ma il loro testamento musicale è senza tempo; tuttora, quando si parla di musica heavy con tastiere in primo piano, Atomic Rooster e quel colossale monumento rock dagli allarmanti presagi, “Death Walks Behind You” restano un fondamentale punto di riferimento.

Ristampe selezionate

Anche in questo caso, sono i pionieri tedeschi della Repertoire a pubblicare le prime ristampe di “DWBY”. Si trattava di un picture-CD , rimasterizzato a tiratura limitata, che faceva coppia con la riedizione in vinile e copertina apribile, come l’originale: entrambe del 1990, senza bonus. Ancora la Repertoire, stavolta con esaurienti note di copertina di Chris Welch, ripropone il CD nel 2000.
Per il CD “deluxe” inglese della Castle/Sanctuary, con 6 brani aggiunti, bisogna attendere il 2004. Le stesse bonus sono presenti sul CD giapponese con mini-replica della copertina cartacea, edito da Arcangelo nel 2006. Per gli “esteti” che amano l’arte nipponica delle ristampe con paper-sleeve, segnalo anche il SHM-CD della Belle Antique (2016) che presenta 3 differenti bonus. Da osservare come il panorama delle uscite di materiale d’archivio dei Rooster sia fittissimo, e spesso gli stessi “inediti” si ritrovano in svariate antologie di rarità e simili.
Svoltando verso il vinile, ricordiamo la riedizione americana a tiratura limitata della Cleopatra/Purple Pyramid (2014) e quella europea (Music On Vinyl/Sanctuary, 2017), entrambe fedeli agli originali 8 brani e copertina apribile.
Restando invece nei nostri confini, Akarma ha licenziato il classico dei Rooster sia in vinile che in CD (“DWBY…Plus”, con 4 bonus), ma il suo manufatto più attraente è il cofanetto formato 12 pollici intitolato “Resurrection” (2001); include la trilogia di album per la B&C, senza dubbio i migliori del gruppo (in versione CD con mini-replica delle copertine e puntuali bonus), un fascicolo illustrato a colori completo di informazioni e discografia rilasciate a suo tempo da John Du Cann. La versione inclusa dell’album d’esordio è quella americana che lo vede protagonista.
Infine, potete ammirare il trio che esegue cinque brani di “Death Walks…” nel DVD “The Lost Broadcasts” (Gonzo Multimedia, 2011), tratto da filmati per la televisione tedesca del 1970-’71 (Beat Club). Non passa inosservata una versione di “I Can’t Take No More”, spinta alle soglie dei 13 minuti. La seconda parte dello stesso DVD propone invece la line-up con Chris Farlowe alla voce (1972).

Uno sguardo alle scritture del passato

Senza troppo dilungarmi, rievoco in quest’occasione il primo numero di Hard’n’Heavy, uscito nel gennaio 1985 come supplemento a Rockerilla. A tutti gli effetti, è stata la prima rivista a distribuzione nazionale dedicata all’hard rock e all’heavy metal. Ma in tema di passioni che non svaniscono con il passare degli anni, vi appariva una rubrica chiamata “High Life In Ruins”, che già prefigurava la futura “Shock Relics” su Metal Shock (dall’aprile 1987). Includeva “12 classici alternativi dell’Hard Rock”, attraverso i quali si intendeva far rivivere ai lettori più anziani trascorse emozioni musicali e stimolare i più giovani alla conoscenza del passato. Tutto ciò, ben prima che si riscoprissero dischi ormai irrimediabilmente considerati “fuori moda”; né si parlava, se non raramente di ristampe, tanto meno di quelle “seriali” di cui s’è perso il conto nell’inoltrato terzo millennio.
Fortuitamente, ad inaugurare quella rubrica era proprio “Death Walks Behind You”…

22 Commenti

  • Luca ha detto:

    DWBY è per me un album imprescindibile, unico, magico in cui aleggia una oscura attitudine.
    Penso che rendergli omaggio sia un ‘atto dovuto’ per noi rockettari.
    Articolo ottimamente scritto …. e, mi permetto di dirlo, ci stai viziando.
    Grazie Beppe

    • Beppe Riva ha detto:

      Grazie Luca. Cerco di fare del mio meglio, svariando nei generi musicali che mi appartengono. I consensi ricevuti dal classico degli Atomic Rooster sono gratificanti. Ciao

  • Baccio ha detto:

    Beppe, come al solito un ottimo articolo e Ti ringrazio; noto che non hai menzionato il cofanetto della Esoteric Rec. Sleeping for Years – The Studio Recordings 1970-1974 (4 CD) recentemente uscito, conoscendo la Tua precisione ci deve essere un motivo ………..

