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C'era una volta HARD & HEAVY

Angel : 10 Cult Classics

Di 20 Febbraio 2020 6 Commenti

10 Indimenticabili voli angelici che ne ripercorrono la storia

TOWER (da “Angel”, Casablanca 1975)

All’epoca del debut-album, gli Angel non sfoggiavano il look in “puro bianco” antitetico agli oltraggiosi Kiss ed il nome stesso non si ispirava ad androgine allusioni glam, ma per ammissione di Punky Meadows, all’omonima ballad di Jimi Hendrix!
Affidato alle cure del produttore Derek Lawrence (già con Deep Purple) e del chitarrista Big Jim Sullivan, l’omonimo “Angel” resta il capolavoro heavy-progressive (o se preferite pomp-rock) del quintetto, e l’avvento è celebrato da “TOWER”, uno dei più straordinari manifesti di grandeur rock mai dato alle stampe. Inizia fra effetti siderali di synth da fantascienza, che innestano il turbo del torrenziale drumming di Mr. Brandt, sottolineato da riffs secchi, taglienti…Poi si adagia in magici arpeggi accompagnati dai flussi del mellotron, mentre la voce di Dimino sale in cima alla “Torre” per urlarne tutto il clima drammatico!

LONG TIME (da “Angel”, Casablanca 1975)

Altra gemma assoluta dell’opera prima, “LONG TIME” è forse il più consistente omaggio degli Angel al progressive inglese per il suo dispiegarsi fra fraseggi di mellotron, clavicembalo e chitarra acustica (memori di Moody Blues, King Crimson, Spring!) prima di alzare il volume hard della chitarra di Meadows (un Brian May americano per potenza ed accuratezza espressive) e con Frank Dimino sempre capace di inaudite, inconfondibili evoluzioni vocali.

THE FORTUNE (da “Helluva Band”, Casablanca 1976)

Con il secondo album, “Helluva Band”, le strategie di marketing dell’impresario David Joseph (Toby Org.) vestono i musicisti dei celebri costumi bianchi, con i quali appaiono “incatenati” in copertina. Non cambia però la direzione musicale, che raggiunge l’apice in “THE FORTUNE”, il magnum opus per eccellenza degli Angel, certamente il più grande contributo alla loro causa di Gregg Giuffria, che con gli oltre tre minuti di intro solista diventa un “immortale” per ogni appassionato di stregonerie delle tastiere.
Da autentico creatore di sogni musicali, dipinge un affresco dai tratti sconfinati ma cupi e malinconici, con il synth che va e viene oscillando su cadenze ipnotiche. L’impianto strutturale è affine allo sfarzo mitologico di “Tower”, che ne resta il termine di paragone più credibile. Per loro stessa ammissione, gli Angel si spendono fin troppo nel realizzare questo masterpiece; il resto dell’album è complessivamente inferiore al debutto, ma i livelli sono sempre di eccellenza!

THAT MAGIC TOUCH (da “On Earth As It Is In Heaven”, Casablanca 1977)

Le “fortune” commerciali non sono però quelle auspicate dal boss della Casablanca Neil Bogart, quindi con il terzo LP “O.E.A.I.I.I.H.” risalta la nuova scritta simmetrica che identifica il nome Angel, ma anche l’abbandono del repertorio di proporzioni epiche, a favore di canzoni più accessibili, dall’orientamento pop-metal. Non a caso il gruppo viene affiancato dal produttore Eddie Kramer, reduce da “R&R Over” dei Kiss. Rappresentativo a riguardo è il singolo “THAT MAGIC TOUCH”, che il gruppo risolve con classe innata, specie nel refrain dal ritmo marziale sul quale le tastiere di Giuffria illustrano una piacevolissima atmosfera baroque-glam.

WHITE LIGHTNING (da “On Earth As It Is In Heaven”, Casablanca 1977)

“On Earth” non è comunque album immediato come si vorrebbe, é denso di episodi dal suono decisamente heavy: esemplare il futuribile, siderurgico funky-metal di “WHITE LIGHTNING”, che merita il confronto con i maestri della specialità Aerosmith. Si tratta di un brano che Punky aveva scritto per i Bux (ex Daddy Warbucks), suo gruppo precedente con Mickey Jones. Il loro unico album “We Come To Play” (prodotto da Jack Douglas) doveva uscire nel 1973 ma la Capitol ne ha congelato la pubblicazione fino al 1976, suscitando le ire del chitarrista che nemmeno appare nella foto di copertina…

AIN’T GONNA EAT OUT MY HEART ANYMORE (da “White Hot”, Casablanca 1978)

Nell’ottica di un rock melodico scandito da maggior pulizia del suono, gli Angel ottengono senz’altro migliori risultati nel quarto “White Hot”, con la complicità del produttore Eddie Leonetti, collaboratore dello stesso Douglas e di altri heavy-rockers di classe, Legs Diamond e Rex. “AIN’T GONNA EAT OUT MY HEART ANYMORE” è la cover di un hit del ’65 degli Young Rascals (che in Italia i Primitives di Mal ribattezzarono “Yeeeeeeh!”); gli Angel la trasformano nel loro momento più glam-rock in assoluto e suonano come alter ego raffinati degli Sweet. Vocalità irresistibile, chitarra squillante di Punky, ma il grande pubblico rimane indifferente…

FLYING WITH BROKEN DREAMS (WITHOUT YOU) (da “White Hot”, Casablanca 1978)

Ambizione non troppo segreta degli Angel nel vano assalto a posizioni alte in classifica è quella di emulare la suprema divinità pop della storia, The Beatles. Più che nella corale natalizia di “Winter Song”, Giuffria e i suoi ci riescono nella suggestiva, sentimentale “FLYING WITH BROKEN DREAMS”, dall’arrangiamento apertamente ispirato ai Fab Four. Il crescendo finale era davvero degno di miglior sorte e gettando un ponte fra passato e futuro, prelude squisitamente ai sogni AOR del decennio a seguire.