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Baccio, innanzitutto ti ringrazio per la precisione che mi attribuisci e cerco di onorare. In realtà avevo scaricato la copertina di quel box set di fine 2017, poi ho scelto di ometterlo perché l’articolo era specificatamente su “Death Walks…” e la discografia dei Rooster è cospicua; non a caso uso il termine “Ristampe selezionate”. Il box dell’Akarma include lo stesso “Death Walks…”, come CD a sé stante, mentre “Sleeping For Years” pur comprendendolo per intero, lo segnala come CD TWO dell’intero box. Che però, lo riconosco, è la più completa antologia in assoluto degli Atomic Rooster. Quindi, raccolgo il tuo invito e ne consiglio l’acquisto, anche perché reperibile a prezzo modico.

  • Enrico "prince" Fortuna ha detto:

    Ciao Beppe, non avendo nulla da aggiungere al tuo più che esauriente report, concedimi una divagazione extra musicale: il maestro Dario Argento, che più volte ha incluso brani hard & heavy nelle colonne sonore dei suoi film, probabilmente non conosceva questo lavoro degli Atomic altrimenti son certo non avrebbe avuto dubbio alcuno di preferirli ai pur meritevoli Goblin!

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Prince, fa piacere risentirti. L’efficacia delle colonne sonore, come certamente sai, dipende molto dal rapporto musica/immagine, e bisogna riconoscere che i Goblin hanno fatto assai bene con i film di Dario Argento, tant’è che la loro popolarità, non solo in Italia, è forse anche superiore a quella dei Rooster. A proposito di Argento, ricordo anche la fantastica soundtrack di “Inferno” (inarrivabile “Mater Tenebrarum”!) di Keith Emerson. Per chi non lo sapesse, il sommo tastierista scomparso rappresenta per me quello che Zappa è per GC Trombetti (sarcasmo escluso). Al di là di queste considerazioni, DWBY avrebbe figurato benissimo in qualsiasi horror di livello, lo pensiamo entrambi.

  • LucaTex ha detto:

    Disco clamoroso ed evocativo, il loro migliore tassello e ricostruzione fantastica pezzo per pezzo Beppe! Complimenti. Band colpevolmente lasciata morire nell’anonimato e oblio ma fortunatamente rivalutata almeno in parte nel tempo……grandi Atomic Rooster!

    • Beppe Riva ha detto:

      Ti sono assolutamente grato per le tue considerazioni, Tex; la maggior soddisfazione risiede nella stima che manifestate nei confronti di un gruppo la cui memoria deve sopravvivere alla scomparsa dei musicisti stessi, perché la grande musica rock è immortale (e non solo gli artisti che rivediamo a profusione su reti televisive pur apprezzabili come Rai 5 o Sky Arte…).

  • bellicapelli ha detto:

    complimenti, storie sempre interessanti! Io non sono così esperto, mi ha incuriosito il titolo, perchè di DWBY ne hanno fatto una cover i Death SS. Tra l’altro, si parla di Arthur Brown,; Bruce Dickinson, nella sua autobiografia, lo cita tra le sue influenze insieme a Ian Gillan e Dio

    • Beppe Riva ha detto:

      Certo, i Death SS hanno dato un significativo contributo alla riscoperta delle origini hard/prog, e questo dovrebbe fungere da esempio ai più giovani fans del metal. Sylvester è un grande appassionato, ed oltre a DWBY, hanno inciso fra l’altro versioni di “Futilist’s Lament” degli High Tide e dell’inconfondibile “Come To The Sabbat” dei Black Widow. Per quanto riguarda Arthur Brown, è stato un indiscusso pioniere, giusto (e lodevole) che Dickinson ne riconosca il ruolo e l’influenza. Grazie dell’apprezzamento. Ciao

  • francesco angius ha detto:

    Bellissimo disco, conosciuto grazie a Beppe Riva molti anni fa . Lo trovo ancora molto attuale e godibile, con un suono veramente affascinante.
    Sull’accostarlo ai Deep Purple e agli ELP , accetto il pensiero che esponi , ma li vedrei un gradino sotto anche come influenza sulla musica che verrà. Ma mi piace l’idea. Carl Palmer è stato per piu’ di un decennio votato come il miglior batterista in circolazione e ancora oggi è notevole. Mi permetto di suggerire un bell’articolo sugli ELP che sono un gruppo che ritengo imperdibile e che so che stimiamo entrambi. Che ne pensi ?

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Francesco; ho parlato di DWBY come ideale ponte di collegamento fra i due album pressoché contemporanei di Deep Purple ed ELP, ma non penso ovviamente che la carriera dei Rooster sia stata a quei livelli. DP e ELP sono in assoluto fra i gruppi più importanti e di maggior successo dei Seventies. Amo gli AR, ma si è trattato di un fenomeno più circoscritto. Palmer è stato insignito del titolo di “Prog God” pochi anni fa, con pieno merito. Vengono osannati batteristi che al suo confronto, beh…andiamo oltre. Sugli ELP, di cui sono uno strenuo fan, se pazienti un po’ spero di accontentarti. Grazie anche per l’interesse verso questi ultimi, trio irripetibile che va riconosciuto al vertice della parabola progressive.