DON’T TAKE YOUR LOVE (da “Sinful”, Casablanca 1979)

Stanchi delle pressioni commerciali della label, gli Angel decidono di tornare ad apparenze che richiamano la dissolutezza del rock nell’esplicita copertina del nuovo album, programmaticamente intitolato “Bad Publicity”. Ma Neil Bogart respinge titolo e fotografia che simula l’intervento della polizia in una loro camera d’hotel con annessi alcolici e compagnia femminile. Immediatamente ritirato dal mercato, “Bad Publicity” diventa una rarità da collezione, mentre lo stesso contenuto musicale esce a nome “Sinful”, con immagine dei cinque più bianca che mai. Il brano d’apertura, ”DON’T TAKE YOUR LOVE” è fantastico e fa passare in secondo piano l’edulcorato testo romantico di Dimino. Sospinto dal trionfale synth di Giuffria e dalla forza d’urto della batteria di Brandt, sfocia in un coro davvero paradisiaco, a testimonianza della qualità compositiva lasciata in eredità dagli Angel alla scena HR californiana.

WAITED A LONG TIME (da “Sinful”, Casablanca 1979)

“Sinful” è considerato da molti il loro miglior disco, certamente il più influente sulla generazione hair metal degli anni ’80. L’impatto di ogni brano è memorabile, da “L.A. Lady” a “Wild And Hot”, ma vi segnalo caldamente “WAITED A LONG TIME” non a caso apripista di facciata (la seconda). Da manuale il riff cromato di Punky, davvero in anticipo rispetto ai tempi (come le chitarre degli Starz di “Violation”) e quell’ariosa vena melodica dal mood nostalgico, tanto tipica nel cantare di Dimino.

20TH CENTURY FOXES (da “Live Without A Net”, Casablanca 1980)

La controversa carriera Casablanca si chiude con il doppio Live, che purtroppo omette la solenne Intro adattata dalla colonna sonora di “Ben Hur” (ascoltatela nei bootleg e nel promo radiofonico “Radio Concert”). Al di là di competenti versioni dei loro classici cult, LIVE WITHOUT A NET si appunta la stelletta di un sorprendente brano dagli impulsi disco, “20TH CENTURY FOXES”, memoria di un’apparizione degli Angel nel film “Foxes” (con Jodie Foster e l’ex cantante delle Runaways, Cherie Currie).
Nel costante dualismo con i Kiss, questo exploit “ballabile” viene liquidato come una risposta alla celebre “I Was Made For Loving You”. In realtà “20th Century…” precede di vari mesi l’hit di “Dynasty”, ed è l’ennesimo sintomo di una storia non particolarmente fortunata. Ma anche in questo caso, è la conferma di un eclettismo speciale e di un’istintività melodica che renderanno gli Angel dei campioni assoluti striktly for konnoisseurs!

6 Commenti

  • Enrico "prince" Fortuna ha detto:

    Questa top 10 è degna di una track list ideale per un qualunque loro greatest hits. Io avrei solo inserito la rutilante Mott/Bowie cover” All the young dudes” al posto di “20th Century…”. Una delle versioni migliori mai eseguite, a mio parere, insieme a quella di Adam Bomb.

    • Beppe Riva ha detto:

      Una playlist è sempre soggetta al gusto personale, inoltre già concentrare in soli 10 brani il meglio degli Angel per me è alquanto forzato. Ho solo cercato di rappresentare la loro varietà stilistica ed in quest’ottica l’escursione disco di “20th Century Foxes” ci stava benissimo. Non si tratta necessariamente dei brani migliori in assoluto secondo il mio punto di vista. Ciao Prince, mi piace il tuo soprannome perchè mi ricorda il tastierista dei favolosi Legs Diamond…ed anche un altro “Principe”!

  • Gianluca CKM Covri ha detto:

    Azzeccatissimo l’accostamento con gli Starz, altra band immensa e troppo poco considerata, perché poco conosciuta. Tra i pezzi dell’articolo rimango con Tower. Nel refrain di Magic Touch c’è una bella spolverata degli YES più accattivanti.

    • Beppe Riva ha detto:

      Sicuramente le proposte musicali più ambiziose degli Angel (come “The Fortune”) sono state penalizzate dall’immagine glam che pure è stata un fattore inequivocabile di distinzione. All’inizio avevano potenzialità per accedere ad un pubblico “da progressive” ma apparivano come un gruppo per teenagers. Poi migrarono verso un repertorio più accessibile, ma alla grande. Gli Starz sono stati campioni assoluti dell’hard rock americano, prodotti da quel Jack Douglas che gli Angel hanno richiesto invano…

  • Roberto ha detto:

    Penso che “The fortune” sia una delle canzoni più belle ed emozionanti della storia del rock purtroppo conosciuta da pochi altrimenti sarebbe considerata alla stregua dei classici più famosi

    • Beppe Riva ha detto:

      Ogni tanto mi sfugge qualcosa, ad esempio di rispondere al tuo commento. Seppur con imperdonabile ritardo, non posso far altro che accoglierti nel club di chi giudica meravigliosa “The Fortune” e sicuramente irripetibile (da chiunque ci provasse…). Spero che continuerai a leggerci, Roberto, ciao.

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