  • Paolo Rigoli ha detto:

    Da ricordare che alcune tracce di DWBY erano già state incise in versione demo e/o suonate live con Carl Palmer alla batteria. In particolare, sulla ristampa del primo disco degli Atomic Rooster pubblicato dalla Castle nel 2004 si può ascoltare la versione di “Seven Lonely Street” tratta da una session per la BBC, mentre su quella uscita nel 2006 per la Akarma sono presenti le versioni demo di “VUG” e di “Devil’s Answer”. Infine una versione live di “Gershatzer” con Palmer alla batteria si può ascoltare nel disco “Live and Raw 70/71” pubblicato nel 2000. Detto questo, un grazie sincero a Beppe Riva che ancora una volta ha riportato l’attenzione su grandi gruppi e dischi fondamentali, anche se meno conosciuti dal grande pubblico.

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Paolo! Mi interrogo spesso sulla lunghezza dei miei articoli e preferisco non eccedere. Pertanto mi fa molto piacere che appassionati ed esperti diano il loro contributo, aggiungendo dettagli di qualità. Amo l’approfondimento. È ciò che cerco di trasmettere, con le dovute misure. Poi tu mi parli di Carl Palmer, un batterista più unico che raro; l’ultima volta che l’ho visto dal vivo (marzo 2016) purtroppo alla vigilia della morte di Keith Emerson, era ancora in forma invidiabile! Tante grazie per le precisazioni discografiche.

  • Fabio Zavatarelli ha detto:

    Gli Atomic Rooster li conobbi ed amai proprio grazie a quello speciale ed alle tue parole Beppe.
    Poi … ora che vedo che nelle righe omaggi i mitici The Attack di John DuCann … mi vengono le lacrime … da cultore anche del Garage (Freak)Beat anni ’60 (stiile Nuggets & Co.), leggere il tuo giudizio e le parole su un gruppo che insieme ai Litter ha rappresentato il ponte tra quel suono (ingiustamente ed arbitrariamente etichettato ex post dal 1977 – con una operazione sommaria e qualunquista – come “Punk”) e l’Hard Rock …. mi ha fatto dire … sì … al mondo ancora c’è la luce 😀
    He he he ….

    Detto questo, i veri AC per me sono quelli con John Du Cann, mentre con Steve Bolton (che solo recentemente ho scoperto essere stato poi il chitarrista di Paul Young ed anche di Pete Townshend nel periodo in cui non suonava l’elettrica) si perde un po’ l’intensità e natura e personalità della band, anche se il materiale aveva comunque anche molte qualità; personalmente mi piaceva anche molto con Steve Farlowe alla voce …… tanto “brutto” quanto talentuoso con la sua calda voce.

    In ogni caso i apro i concerti con una mia band ocn Death Walks Behind You alla guitar ….. più oscuri di certi pezzi dei Sabs …..

    Grazie ancora per questo contributo …. aspetto trepidante il prossimo.

    • Beppe Riva ha detto:

      Ciao Fabio, devo ripetermi: anche stavolta molto interessante il tuo commento. Sono d’accordo sul fatto che certa critica di stampo new wave, dopo il 1977 si è appropriata del retaggio del passato come se tutto o quasi preludesse al punk. Gruppi di R&R selvaggio come NY Dolls, MC5, Stooges diventavano tutti proto-punk. Il garage rock pure, e via discorrendo. Sicuramente i due pilastri dei Rooster sono stati Crane e Du Cann. Senza John erano “altri” Rooster, anche perché il suo apporto compositivo era fondamentale. French ed ovviamente Farlowe erano cantanti più versatili, talentuosi, ciò che volete, ma la voce di Du Cann identificava gli Atomic Rooster! Fate dal vivo DWBY? Complimenti davvero e poi confermo la tua opinione: un capolavoro dark, degno dei migliori Black Sabbath. Ti saluto e ringrazio

  • Giacobazzi ha detto:

    Era il numero in cui i più fortunati trovarono il 45 degli Smash Hits?

    • Beppe Riva ha detto:

      No, il singolo era allegato ad uno dei due successivi, con lo stesso formato di Rockerilla. Non ricordo se a quello con copertina Queensryche o Manowar. Ciao Giacobazzi

  • Roberto ha detto:

    Da qualche parte in soffitta ho ancora lo speciale che citi in fondo all’articolo con Ronnie Dio in copertina… Death… è un evergreen dell’hard e ricordo il mood inquietante quando lo ascoltavo di notte nelle gelide giornate invernali mentre rincasavo dal lavoro perché la musica è soprattutto suscitare emozioni…

    • Beppe Riva ha detto:

      Come dicono da queste parti, “ricordi perfettamente” Roberto. Il n.1 di Hard’n’Heavy aveva in copertina proprio l’indimenticabile Ronnie James. Grazie del riscontro e dell’aneddoto dark. Ciao

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